Dicembre 2011
Dicembre 2011
scarica il giornale
Scarica la tua copia del giornale in formato pdf
 

VA DOVE TI PORTA IL TASSO

In genere più alto solo per i nuovi clienti

 LA MULTICANALITA’ DELLE BANCHE 

 I dati dell’Osservatorio e-Committee dell’Abi

 

Il 43% dei conti correnti delle famiglie italiane corre on line o su telefono. Sono, infatti, oltre 13,4 milioni (+16% rispetto al 2006) i conti correnti abilitati ad almeno uno dei canali alternativi al classico sportello (internet, phone e mobile banking) e nel 70% dei casi (+40% rispetto al 2006) sono attivi e utilizzati più di una volta alla settimana. Si usa internet, prevalentemente, per consultare l’estratto conto, mentre si preferisce il telefono per richiedere informazioni e trading. Ricariche e bonifici, invece, sono le operazioni più frequenti con il cellulare. A rivelarlo, il quinto rapporto «La multicanalità delle banche», realizzato dall’Osservatorio e-Committee dell’Abi, su un campione di 273 banche, che evidenzia come, anche nel 2007, internet si confermi il canale preferito per le operazioni bancarie di tutti i giorni, con quasi 12,2 milioni di conti correnti abilitati a operare on line, il 39% del totale dei conti correnti delle famiglie, e con un incremento del 17% rispetto al 2006. 

L’operazione più cliccata (con oltre un miliardo di informazioni su saldo, movimenti e condizioni di conto) è la consultazione dell’estratto conto, con una media di oltre due volte a settimana. Al secondo posto, invece, si confermano i bonifici: nel 2007 ne sono stati fatti 42 milioni via internet, pari al 35% del totale, per un valore complessivo di oltre 82 miliardi di euro (contro i 19 milioni, pari a un quarto del totale, per un valore complessivo di oltre 30 miliardi di euro del 2006). Crescono di oltre 4 volte, poi, i pagamenti on line, utilizzati, soprattutto, per evadere tasse e bollette e per ricaricare il cellulare.

Dall’indagine emerge, poi, come i conti correnti abilitati al phone banking abbiano raggiunto quota 9,7 milioni, pari al 31% del totale dei conti correnti delle famiglie, e con un incremento del 6% rispetto al 2006. Nella prevalenza dei casi il cliente usa il telefono per chiedere informazioni sul proprio conto corrente (oltre 17 milioni di richieste) o sull’attività di trading (circa 4 milioni di richieste). Nel 2007, hanno fatto circa un milione di operazioni in borsa, 727 mila delle quali solo sul mercato azionario italiano, per un valore complessivo di quasi 6 miliardi di euro. Complessivamente gli italiani utilizzano il phone banking 17 volte l’anno, con una media di circa un contatto al mese. 

Per quanto riguarda, poi, il cellulare, nel 2007, i conti attivi su questo canale sono stati 1,1 milioni, in linea con il 2006, mentre i conti abilitati sono stati 5,1 milioni, pari al 17% del totale. I servizi più diffusi via cellulare sono le richieste di informazioni (circa 15 milioni, quasi 250 mila delle quali relative alle operazioni di trading) e quelli cosiddetti «di allerta» (oltre 9 milioni). Le ricariche telefoniche (1,2 milioni) e i bonifici (120 mila) tra le operazioni effettuate più spesso col cellulare.

 

 

L'Abi dunque lo conferma: “E’ cresciuta la multibancarizzazione”. Ovvero la ricerca del conto che remunera meglio, che garantisce il tasso più alto. Ma, anche senza ufficializzazioni, basta dare un’occhiata ai molti blog dove amici e correntisti si parlano, per capire che aria tira e la tendenza è senza dubbio quella di un sempre più frequente trasloco di conto in conto. Proprio come si fa, da qualche anno a questa parte, con l’assicurazione dell’auto: poco prima della scadenza della polizza, un breve giro di preventivi e la scelta ricade su quello più conveniente al momento. Magari l’anno prossimo si torna all’ovile. Da nuovo cliente. Già, perchè il meccanismo sembra essere proprio questo: al nuovo cliente si stende la corsia rossa, con tassi d’ingresso davvero allettanti. E al “vecchio” correntista si riduce quella percentuale che all’inizio era risultata così attraente. Prendiamo il caso di WeBank, del Gruppo Bipiemme: 5% fino al 30 giugno 2009; dopo tasso base dell’1,90% per depositi fino a 50.000 euro; 0,25% per giacenze superiori. Oppure di WebSella: 5% per i primi cinque mesi, 1,75% a regime.   

Anche Conto Arancio è su questa linea: offre il 4,25% lordo per sei mesi (3,10% al netto della ritenuta del 27%), con uno 0,50% in più se si presenta un nuovo cliente e poi un tasso standard che è passato dal 3% al 2.50%.Che Banca! del Gruppo MedioBanca punta sul 4,70 che diventa  4,86%  dal momento in cui si decide di depositare i soldi per un anno: l’importo degli interessi viene infatti immediatamente accreditato e messo a frutto dal cliente, sempre che non lo voglia utilizzare in altro modo. Si tratta di un importo lordo che al netto è pari al 3,55%. 

Conto Extra di Sparkasse offre invece un interesse netto del 3,56% (per i primi sei mesi e per giacenza fino a 100.000 euro).

Rendimax di Banca Ifis attualmente offre un tasso del 4,75% lordo (3,47% netto). A differenza di Conto Arancio, non specifica per quanto tempo durerà quella remunerazione. 

 

L’INDAGINE DI ALTROCONSUMO 

Conti correnti: il doppio gioco delle banche

DUE PESI E DUE MISURE PER GLI INTERESSI SUL CONTO CORRENTE 

I soldi depositati in banca rendono pochissimo (in media lo 0,618%), ma se il nostro conto va in rosso siamo costretti a pagare interessi da capogiro (in media il 13,64% a cui si aggiunge la commissione di massimo scoperto che può arrivare anche a 110 euro a trimestre più le eventuali penali). Allo stesso modo, se la Banca centrale europea diminuisce i tassi, i nostri istituti di credito ci abbassano quello attivo, ma non toccano quello passivo.

 

I VOSTRI DIRITTI CON LA BANCA 

Non fate passare questo comportamento scorretto, la legge è dalla vostra parte: potete (e dovete) pretendere che sia ridotto anche il tasso passivo che vi applica. Occhio a ogni comunicazione che ricevete dalla banca, perché le condizioni di conto cambiano e, se peggiorano molto, è il caso di attivare la concorrenza e cambiare operatore. Potete consultare la nostra banca dati sui conti correnti per scegliere quello più conveniente.

ANCORA TEMPI LUNGHI PER CAMBIARE ISTITUTO DI CREDITO 

Non ci sono più costi di chiusura del conto o di trasferimento titoli. È la buona notizia che è emersa dalla nostra inchiesta in 21 banche. Purtroppo, però, i tempi di chiusura del conto sono ancora troppo lunghi: solo nel migliore dei casi sono necessari 6 giorni, per i conti più complessi si arriva in media anche a 17 giorni.

 

POCA TRASPARENZA ALLO SPORTELLO 

Siamo andati agli sportelli di 122 banche di cinque città (Bari, Bologna, Milano, Torino, Napoli e Roma) per verificare il livello di trasparenza nei confronti dei nuovi potenziali clienti: solo un’agenzia su quattro consegna i foglietti informativi che, per legge, dovrebbero essere a disposizione del pubblico. 

 

ONLINE SI RISPARMIA 

I conti online sono sicuri? È questo il dubbio che tiene lontani mi

 

lioni di italiani da questi conti che, per il resto, danno la polvere a quelli tradizionali: in genere sono più convenienti (le spese non ci sono o sono ridotte al minimo), più remunerativi (spesso offrono tassi paragonabili a quelli degli investimenti meno rischiosi) e più trasparenti (sul sito si trovano le informazioni su costi e spese). Altroconsumo ha verificato i metodi adottati da 19 siti delle maggiori banche italiane per rendere sicure le operazioni dispositive effettuate online (bonifici, Rid...). Sono molto validi i meccanismi che si basano sulle password dinamiche: una sorta di “chiavetta” (token) che produce codici “usa e getta” da utilizzare per ogni operazione. Codici che cambiano nel giro di poche decine di secondi, quindi, non catturabili per impedire ai malintenzionati di entrare nel conto online. Per ora, solo sette siti tra quelli testati hanno una password dinamica. 

E SE CI RUBANO I CODICI? 

La responsabilità è ancora illimitata L’hacker è lo spaventapasseri che tiene lontani dai conti online milioni di italiani, impedendogli di risparmiare tempo e denaro. Gli hacker possono agire solo se non adottiamo nessuna precauzione per evitare che catturino i codici di accesso ai servizi di home banking. Si va dalla più semplice (se sono due o più codici non conservarli insieme e non annotarli su un unico documento) alla più “tecnologica”,come l’installazione sul Pc di antivirus sempre aggiornati e firewall adeguati. Cosa succede se, nonostante le precauzioni, perdiamo o ci rubano i codici di accesso al conto online e ci sottraggono soldi illecitamente? Bisogna denunciarlo subito a polizia o carabinieri e comunicarlo alla banca, che provvederà a bloccare i codici e a fornirne di nuovi. Da quel momento in poi, in base alla Raccomandazione europea 489/97, il titolare non può essere ritenuto responsabile dell’uso che viene fatto del conto da altri (quindi, i soldi sottratti gli devono essere restituiti), mentre prima della comunicazione la sua responsabilità è limitata a 150 euro. A meno che non si dimostri un suo comportamento poco diligente nel custodire e utilizzare i codici.

 

Conti correnti: eliminata l’iniqua 

commissione di massimo scoperto

 

 

Un altro balzello ingiustificato e iniquo è messo al bando dal nuovo decreto anticrisi: ai correntisti che vanno in rosso per meno di 30 giorni la banca non potrà più far pagare la commissione di massimo scoperto, lo stesso discorso vale anche per periodi superiori ai 30 giorni se non è stato concordato un fido con la banca. Nei contratti di conto corrente non potranno più essere inserite clausole che prevedano una remunerazione per la banca che mette a disposizione fondi indipendentemente dall’utilizzo della somma stessa oppure senza che il costo sia legato alla durata dell’uso.

Più trasparenza sul rosso: il cliente deve ricevere un rendiconto con cadenza massima annuale con l’indicazione dell’utilizzo avvenuto nel periodo.

I tassi debitori e le remunerazioni applicate sono ovviamente sottoposte alle disposizioni riguardanti i tassi usurari. E questa è una novità visto che finora solo i tassi debitori erano rilevati dalla Banca d’Italia per la definizione del tasso usurario.

Attenzione, queste disposizioni valgono anche per i contratti già esistenti all’entrata in vigore della legge: le banche avranno 150 giorni per adeguarli a partire dalla data di entrata in vigore della legge di conversione del decreto. Un tempo eccessivo. Quindi, se se la banca tentenna è il caso di cambiare conto corrente.
Questa disposizione del decreto anticrisi dovrebbe ridurre un po’ la forbice tra remunerazione sulle giacenze in conto e costo del rosso dei conti correnti. L’inchiesta di Altroconsumo (“Non passate col rosso”, pubblicata su Soldi e Diritti di gennaio 09), che ha scandagliato 44 conti correnti, ha evidenziato come la media dei tassi di interesse applicati sia appena sopra lo zero (0,68%) mentre lo scoperto di conto corrente si paga salato: in media il 13,64% a cui bisogna aggiungere la salatissima commissione di massimo scoperto (in media lo 0,9%) e le penali per l’utilizzo che arrivano anche a 110 euro a trimestre. La differenza tra i tassi attivi e passivi è in media di ben 12,23%. Se il conto va in rosso più volte nell’anno la commissione di massimo scoperto e le eventuali penali potrebbero essere applicate più volte perché la liquidazione dei conti in rosso è trimestrale. 
 
 
 

LA MULTICANALITA’ DELLE BANCHE


 I dati dell’Osservatorio e-Committee dell’Abi

 

Il 43% dei conti correnti delle famiglie italiane corre on line o su telefono. Sono, infatti, oltre 13,4 milioni (+16% rispetto al 2006) i conti correnti abilitati ad almeno uno dei canali alternativi al classico sportello (internet, phone e mobile banking) e nel 70% dei casi (+40% rispetto al 2006) sono attivi e utilizzati più di una volta alla settimana. Si usa internet, prevalentemente, per consultare l’estratto conto, mentre si preferisce il telefono per richiedere informazioni e trading. Ricariche e bonifici, invece, sono le operazioni più frequenti con il cellulare. A rivelarlo, il quinto rapporto «La multicanalità delle banche», realizzato dall’Osservatorio e-Committee dell’Abi, su un campione di 273 banche, che evidenzia come, anche nel 2007, internet si confermi il canale preferito per le operazioni bancarie di tutti i giorni, con quasi 12,2 milioni di conti correnti abilitati a operare on line, il 39% del totale dei conti correnti delle famiglie, e con un incremento del 17% rispetto al 2006.

L’operazione più cliccata (con oltre un miliardo di informazioni su saldo, movimenti e condizioni di conto) è la consultazione dell’estratto conto, con una media di oltre due volte a settimana. Al secondo posto, invece, si confermano i bonifici: nel 2007 ne sono stati fatti 42 milioni via internet, pari al 35% del totale, per un valore complessivo di oltre 82 miliardi di euro (contro i 19 milioni, pari a un quarto del totale, per un valore complessivo di oltre 30 miliardi di euro del 2006). Crescono di oltre 4 volte, poi, i pagamenti on line, utilizzati, soprattutto, per evadere tasse e bollette e per ricaricare il cellulare.

Dall’indagine emerge, poi, come i conti correnti abilitati al phone banking abbiano raggiunto quota 9,7 milioni, pari al 31% del totale dei conti correnti delle famiglie, e con un incremento del 6% rispetto al 2006. Nella prevalenza dei casi il cliente usa il telefono per chiedere informazioni sul proprio conto corrente (oltre 17 milioni di richieste) o sull’attività di trading (circa 4 milioni di richieste). Nel 2007, hanno fatto circa un milione di operazioni in borsa, 727 mila delle quali solo sul mercato azionario italiano, per un valore complessivo di quasi 6 miliardi di euro. Complessivamente gli italiani utilizzano il phone banking 17 volte l’anno, con una media di circa un contatto al mese.

Per quanto riguarda, poi, il cellulare, nel 2007, i conti attivi su questo canale sono stati 1,1 milioni, in linea con il 2006, mentre i conti abilitati sono stati 5,1 milioni, pari al 17% del totale. I servizi più diffusi via cellulare sono le richieste di informazioni (circa 15 milioni, quasi 250 mila delle quali relative alle operazioni di trading) e quelli cosiddetti «di allerta» (oltre 9 milioni). Le ricariche telefoniche (1,2 milioni) e i bonifici (120 mila) tra le operazioni effettuate più spesso col cellulare.

 

Autore: Qui Risparmio