Dicembre 2011
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VINO NUOVO O ACETO?

Riflessioni sulla Società e la Politica a cura di Davide Cervellin

A camminare la mattina quando le tenebre non hanno ancora lasciato posto al giorno è un'esplosione dei profumi dell'autunno e le grandi foglie dei platani sul marciapiede rompono la solitudine con il loro rumore sotto la suola delle scarpe che le frantumano.

A passare vicino a certe case l'odor delle vinacce segnala che il mosto, ribollendo nei tini, lascia le dolcezze dell'uva per trasformarsi in vino.

E' una nuova annata davvero a chiaroscuri, dove la produzione è stata fortemente condizionata come sempre dal tempo: il caldo prolungato, le basse escursioni termiche giorno-notte, le poche piogge e, qua e là, come una maledizione divina, il flagello della grandine.

Insomma c'è chi si è trovato con una produzione ridotta anche del 40-50%.
Ma il vero flagello, la vera catastrofe, pare non sia legata al tempo, ma al mercato che ha avuto in quest'ultimo anno un vero e proprio tracollo.

L'uva infatti alla cantina viene pagata davvero poco, tanto che molti contadini pensano di togliere tutto e lasciare i campi o i pendii delle colline incolti o al pascolare degli armenti o di qualche branco di animale selvatico che piace tanto agli ambientalisti.

E' davvero un peccato, proprio adesso che avevamo raggiunto livelli qualitativi alti e potevamo competere - se non superare - nell'arte del vinificare la Francia.

Ma quali sono le cause di questo tracollo?
Innanzitutto la fobia dell'alcool: ad andar per i ristoranti si scopre che a mezzogiorno non beve quasi più nessuno e la sera comunque poco, terrorizzati come si è dalla pattuglia acquattata lungo la strada pronta coi palloncini.
Siamo passati cioè senza vie di mezzo da un eccesso all'altro e così il bere un buon bicchiere mangiando è diventato quasi una cosa clandestina, un gesto proibito come drogarsi...

Davvero peccato; si rischia di mandare in aceto un comparto economico che fa onore all'Italia e al Veneto nel mondo e che con la cura ed il lavoro delle tante migliaia di addetti preserva l'ambiente dal degrado.
Ma tanto in questo paese ormai di marcescibile non ci resta che il Presidente del Consiglio: tutto il resto degrada e nel degrado generale anche i più ottimisti come noi perdono ogni giorno che passa la speranza che le cose possano cambiare in meglio.

Tra catastrofi naturali e rivolgimenti etici pare quasi si avverino le profezie di Nostradamus e che l'approssimarsi del 21 dicembre 2012, data in cui il Sole si allinea col piano equatoriale della Via Lattea, indichi prossima la fine del mondo.
E' allora forse per questo che molti, soprattutto tra i politici, hanno accentuato i loro comportamenti di ingordigia e di lussuria pensando che ormai non resta altro che approfittarne ora...prima che tutto cessi.

Noi, invece, che alla fine del mondo non crediamo e che pensiamo che tante sciagure potrebbero essere evitate se non prevalesse troppo frequentemente l'imbecillità e l'avidità degli uomini, dobbiamo rimboccarci le maniche per mandar via al più presto chi pensa solo ai propri interessi e rifondare la politica trovando nuovi ideali per i quali tanti possano dedicarsi affinché la società civile torni a progredire.


Autore: Davide Cervellin