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SENZA MASCHERA

Dodicesima puntata

Ma sappiamo la storia?

Ogni volta che Paolo torna da un viaggio, accanto all'entusiasmo per le tante cose nuove apprese, le persone conosciute, i paesaggi stampati nella sua mente, viene colto a tratti da un velo di malinconia nel dover constatare e consolidare ogni volta di più l'idea della ciclicità delle cose. Antiche vestigia di templi, monumenti, palazzi, in luoghi ora quasi abbandonati dal tempo, ai margini del pulsare del progresso, sono lì come un termometro dei diversi cicli della storia, come le città delle civiltà precolombiane ingoiate dalla giungla. Paesi oggi sviluppati, brulicanti di persone operose coi grattacieli a fendere il cielo, solo cent'anni fa erano regno incontrastato della natura, come Seattle nello stato di Washington o Portland in quello dell'Oregon, che aveva visitato dopo il mese in Bolivia, in quel suo lungo viaggio attraverso l'America.
Paolo si interroga su quelle città e villaggi dove si governava il mondo e che oggi sono diventati solo luoghi animati dai turisti quando addirittura non sono sopraffatti dalla boscaglia o ricoperti dalla sabbia che il vento, con un inesauribile lavorio, ha strappato dal suolo non più al centro dell'interesse dell'uomo. La storia è il susseguirsi di fatti, di accadimenti che per molti tratti son sempre nuovi, poi si ripetono in un ciclo perenne dove tuttavia ad ogni ripartenza, accanto a qualcosa di già accaduto, si aggiunge sempre qualcosa di nuovo e così l'idea complessiva resta quella del mutamento e a non osservare, riflettere, concentrarsi attentamente si rischia di non cogliere la ciclicità. La storia è esperienza diceva qualcuno, e l'esperienza serve a stare meglio, a non ripetere errori. Tuttavia sembra a volte che l'uomo dimentichi con facilità il bisogno di conoscere la storia. Pare quasi che, smanioso del nuovo, non voglia in nessun modo tener conto del passato. E così ecco che la storia, nel pur suo progressivo incedere, è ricca di errori, di eventi che han tolto all'uomo la possibilità di vivere veramente meglio.
Il progresso, lo sviluppo tecnologicoscientifico, hanno risolto e soddisfatto molte aspettative dell'uomo, gli hanno permesso di conquistare nuovi spazi, di debellare malattie, di muoversi più rapidamente e, tuttavia, sempre altri spazi restano da conquistare, nuove malattie da debellare, altro tempo necessario ridurre; l'uomo si vede cioè, nonostante le sue conquiste, spostare sempre più in là i suoi traguardi, si vede afflitto pur sempre da nuovi bisogni, si trova a vivere in un mondo sempre più accelerato dove, alla minima sosta, si rischia di rimanere irrimediabilmente attardati e di perdersi.
Da Oriente, dalla lentezza del vivere il tempo del pensiero buddista o di Confucio, molti sono fuggiti per rincorrere il mito del progresso occidentale. Da Occidente, frastornati e stressati dal vortice del nuovo e dello sviluppo a tutti costi, molti si sono rifugiati nelle antiche filosofie orientali. I primi, non accorgendosi dei guasti di certo progresso; i secondi, ignari del fatto che oggi le filosofie orientali sono diventate delle mercanzie sul bancone del mercato del terzo millennio alla pari di quelle altre dalle quali vogliono rifuggire. Si vendono telefonini, prodotti televisivi, coca-cola come sedute yoga, incontri di meditazione, digiuni e quant'altro. Insomma, Paolo attraverso questo suo viaggiare, conoscere, incontrare, approfondire, si scopre sempre più relativista, prova un liberatorio disincanto nel sentirsi diverso dai racconti di chi torna coinvolto dall'incontro con il suo Swami Sai Baba a Puttaparthi o con qualche altro santone, come pure da chi, tornando dall'incontro della gioventù col papa a Colonia, crede di essere diventato un altro, migliore, e ancora come da chi è esaltato per i risultati conseguiti scegliendo le azioni giuste su cui puntare alla borsa di Londra o è arrabbiato per non aver trovato, nonostante la sua fiducia cieca nella scienza medica, ancora una cura per la sua malattia. Nello stare nei luoghi più disparati del mondo, Paolo ha capito che ciascuno la forza per affrontare questa meravigliosa avventura che è la vita la deve trovare in se stesso, è consapevole che il bello e il brutto, il bene e il male, ci sono in ogni luogo e in ogni tempo. Sa che cessate delle guerre, risolti dei conflitti, altri ancora arrosseranno di sangue le strade della nostra civiltà.
Ci saranno sempre uomini deboli e fragili accanto a potenti, ci saranno sempre sotto questo cielo ora di un blu profondo, ora scuro per le nuvole gonfie di pioggia, ora chiaro all'alba e rosso al tramonto prima del buio della notte, uomini che si chiedono del perché dell'esistere. Paolo si compiace di questo suo interrogarsi, di questa sua ansia di riflettere, di questo suo grande desiderio di avere ancora voglia, pur se da poco è tornato, di rimettersi in viaggio, di riprendere il cammino per conoscere ancora qualche altro tassello della storia e arricchire così la sua esperienza di vita.
Autore: Qui risparmio