LA MINI RIFORMADELLE PENSIONI
Dal primo luglio le scadenze delle pensioni si potranno stabilire in base alle “quote”. Per calcolare quando si potrà lasciare il lavoro si dovrà cioè sommare l’età anagrafica e quella contributiva. In ogni caso l’anzianità contributiva non può essere inferiore a 35 anni. Sono tre le quote che serviranno a quei lavoratori che vogliano andare in pensione prima del raggiungimento dei 40 anni di contribuzione: una volta raggiunta tale anzianità di lavoro, infatti, si continua a potere andare liberamente in pensione a prescindere dall’età:
· dal 1° luglio 2009 fino al 31 dicembre 2010 vige la quota 95 con un’età non inferiore a 59 anni per i lavoratori dipendenti (età 59 e 36 anni di contribuzione; oppure età 60 e 35 anni di contributi);
· dal 1° luglio 2009 fino al 31 dicembre 2010 vige la quota 96 con un’età non inferiore a 60 anni per i lavoratori autonomi (artigiani, commercianti, coltivatori diretti, etc.);
· dal 1° gennaio 2010 fino al 31 dicembre 2012 vigerà la quota 96 con un’età non inferiore a 60 anni per i lavoratori dipendenti;
· dal 1° gennaio 2010 fino al 31 dicembre 2012 vigerà la quota 97 con un’età non inferiore a 61 anni per i lavoratori autonomi;
· dal 1° gennaio 2013 in poi vigerà la quota 97 con un’età non inferiore a 61 anni per i lavoratori dipendenti;
· dal 1° gennaio 2013 in poi vigerà la quota 98 con un’età non inferiore a 62 anni per i lavoratori autonomi.
In base al nuovo sistema delle quote, nel calcolo dell’anzianità contributiva va sempre esclusa la contribuzione non utile per il diritto alla pensione. Per il perfezionamento della quota valgono invece anche le frazioni di anno e di anzianità contributiva. Modificate con il protocollo Welfare del 2007 anche le finestre di accesso al pensionamento. Chi perfeziona la quota ha infatti a disposizione due sole finestre di uscita. In particolare, i lavoratori dipendenti possono lasciare il lavoro rispettivamente dal 1° gennaio o dal 1° luglio dell’anno successivo, a seconda che i requisiti (contributivi e di età anagrafica) vengano raggiunti nel primo o nel secondo semestre. Gli effetti delle nuove finestre si faranno sentire maggiormente soprattutto per i lavoratori autonomi che potranno lasciare il lavoro dal 1° luglio dell’anno successivo o addirittura dal 1° gennaio del secondo anno successivo, a seconda che il diritto alla pensione venga maturato e perfezionato nel primo o nel secondo semestre. In questo caso, dunque, l’attesa minima prima di lasciare il lavoro passa da 6 a 12 mesi, mentre quella massima sale da 9 mesi a un anno e mezzo.
La situazione resta più semplice per coloro che arrivano a 40 anni di contribuzione: restano valide le vecchie quattro finestre, quelle utilizzate fino al 2007.
ASSEGNI FAMIGLIARI, DAL 1° LUGLIO CAMBIANO GLI IMPORTI
Agevolati i nuclei con figli minori
Dal 1° luglio cambiano i limiti di reddito per l’assegno familiare, aiuto del quale possono beneficiare le categorie del lavoro dipendente (anche i pensionati) e gli iscritti in via esclusiva alla gestione separata. La rivalutazione è stata effettuata sulla base dell’aumento (+3,2%) registrato dall’Istat tra il 2007 e il 2008 sull’indice dei prezzi al consumo. Il nuovo regolamento va incontro soprattutto ai nuclei famigliari con figli minori (o maggiorenni non autosufficienti). Prendiamo ad esempio una famiglia di quattro persone, con due figli minorenni: l’assegno ammonta a 3100 euro se il reddito non supera i 13.119,30 euro. Per ogni 100 euro in più al di sopra di questa soglia l’importo dell’assegno scende progressivamente. Così l’assegno della stessa famiglia ma con un reddito annuo di 25mila euro sarà di 134,83€ al mese. Cifra che sale a 265,75 in presenza di tre figli. Possono beneficiare dell’assegno anche famiglie con il reddito più elevato, ad esempio 40mila euro: il contributo sarà di 72,68€ con due figli e di 158,17 se i minorenni a carico sono tre. E se, a pari condizioni, il genitore è uno solo, all’assegno andranno aggiunti 1000 euro. Dal 1° gennaio 2007 fanno parte del nucleo famigliare anche i figli studenti e apprendisti che non superano il 26mo anno di età. L’assegno famigliare può essere richiesto anche da collaboratori e professionisti privi di altra copertura, che sui compensi ricevuti versano un’aliquota aggiuntiva (0,72%) per le prestazioni non pensionistiche. L’assegno spetta anche se il nucleo ha un reddito misto di lavoro dipendente e collaborazioni, fermo restando che, sommati i due importi, devono essere almeno pari al 70% del reddito complessivo. Agli iscritti alla gestione separata l’assegno viene pagato direttamente dall’Inps per i mesi dell’anno coperti da contribuzione.
Per la concessione dell’assegno si sommano i redditi conseguiti da tutti i componenti il nucleo familiare nell’anno precedente il 1° luglio di ciascun anno. Pertanto chi dovesse presentare domanda per l’anno 2009-2010 dovrà tener conto del reddito conseguito nel 2008. La domanda va presentata a partire da febbraio e i nuovi importi sono validi fino al 30 giugno del 2010.
IL DECRETO ANTICRISI DA 2 MILIARDI
Le novità per i consumatori in tema di fisco, previdenza, bollette e banche
Nel decreto anticrisi varato a fine giugno dal Governo, alcune norme avranno un impatto evidente nell’economia delle famiglie. Basti pensare alle bollette di luce e gas.
Riduzione del costo dell’energia per imprese e famiglie.
L’articolo 3 prevede tariffe più basse, attraverso particolari procedure concorrenziali (nel rispetto delle condizioni e modalità determinate dall’Autorità per l’energia elettrica e il gas). Non si sa quanto la misura inciderà sul costo dell’energia per le famiglie; che già da luglio, comunque, pagheranno bollette meno salate. In particolare lo sconto sarà dell’1% sull’energia elettrica e addirittura del 7,7% sul gas, per un calo medio stimato intorno al 5,7%. Mediamente le famiglie spenderanno circa 85 euro in meno l’anno e grazie al terzo calo consecutivo da inizio 2009 si trovano in tasca già 210 euro in più rispetto allo scorso anno.
Rinvio degli sfratti
Nuovo blocco per gli sfratti. Viene prorogato da fine giugno al 31 dicembre.
Tasse. Utili reinvestiti detassati al 50%
Le aziende potranno ottenere la defiscalizzazione del 50% degli utili societari se saranno utilizzati per acquistare macchinari industriali ammortizzabili.
Occupazione. Bonus per chi non licenzia
Il decreto prevede un sostegno finanziario per chi non licenzia. Stanziati 190 milioni di euro per aumentare gli assegni legati ai contratti di solidarietà. L’ammontare del trattamento di integrazione salariale aumenta del 20%. In arrivo ulteriori 25 milioni per il 2009 per rifinanziare le proroghe per la Cigs a 24 mesi per cessata attività. Bonus anche per i lavoratori in Cig o in mobilità che avviano un lavoro autonomo.
Giro di vite sui falsi invalidi.
Dal 1° gennaio 2010 le domande per ottenere i benefici in materia di invalidità civile, cecità civile, sordità civile, handicap e disabilità, complete della certificazione medica attestante la natura delle infermità invalidanti, sono presentate all’Inps. È compito dell’Istituto trasmettere, in tempo reale e in via telematica, le domande alle Aziende sanitarie Locali. Una Commissione avrà il compito di aggiornare le tabelle indicative delle percentuali dell’invalidità civile.
Aboliti i ticket sulla specialistica
Per quanto riguarda la sanità, sono aboliti i ticket sulla medicina specialistica e sono previsti “specifici interventi per le Regioni in grave stato di disavanzo” e “incisivi interventi di contrasto alle frodi in materia di invalidità, nonché un tetto alla spesa
farmaceutica”.
Niente trucchi sul massimo scoperto
Il tetto è stato fissato allo 0,5 per cento (per trimestre) dell’importo dell’affidamento. Pena la nullità del patto di remunerazione. Il ministro dell’Economia, con propri provvedimenti, assicurerà la vigilanza sull’osservanza delle prescrizioni dell’articolo.
Surrogazione del mutuo.
Multe fino all’1% alle banche che frenano la surroga dei mutui. L’operazione di trasferimento del mutuo ora va compiuta dagli istituti di credito entro 30 giorni.
Nuove tempistiche per i bonifici.
L’intervallo tra la data di versamento e quella di valuta per il beneficiario non potrà superare i tre giorni: l’obiettivo è quello di ridurre il costo delle commissioni bancarie mediante la riduzione per tutti i bonifici, gli assegni circolari e quelli bancari dell’intervallo intercorrente tra la data di versamento e la data di valuta. Per i bonifici e per gli assegni circolari l’intervallo è di un giorno, mentre per quelli bancari non si possono superare i tre giorni.Dal primo novembre per i medesimi titoli la data di disponibilità economica per il beneficiario non può mai superare rispettivamente 4 e 5 giorni lavorativi successivi alla data di versamento. Dal primo aprile 2010 non potrà mai superare i quattro giorni per tutti i titoli.
A proposito di bollette...OCCHIO ALLE TRUFFE
TELEFONINI: L’899 COLPISCE ANCORA
Segnalati centinaia di casi di truffa via cellulare basati sulle telefonate “perse”. Dal 1° luglio l’899 è di nuovo abilitato
Squilla il cellulare, si prova a rispondere ma è troppo tardi. Altre volte si trova direttamente la nota di una chiamata persa. Il numero non corrisponde a nessun nome della rubrica e si è tentati a richiamare per sapere chi ci voleva parlare, non sia mai che sia una comunicazione importante. In realtà il telefono aveva squillato solo una o due volte e proprio sulla tentazione di richiamare si basa una truffa che ultimamente sta colpendo centinaia di utenti.
In realtà – infatti - il numero può essere un famigerato 899, con tariffe a pagamento che possono arrivare a esaurire una ricarica in pochi attimi. Come funziona la truffa? L’utente distratto non fa caso al numero e richiama per sapere chi l’ha cercato. Attende in linea, il telefono sembra squillare a vuoto ma in realtà la connessione è già attivata e il classico suono che segnala lo squillo non è altro che una registrazione che si avvia immediatamente. L’utente quindi non sospetta di essere già connesso e attende una risposta… invano. Il tempo di sospettare qualcosa di strano o di rassegnarsi a non ricevere alcuna risposta e la truffa è già servita: bastano pochi secondi di connessione per vedersi scalati molti euro dal proprio credito telefonico, fino a 12 euro per pochi secondi di attesa.Come tutelarsi da queste fregature? Evidentemente controllando il numero in chiamata e tenendo presente che i prefissi 899 e 166 sono sempre relativi a servizi a pagamento, più o meno trasparenti e leciti. Un Decreto Ministeriale del 2 marzo 2006 aveva affrontato il problema obbligando tutte le compagnie telefoniche a dare la possibilità ai loro clienti di inibire questi numeri con un blocco selettivo di chiamata, ma le procedure non sono mai state così chiare e semplici, così come aveva suggerito il legislatore. Dal primo luglio il consumatore è ancora più vulnerabile perchè queste numerazioni con prefisso 899, 892 e altri numeri a pagamento, sono state nuovamente sbloccate, nonostante le proteste degli utenti truffati negli anni passati. Il Tar del Lazio e del Consiglio di Stato ha infatti bocciato la delibera con cui l’Agcom, nel 2008, aveva tentato di mettere ordine nella serie di guadagni “sporchi” legati spesso alla serie di 899, numero al quale fanno riferimento i servizi di maghi, chat erotiche e pseudo-quiz trasmessi da emittenti televisive nazionali e locali. Numeri che possono costare anche 15 euro al minuto e che non nascondono soltanto delle truffe, ma sono associati anche a servizi utili. Ecco perchè il cittadino avrebbe diritto ad una maggiore vigilanza sui numeri e sull’utilizzo che ne viene fatto. L’Agcom è in attesa di conoscere le motivazioni della sentenza del Consiglio di Statoe al momento non è in grado di fornire indicazioni puntuali su quel che accadrà. L’ADUC consiglia agli utenti di procedere con la richiesta ufficiale di disabilitazione di tutte le numerazioni speciali. Ogni gestore ho delle proprie procedure. Un apposito modulo da inviare alla propria compagnia telefonica si può scaricare da questo sito:
http://www.aduc.it/dyn/sosonline/modulistica/modu_most (a.c.s.)