Dicembre 2011
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SIAMO TUTTI PREDESTINATI?

Riflessioni sulla Società e la Politica a cura di Davide Cervellin

C’è da chiedersi se alcuni sono furbi, più intelligenti o graziati dalla provvidenza, tant’è che nonostante gli errori non pagano mai, oppure, per dirla in un altro modo, è proprio vero che c’è chi è predestinato al successo, al denaro nonostante tutto e chi invece al sacrificio, alla sofferenza, a condurre una vita grama.

Queste riflessioni traggono origine da quanto continua a ripetersi nel nostro, come peraltro, in altri paesi.

In questi giorni per la crisi del mercato delle due ruote e dell’auto gran parte degli operai dell’Aprilia e presto molti della Fiat sono costretti alla cassa integrazione e a pagarla siamo tutti noi.

Assistiamo cioè al paradosso che quando le cose vanno male si socializzano le perdite, ovvero paga la collettività; quando invece le cose vanno bene aumentano i dividenti per gli azionisti e si gonfiano le tasche degli amministratori.

In un mondo più equo sarebbe più corretto immaginare che la cassa integrazione è un prestito che dovrebbe essere restituito alla collettività in caso di risultati positivi.

E che dire poi delle banche…avete visto qualche testa saltare, per caso? Di contro, tutti abbiamo visto balzare in alto i tassi di interesse dei nostri mutui e, cosa strana, una volta ci raccontarono che l’Euribor era legato al tasso ufficiale di sconto della BCE; adesso per mantenere gli introiti delle banche, anche quando quest’ultimo cala, l’Euribor non scende.

Il petrolio era arrivato quest’estate a 147 dollari, adesso è meno della metà ma la benzina è scesa di pochi centesimi e le tariffe dell’energia elettrica e del gas sono aumentate; chi ci guadagna?

La stessa cosa vale per il grano: è davvero sconcertante constatare come adesso che è il tempo della raccolta il grano sia crollato di prezzo, tanto che alcuni contadini hanno deciso di lasciarlo nel campo; eppure il pane e la pasta hanno avuto aumenti tra il 10 e il 35% .
E tanto altro accade senza che la politica, gli amministratori provvedano a raddrizzare le sorti della tanta gente che lavora, fatica e stenta sempre più ad arrivare a fine mese.

Se è vero che c’è ancora tanta ricchezza nel nostro Paese è vero anche che ci sono sempre più poveri ed è vero che la ricchezza s’accumula sempre più nelle mani di categorie che potremmo definire i furbi o i parassiti anziché in quelle di chi lavora e questo è un pessimo esempio per le nuove generazioni.

Non si può quindi immaginare un cambiamento dell’economia se non si introduce anche un cambiamento nell’etica di chi governa i processi , di chi può determinare le scelte.

Viviamo un momento di decadenza proprio per un deficit di etica, di valori.

Pare assistiamo all’esaltazione darwiniana della regola della giungla dove ciascuno tende a badare al proprio interesse, incurante e, magari, sopraffacendo l’altro.
E così il medico non pensa più all’ammalato, il professore all’alunno, il dirigente all’operaio, il banchiere al risparmiatore e all’impiegato; e così sempre meno l’amministratore pensa all’amministrato, il politico all’elettore.

Striscia sottile l’idea che basti uno o pochi per risolvere tutto o che non serva cambiare noi qui perché tanto tutto dipende dalla globalizzazione e invece non è così: dipende da ciascuno di noi, possiamo e dobbiamo cambiare a partire da qui.

Dobbiamo uscire dall’incantesimo nel quale ci ha costretto questa informazione, in particolare la televisione.

Dobbiamo vedere la realtà a prescindere da come ci viene mostrata, perché la realtà è molto diversa da quella che quasi sempre ci fanno apparire e se non abbiamo questa capacità rassegnamoci a menare la vita che la sorte ci ha destinato, lamentandoci delle cose che non vanno senza il coraggio di reagire.

Autore: Davide Cervellin