QUANDO IL GIORNO E’ANCORA BAMBINO
Riflessioni sulla Società e la Politica a cura di Davide Cervellin
Un cicaleccio intenso, forte mi distoglie dalla distrazione di liberi pensieri sulle tante cose accadute il giorno prima e ascoltate alla radio.
E’ un suono quasi indistinto che proviene da un boschetto lì in fondo oltre l’argine dove uno stormo migrante si sta preparando dopo il riposo notturno a riprendere il viaggio.
Chissà che uccelli saranno… forse rondini, fringuelli o tordi; un fischio più prolungato, ben distinto, mi fa pensare che forse tra loro c’è un merlo.
Centinaia e forse più di esseri viventi quasi a ricoprire le piante che si stanno spogliando di foglie insieme per l’obiettivo sopravvivenza.
Eh già, perché tutti gli animali, i pesci, gli uccelli, i rettili, hanno il loro agire tutto condizionato dalla necessità di vivere o di sopravvivere e noi spesso dimentichiamo tutto questo e ci scanniamo per chissà quali altre finalità, perdendo così il gusto autentico delle cose, smarrendo la gioia insita nel vivere. Mi allontano a passi rapidi lasciandomi alle spalle quel vociare che presto si disperderà nel cielo, questa mattina terso e freddo, striato più in là solo dalle scie di due aerei appena decollati da Treviso o da Venezia, carichi di gente in cerca di un’altra meta, di altri luoghi.
Anche il fischio del treno appena partito probabilmente dalla stazione di Camposampiero mi richiama l’idea del viaggio, dell’andare, del migrare o del ritornare.
Ritornare come già sta accadendo per tanta brava gente proveniente dall’Est o dall’Africa che era venuta qui nei nostri paesi per lavorare, per fare fortuna e oggi che le fabbriche chiudono eccoli un po’ disillusi sulla via del ritorno a lasciarci qui soltanto i peggiori, gli spacciatori, i papponi, i ladri, quelli per i quali la crisi non c’è ancora.
Il mio cane Roy rallenta il passo, siamo arrivati dove l’argine incrocia la Statale del Santo trafficata di gente che s’affanna a raggiungere il posto di lavoro o portare i figli a scuola.
Facciamo retrofront e l’idea di ripensare ai modelli di sviluppo, prima mi accarezza poi mi pervade i pensieri.
Per costruire macchine, forni, lavatrici, case e tanto altro ancora abbiamo attratto milioni di persone da paesi lontani e ora che non siamo più in grado di vendere quel che costruiamo, chiudiamo le fabbriche, i cantieri e mandiamo la gente a spasso, come se non fosse comprensibile, prevedibile che non poteva reggere l’idea di produrre all’infinito: un’automobile mica uno la consuma in un anno o sei mesi; un forno o una lavatrice mica li butti dopo poco che li hai usati; una casa mica la cambi al primo pensiero che ti frulla per la testa.
Qualcuno immaginava che tutto potesse essere gestito come la moda, come i beni di consumo primario che necessitano di continuo rinnovo e il modello sgangherato arriva fino alla cura personale.
Centinaia e migliaia di badanti ad accudire i nostri vecchi, ammalati, le nostre persone handicappate a cui noi e i nostri figli non sappiamo offrire cure.
Ed ecco la disperazione nel volto di una giovane moldava o ucraina… non appena il suo vecchietto muore e non sa se ne troverà subito un altro da accudire o dovrà tornarsene al suo Paese.
Anche le decine di migliaia di insegnanti di sostegno, di psicopedagogisti, di educatori, di beneficiari della sfiga, anche per loro si avvicinano nuvole nere a presagir tempesta.
Abbiamo battagliato per decenni sull’onda delle illusioni del ’68 per socializzare la disabilità, pensando che la persona disabile potesse essere integrata e poi, col cambiamento del linguaggio, inclusa; E non ci siamo accorti o abbiamo fatto finta di non vedere, di non capire che tutti e tra i primi proprio quelle persone che di disabilità vivono, l’handicap, la menomazione, il deficit, appena possono, lo vogliono dimenticare, esorcizzare, allontanare. Insomma una grande mistificazione e ipocrisia che per noi di formazione cattolica vien più naturale.
L’abbiamo persino portata sui tavoli dell’Onu, messa nero su bianco nella carta dei diritti delle persone disabili e abbiamo fatto finta di credere in quel che facevamo, negando a noi stessi l’evidenza che il mondo e la società sono darwiniane e solo chi ha gli strumenti, le capacità per emergere, emerge, mentre tutti gli altri…..
D’altro canto senza cercare esempi lontani basta frequentare le chiese, guardare in volto la gente genuflessa, in piedi o seduta nei ritmi di un’omelia ad ascoltar le prediche, a recitar “perdona i peccati”, ad allungar la mano nel segno di pace. E poi ricordare gli stessi volti qualche ora dopo, qualche giorno dopo nelle azioni quotidiane. Altro che bontà, solidarietà, altruismo, perdono!
Il mio cane guida coi suoi occhioni scuri e furbi mi ha fatto evitare di sbattere contro una macchina parcheggiata da un imbecille sopra il marciapiede davanti alla farmacia; ha svoltato bruscamente a destra dopo il negozio di stufe facendomi passare incolume tra due caminetti esposti all’esterno per attirare meglio la curiosità dei passanti in questo novembre ormai freddo.
E’ tempo di rientrare a casa e di trasformare questi miei pensieri mattutini in azioni per contribuire un po’ a rallentare questa deriva. Certo pare proprio che tanta gente abbia smarrito la ragione. Pare viva di pancia o di emozioni, quasi animali. Noi a differenza degli uccelli che migrano, di tutti gli altri esseri che pensano solo a sopravvivere, noi, con la nostra ragione, dovremmo creare condizioni migliori per il domani, per il futuro delle nuove generazioni e invece ci consoliamo con facilità nei benefici della fede, nelle illusioni di qualche gioco di prestigio televisivo, nella demenzialità dei moderni santoni, guaritori del niente, improbabili lettori del futuro.
Come spazzare via tutto questo ciarpame? Come insegnare alla gente a pensare, a usare la propria intelligenza? Come riuscire a far comprendere che la grandiosità del nostro esistere sta proprio nel non aver bisogno di religioni?
Roy s’arresta in un fragoroso calpestio di foglie davanti al mio cancello; E’ davvero tempo di incominciare a fare, in questo meraviglioso giorno ancora bambino.
Autore: Qui Risparmio