Filtro Anti Particolato
Quanto costerà, farà consumare di più?
Ma soprattutto:
è davvero efficace?
A partire dal mese di giugno sarà possibile acquistare ed omologare il filtro anti particolato”retrofit”, installabile su qualsiasi auto che non ne sia già provvista. Una buona notizia per tutti i possessori di Euro4 diesel privi di FAP, costretti a subire il regime delle limitazioni adottato in molte grandi città, nonostante le loro vetture non siano obsolete, ma auto spesso costose e tuttora presenti nei listini delle casi automobilistiche. Ma così è esattamente? Ai fini della circolazione nei giorni di targhe alterne o nelle domeniche ecologiche (a parte i veicoli a gas e metano o quelli elettrici) le uniche auto privilegiate sono proprio quelle dotate di Filtro Anti Particolato, come le euro 4 a benzina. Le Euro 4 prive di FAP, rapidamente svalutate e più difficili da rivendere, sono considerate alla stregua di una euro 3. Il dispositivo “retrofit”, già in vendita in Trentino Alto Adige, potrà essere acquistato in tutte le città italiane e, con un apposito timbro sulla carta di circolazione che ne attesti l’effettiva installazione, permetterà di circolare liberamente. Ma davvero il filtro è efficace e giova all’ambiente? Grosso modo funziona così: dalla combustione del gasolio si generano polveri grossolane che vengono catturate da un filtro ceramico collocato lungo il tubo di scarico. La cattura avviene grazie all’uso di una sostanza che fa agglomerare queste polveri in particelle più grandi da non poter attraversare il filtro.
Una domanda sorge subito spontanea:non è che dopo qualche centinaio di chilometri il filtro rischia di intasarsi? Ovviamente. E qui scatta la novità: il cervello del FAP si accorge quando l’auto non viaggia nel traffico (valutandone la velocità) e fa innescare una serie di reazioni chimiche a 500° per cui le particelle si disintegrano diventando molto più sottili di quelle catturate in origine. E molto più pericolose, stando alle affermazioni delle varie Agenzie regionali per l’Ambiente. Più sono piccole e più facilmente le polveri possono aggredire l’organismo provocando malattie allergiche, cardiovascolari, malattie del sistema endocrino, di quello nervoso e naturalmente il cancro, nelle sue diverse forme. Non è terrorismo, ma sono i motivi per i quali sono state introdotte le limitazioni del traffico, dopo una serie di studi avviati sul legame tra alcune patologie respiratorie e l’inquinamento da PM10.
Ci si chiede dunque se la pezza, come spesso accade, non sia peggiore del buco. Se il dispositivo non finisca per fare più danni delle auto sena FAP. E poco importa se il filtro non si “ripulisce” in città, perchè le nanopolveri hanno il potere di depositarsi omogeneamente e dovunque. Tutto fa pensare che il percorso, da qui a giugno, non sarà così facile.
Adiconsum, per esempio, ricorda che “Il FAP non rientra nei parametri U.E. previsti dall’euro 4, né allo stato è prevedibile che rientri nella futura normativa dell’euro 5 e rischia di essere oggetto di una grossa operazione speculativa, quando viene consigliato di montarlo successivamente.. Operazione che, comunque, non potrà essere omologata”. Senza contare le numerose segnalazioni che arrivano alle associazioni sul mal funzionamento del FAP, con conseguenze in taluni casi anche molto gravi. Chi risponderà una volta superato il periodo di garanzia di due anni? E’ sbagliato, secondo Adiconsum, impedire l’utilizzo dei nuovi diesel euro 4 nelle giornate di blocco. Il FAP non riduce l’inquinamento ma lo sposta soltanto in alcune aree della città che rischiano di diventare le discariche del particolato.