Riparte dalla Giunta Zaia, Franco
Manzato, 44 anni, una laurea in
filosofia alla Ca’ Foscari di Venezia
alle spalle, da quattro mesi assessore
regionale all Agricoltura con delega alla
Tutela del consumatore. Una carriera
che parte da militante della Lega Nord
e che ben presto arriva sui banchi della
politica: prima come consigliere comunale
della sua città natale, Oderzo, nel
Trevigiano, poi la “sfida” veneziana
che lo porta in Consiglio regionale nel
2000 e la successiva nomina come assessore
e vicepresidente nel 2008 della
Giunta Galan. La “landslide” di voti ad
aprile che porta Luca Zaia a presiedere
Palazzo Balbi, conferma Manzato all’Agricoltura
e alla Tutela del consumatore,
in passato retta da Elena
Donazzan. Questo il punto di partenza
che lo lega ancor di più al territorio e al
cittadino.
Quali sono, idealmente, i punti di partenza per la tutela al consumatore? Da dove riparte il suo assessorato nella nuova Giunta Zaia? Per la tutela del consumatore il mio assessorato parte da dove l’ha lasciato la- Giunta precedente, riconoscendo che consumatori e cittadini sono di fatto la stessa cosa e che a loro dobbiamo dare risposte, garanzie e certezze per difenderli da chi è nelle condizioni di poterli “sopraffare”. Il lavoro svolto finora è stato ben fatto, e va continuato anzitutto con l’attivazione della consulta dei consumatori come organo di confronto con ola Regione stessa. Per quanto mi riguarda io intendo anche approfondire alcune tematiche con il duplice obiettivo difendere gli interessi e i diritti dei consumatori e nello stesso tempo di valorizzare le produzioni venete. So che non sono affatto interessi inconciliabili, anzi: l’uno può fare da traino e da accompagnamento all’altro.
Il momento è più che mai propizio per fare chiarezza sui tagli previsti dalla Finanziaria del ministro Tremonti. Quanto rischiano i consumatori veneti? E’ la finanziaria di un Governo che si è trovato tra le mani una crisi mondiale e un attacco concentrico all’Europa dell’Euro. Per quanto riguarda la Regione è nostro impegno fare in maniera che ci siano ricadute sul livello dei servizi, a partire da quelli sanitari. In questo contesto lasciatemi però anche esprimere un elemento di insoddisfazione: se siamo arrivati a questo punto è perché non si è attuato prima il federalismo e, paradossalmente, grazie a meccanismi centralistici si è lasciato che molte amministrazioni regionali che non sono il Veneto, nemmeno il Nord Est e neanche il Nord, accumulassero debiti incredibili fidando in un pagamento a pie di lista. Per fare un esempio chiaro a chiunque, ci sono realtà regionali del Centro e del Sud del Paese indebitate per miliardi di euro nella gestione della sanità, mentre i loro cittadini, quando devono curarsi per davvero, spesso preferiscono venire da noi, che non abbiamo debiti ed entrate analoghe. Non mi risulta che accada il contrario.
Servizi, sociale, cultura e scuola. Secondo le prime previsioni sono questi i settori più in pericolo. Ci saranno correttivi per alleviare la batosta dei tagli? Vedremo, al momento è prematuro parlarne anche se non si annunciano tempi rosei. Il nostro impegno era e rimane quello di assicurare livelli adeguati di servizio senza mettere le mani nelle tasche dei cittadini. Se fossimo almeno nelle oggettive condizioni di autogovernarci sotto ogni punto di vista non escludo che si possa anche richiedere, con la massima trasparenza, un piccolo sacrificio aggiuntivo, con la certezza che sarà investito nel migliore dei modi. Lo abbiamo fatto in passato per le infrastrutture e i risultati si sono visti. Di sicuro non vogliamo che i nostri cittadini e le nostre imprese siano salassate in cambio di nulla.
Si fa viva la polemica sugli eventuali rincari dei pedaggi autostradali. La Codacons annuncia già battaglia. Come interverrà la Regione? I rincari sono, ahimè, già avvenuti. Anche in questo caso non è tanto il problema del pedaggio e del suo costo a dare fastidio, ma non sapere dove questi ulteriori introiti vadano a finire. Perché alla fine qui si paga e tutto, ma potremmo vedere finire i nostri soldi in altri pozzi senza fondo in altre parti della penisola. Nei nostri project financing anche noi chiediamo il pagamento di un pedaggio, che sere però ad ammortizzare i costi e i cui utili reinvestiamo nel territorio. Per inciso, mi piace ricordare che i pedaggi realtivi al passante di Mestre, i cui utili sono reinvestiti nella Regione, hanno persino subito nel recente passato adeguamenti al ribasso…
Un dibattito ancora aperto è quello sulla produzione di energia nucleare. Ma parallelamente si sta cercando di far crescere la domanda di prodotti ambientalmente e socialmente sostenibili. Quanto si investirà nel risparmio energetico, nelle energie rinnovabili e nei mercati a chilometri “zero”? Parlo per le questioni di mia competenza: i mercati a chilometri zero di fatto non costano e teoricamente (ma nei casi che già esistono abbiamo verificato che è così) fanno risparmiare i consumatori e guadagnare di più i produttori agricoli, che sono gli estremi di una filiera che ha fatto ricadere su questi due segmenti deboli il prezzo della crisi. In campo energetico in generale vorremmo fare qualche conto su quanta energia produciamo per il paese e quanta ne consumiamo. Ma vogliamo anche dire che abbiamo investito in novità, come Regione e come sistema imprenditoriale, ad esempio con la creazione del Distretto dell’Idrogeno, con i sistemi di produzione energetica da attività agricola destinati anche ad aziende singole medie e piccole e così via. Questo è un tema delicatissimo, perché se è vero che l’energia serve e deve rendere competitivo il sistema produttivo, questo non può avvenire sulla base di incentivi che premiano solo il sistema energetico in quanto tale e non l’intera collettività. L’esempio più classico è quello della bioenergia: siamo sicuri che i nuovi impianti realizzati col contributo pubblico si approvvigionino di materia prima dal territorio ora e nel futuro garantendo una ricaduta a livello locale? E se invece, una volta realizzati, andassero a comprare biomassa a basso prezzo nei Paesi del terzo mondo che potremmo fare? Ecco perché bisogna dare priorità ai proprietari dei terreni. Per tornare invece all’energia nucleare, sono convinto e ribadisco che la qualità del nostro territorio e le caratteristiche della sua economia (produzioni tipiche, turismo e cultura) portano a spostare altrove eventuali insediamenti.