A volte basta un colpo di tosse o una risata, oppure un leggero sforzo per sollevare un oggetto pesante ed ecco che dalla vescica scappa, senza volerlo, un po’ di pipì. La sensazione è di estremo disagio per chi vive il problema dell’incontinenza. E il più delle volte ha talmente vergogna di confidarlo persino al proprio medico, da risolvere la situazione con il mezzo più ovvio: l’uso dei pannolini. Una disfunzione che ha risvolti sociali perché limita le persone che ne soffrono, ma anche ripercussioni in termini economici: negli Stati Uniti è stato calcolato che la spesa per una donna di 65anni affetta da incontinenza urinaria è di 3565 dollari ogni anno. Si stima che nel nostro Paese oltre 2 milioni di donne al di sopra dei 35 anni soffrano di questo problema, ma il conto è certamente in difetto. “E pensare che spesso bastano poche sedute di fisioterapia o un piccolo intervento per risolvere definitivamente il problema – afferma il dottor Carlo Pianon, direttore dell’Unità Operativa di Urologia all’Ospedale dell’Angelo - Il fatto è che le donne hanno timore di parlare di questo problema e che l’urologo viene ancora visto perlopiù come il medico degli uomini”. Nel nuovo Ospedale di Mestre, invece, è attivo da tempo un ambulatorio di uroginecologia specializzato proprio nell’incontinenza urinaria, guidato da una donna, la dottoressa Chiara Mazzariol. La incontriamo nell’ambulatorio dove viene eseguita la flussometria, uno degli esami urodinamici che danno modo di capire il comportamento dell’apparato urinario. Ma è un secondo passo, dopo il primo incontro che prevede innanzitutto una profonda e sincera chiacchierata. “Esistono diverse tipologie di incontinenza – spiega la dottoressa Mazzariol - Quella da stress (che si verifica con il famoso colpo di tosse o la risata), può essere legata ad alterazioni dei muscoli del pavimento pelvico o dello sfintere urinario. Molti fattori possono determinare tali disfunzioni, come l’età, la menopausa, il sovrappeso, ma anche la gravidanza e il parto. Spesso è sufficiente rieducare i muscoli del pavimento pelvico con alcune sedute di fisioterapia”. I muscoli in questione (sono quelli che circondano l’uretra, la vagina, il tratto ano-rettale e assicurano il controllo su questi orifizi, impedendo la perdita di urina o feci) non sono facilmente individuabili da soli, per questo è necessario l’aiuto degli esperti. Il miglioramento può non essere immediato, ma dopo un paio di mesi di esercizi, i problemi in genere si risolvono o migliorano notevolmente. Per la cronaca in Francia la fisioterapia del perineo viene fatta da tutte le donne dopo il parto, prescritta dal ginecologo al controllo che viene fatto 3 settimane dopo il parto: 10 sedute completamente rimborsate dal servizio sanitario.
Nell’incontinenza da urgenza, il bisogno di andare al bagno è così urgente da non permettere neppure di arrivare al bagno. “La vescica si dice ‘iperattiva’ - continua la dottoressa Mazzariol - e può esserlo senza un’evidente causa o come conseguenza di altri problemi, come infezioni urinarie, litiasi vescicale, neoplasie vescicali”. Anche per quest’ultimo aspetto è bene fare delle indagini più approfondite. La presenza di sangue delle urine, lo ricordiamo, è sempre il campanello più importante da non sottovalutare e che vi deve spingere a rivolgersi al medico specialista. “Talvolta interveniamo con la neuromodulazione sacrale – continua la dottoressa – che consiste nell’impianto chirurgico di un dispositivo di piccole dimensioni, appunto all’altezza dell’osso sacro, che stimola i nervi appropriati utilizzando impulsi elettrici lievi o moderati. In questo modo si può aiutare aiutare il pazientea ripristinare la coordinazione tra cervello, pavimento pelvico, vescica o intestino e muscoli sfinterici.“Nella maggior parte dei casi, dunque, i problemi si risolvono con semplici esercizi se le donne hanno la costanza di eseguirli anche a casa, o con una terapia farmacologica –conclude il dottor Pianon. Ma laddove queste terapie non siano sufficienti si rende necessario un piccolo intervento chirurgico. In pratica viene posizionata, attraverso la via vaginale, con una sorta di ago, minuscolala benderella che va collocata al di sotto della porzione media dell’uretra. Un piccolo intervento, pressoché indolore, che viene eseguito in regime di day surgery e che ridona il sorriso a molte pazienti. La frase più ricorrente è : se l’avessi saputo prima…”. L’incontinenza riguarda soprattutto il gentil sesso, ma anche gli uomini possono soffrirne, soprattutto come conseguenza di interventi chirurgici. Chi ha subito una prostatectomia radicale per un tumore alla prostata può accusare perdite involontarie di urina per una semplice pressione sulla vescica, come dopo uno starnuto, un colpo di tosse o qualunque esercizio fisico. Si stima che ne soffra una percentuale variabile tra il 2 e il 10% della popolazione maschile, ma anche in questo caso sono molti gli uomini che hanno difficoltà a parlare del loro problema. Anche in questo caso le cure che si prospettano sono pressoché le stesse, a partire dagli esercizi di fisioterapia associati talvolta all’elettrostimolazione. La situazione in genere torna alla normalità nel giro di un anno; se così non fosse anche in questo caso si può intervenire chirurgicamente con la benderella che in questo caso viene inserita attraverso una piccola incisione perineale per poi essere fissata davanti al pube. E’ la metodica che attualmente sta dando i migliori risultati. Nel caso di incontinenze gravi, infine, è possibile prendere in considerazione l’impianto di uno sfintere artificiale che viene eseguito in centri altamente specializzati.
In collaborazione con “Salute e benessere”, in onda su Televenezia il mercoledì alle 21 e il sabato alle 18,05.
