Dicembre 2011
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C’ERA UNA VOLTA IL RASCHIAMENTO ALLA CIECA

Piccoli polipi e fibromi vengono rimossi con l’Isteroscopia diagnostica ambulatoriale

Vi sottoporreste ad un intervento chirurgico “alla cieca” sapendo che c’è un modo alternativo di affrontare il problema, vedendo in maniera nitida l’eventuale nemico per poterlo sconfiggere meglio (sempre che il problema esista davvero) e senza anestesia?
La risposta è persino ovvia.
E’ la tecnologia, in questo caso l’isteroscopia diagnostica ambulatoriale,  ad offrire un’alternativa al vecchio raschiamento; pratica che, spiegata banalmente, consente di effettuare una sorta di pulizia dell’utero (grazie al raschiamento delle pareti uterine) per rimuovere un ovulo - dunque per abortire - o per eliminare tessuti malati all’interno dell’utero, come polipi fibromi o formazioni tumorali. L’operazione viene eseguita in anestesia locale o totale. Non è un intervento molto invasivo, ma è pur sempre un’operazione.  

“Alle 7 in punto eravamo sulla soglia del reparto di ginecologia ed ostetricia, alla ricerca di un’infermiera, mi fanno accomodare in sala d’attesa e, dopo pochi minuti (che a me sono però sembrati un’eternità) mi sono venute a chiamare. Avevo il cuore che batteva all’ impazzata, in fondo era il primo intervento chirurgico della mia vita...”.
E’ uno dei tanti racconti che si possono leggere su internet e che rendono bene la tensione accumulata per un intervento che viene eseguito di routine. E che da qualche tempo si può evitare con l’impiego dell’Isteroscopia diagnostica ambulatoriale.  
Il servizio è entrato in funzione ufficialmente all’Ospedale di Chioggia nel reparto di Ginecologia e Ostetricia diretto dal dottor Luca Bergamini, dove si sperimenta già dal 2007. In quell’anno si sono effettuati circa 100 esami, mentre nel 2008 sono stati ben 140. Nel primo trimestre del 2009 gli esami sono già una ventina in più (molte pazienti provengono anche da altre Ulss e da altre regioni) e questo la dice lunga sulla sua utilità.
L’Isteroscopia permette infatti di vedere tutta la cavità uterina per valutarne la forma, la superficie e la vascolarizzazione, per poter eseguire, se il caso lo necessita, anche biopsie mirate, oppure togliere completamente polipi e piccole formazioni al di sotto del centimetro.
Con il via a questa metodica diagnostica, le pazienti possono eseguire l’esame ambulatoriamente, senza necessità di anestesia e con un minimo disconfort.
“Le linee guida nazionali prevedono che questo tipo di esame debba essere eseguito in caso di sanguinamenti uterini, per sospetto di patologie endocavitarie (polipi, miomi, ecc.), in caso di aderenze o per verificare l’infertilità o la sterilità, per valutare possibili malformazioni congenite”- spiega il giovane direttore del reparto clodiense -  “E’ una metodica fondamentale - continua il primario - anche in caso di tumore perché permette di capire a quale stadiazione sia, ovvero verificarne la sua diffusione in modo da permettere al medico di pianificare l’intervento più opportuno”.
Si accede all’ambulatorio previa impegnativa del proprio medico curante o del ginecologo, telefonando dal lunedì al venerdì dalle 9 alle 13 al numero 041.5534764.
“Solo i grossi centri avviano servizi di questo tipo - precisa il dottor Bergamini - ecco perché ci stiamo attivando per richiedere alla Regione Veneto l’accreditamento di eccellenza che ha valore internazionale”.
Il servizio viene coordinato dal dottor Marco Libera, che si è formato nelle scuole ferraresi e si è specializzato in questa metodica nei migliori centri nazionali.
Lo abbiamo visto all’opera, in ambulatorio. In circa tre quarti d’ora ha esaminato tre pazienti, dedicando ad ognuna una parte di colloquio e cinque-dieci minuti per l’esame.  “L’isteroscopio - ci spiega - è costituito da una sonda rigida del diametro di pochi millimetri, munita di un’ottica collegata con una telecamera ad un monitor. L’immagine che vediamo noi -  racconta il medico - è  la stessa che può seguire anche la paziente attraverso un monitor dedicato. Sempre se lo desidera, naturalmente. Il sondino è dotato di  due entrate: un accesso per il gas o i liquidi che servono per distendere la parete uterina o per “lavarla” e l’altra per la luce allo xenon che consente di vedere in modo preciso sia il canale cervicale che l’orifizio per entrare nell’utero. Una volta all’interno, si possono vederne nitidamente le pareti, l’endometrio e le eventuali alterazioni anatomiche che possono causare sanguinamenti animali, come polipi, miomi, fibromi e alterazioni dello strato della mucosa come nel caso delle ipeplasie  o di altri disturbi”.  
Non sempre c’è qualcosa che non va. Infatti per due delle tre pazienti, la sospetta disgnosi iniziale viene subito sfatata dall’esame. Nel primo caso l’ipotesi era quella di un polipo. “Talvolta - spiega il dottor Libera - è l’immagine ecografica ad inganannare il ginecologo”. Ma nel dubbio è meglio esaminare ulteriormente la situazione. Nel secondo caso i leggeri sangunamenti tra una mestruzione e l’altra erano soltanto frutto di sbilanci ormonali o terapie estroprogestiniche (la pillola) da bilanciare. Entrambe le pazienti, grazie a questo esame diagnostico, hanno evitato il ricovero in day hospital e l’intervento in sala operatoria con relativa, anche se lieve, anestesia.
Non sempre, però, la diagnosi è così “liscia” e in tal caso, se dovesse essere scoperto qualcosa che non va, si utilizza l’isteroscopio operativo, un sondino appena più grosso, tanto da poter ospitare dei minucoli strumenti come le pinze da biopsia o le forbici. “Strumenti a freddo ma anche punte sottolissime ad energia elettrica bipolare - precisa il dottor Libera - che permettono di fare  un taglio limitato alla sede dove agisce la sonda. Una bella tecnologia - aggiunge - con la quale si riescono a fare delle cose interessanti, persino recuperare una IUD ritenuta nell’utero”. Il filmato, in effetti, ci mostra la spirale che si è capovolta portando con sè il cordino di recupero e la pinza che l’afferra e la riporta in “superficie.
“Per quanto riguarda l’asportazione di tessuto - precisa il responsabile del servizio - questo interventino si può eseguire ambulatorialmente senza anestesia se le formazioni sono intorno al centimetro, centimetro e mezzo. Nel caso fossero di dimensioni maggiori sarebbe doloroso non tanto il taglio, quanto portarle fuori dall’utero” . In questo caso la paziente viene inviata in sala operatoria dove l’intervento può essere fatto in anestesia con uno strumento più grande, ma comunque con quell’indispensabile aiuto tecnologico che è l’isteroscopio. Ieri, dunque, una qualsiasi patologia si diagnosticava effettuando un raschiamento alla cieca. Questo non permetteva di distinguere fra loro lesioni di diversa tipologia e di individuarne gli stadi precoci, soprattutto nel caso di pericolosi carcinomi. Infatti la diagnosi, con il solo raschiamento alla cieca, non risulta corretta nel 10-25% dei casi. Così,  in mancanza di informazioni precise, un gran numero di donne in passato ha subito l’isterectomia, ovvero l’asportazione dell’utero (che nelle giovani precludeva la possibilità di avere un bambno).
L’isteroscopia ambulatoriale diagnostica è dunque un prezioso servizio che fa risparmiare le aziende sanitarie (circa il 50% dei ricoveri ospedalieri in ginecologia sono legati a queste patologie) e che comporta alla paziente solo un minimo disconfort, un fastidio simile alla mestruazione. Una serie di foto o anche videoregistrazioni, accompagnano il referto che viene consegnato alla paziente, con la descrizione dell’intervento e gli eventuali consigli.


Autore: Alessia Da Canal