Dicembre 2011
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Perchè siamo masochisti?

Riflessioni sulla società e la politica

Poveri noi consumatori! Ci prende per il naso la politica, ci beffano i media, ci tartassa sempre più un’economia globale che mi pare sfuggita di mano un po’a tutti, quasi vivesse uno stato di sviluppo anarchico.

Proprio in questi giorni, fin che il Parlamento discute del Lodo Schifani di giustizia, e io vorrei ben capire quale giustizia e per chi, anche l’ISTAT si è accorta che lo scorso anno i consumi sono calati.
E già, perché non si erano resi conto ancora, nonostante siano fior fior di matematici e dottorini, che lo 0,8% di incremento era dovuto non tanto all’aumento degli acquisti, quanto all’aumento dei prezzi.
E cosi finalmente, con il placet dell’Istituto Nazionale di Statistica, oggi sappiamo che nel Paese c’è un’aria di stanchezza, di difficoltà, di pessimismo, di impoverimento crescente.

Noi per la verità ce n’eravamo già accorti e avevamo più volte auspicato, anche dalle colonne di questo giornale, che intervenisse una politica rigorosa per il cambiamento ed il rilancio dell’economia e del Paese.

Ma siamo stati inascoltati e così, a girare il nostro bel territorio punteggiato di campanili, i negozi sono un po’ più vuoti, c’è meno gente che va a mangiar fuori.
E’ interessante, ad esempio, notare l’incremento dell’attività delle pizzerie d’asporto rispetto alle pizzerie tradizionali.
I concessionari di auto, i venditori di computer e di elettrodomestici sono sempre più desolati e ingannano il tempo a sfogliare il giornale e a navigare in internet.
Nelle conversazioni tra amici si sente sempre più spesso ragionare di consumi superflui: il telefonino di ultima generazione, il vestiario firmato e riguardo agli alimentari si gioisce allo scoprire che nel tal posto la frutta costa un po’ meno e che in una certa azienda agricola si può comprare direttamente il pollo o il coniglio genuini a un prezzo davvero interessante.

I discount sono affollati non solo da extracomunitari; insomma, nonostante tutto, nonostante l’insipienza della politica, qualcosa nei comportamenti sta cambiando, segno tangibile che i tempi delle vacche grasse sono finiti.

E’ pur vero che c’è gente che continua ad avere tanti soldi e quel che è preoccupante è che questi sono troppo spesso i parassiti che poco contribuiscono allo sviluppo mentre la maggioranza, il ceto medio, si fa ripetutamente i conti in tasca per trovare gli spicci che servono ad arrivare a fine mese.

Il male, dicevo, è la politica che non decide, non sceglie, non determina l’inversione di rotta.
Noi continuiamo a generare mostri inutili come le Authority;  tolleriamo il crescere smisurato di sindacati e organizzazioni di categoria  che, anzichè tutelare e difendere le categorie, ben presto finiscono per tutelare se stesse; noi non ci siamo accorti che la stampa, i media non sono liberi e pertanto l’informazione è fortemente condizionata vuoi da questo o quell’altro interesse, che quasi sempre stanno da una sola parte, la parte delle potenti lobby della finanza, dei petrolieri, della chiesa e poco altro ancora.

In questi giorni la Banca Centrale Europea ha aumentato di un quarto di punto il tasso di interesse ed il suo Presidente Messieur Trichet ci vuole convincere che questo è necessario per non aumentare l’inflazione, ma se noi non abbiamo soldi per comprare quale inflazione aumenteremmo?

E cosi, ancora una volta, a guadagnare sono le banche.

Ci si è accorti da aprile che c’è un crollo del mercato dell’auto. Ma è mai immaginabile che tutti noi continuiamo a comprare sempre auto per far felici e far ridere i petrolieri e gli speculatori che nel frattempo ci aumentano il costo dei carburanti?

Nell’isola più a nord del Giappone, Hokkaido, si celebra l’ennesimo rito inutile, il G8, la cosiddetta “farsa dei potenti”, dove sono così potenti che non riescono quasi mai a decidere nulla perché chi, preferendo sembrare ancora povero (vedi Cina e India) ha la capacità, restando fuori, di scombinare tutti i giochi e vanificare ogni decisione, lasciando magari all’Italia e al Canada l’illusione di essere capaci di governare le cose del mondo.

Per tornare a dove viviamo parliamo da anni di federalismo e non siamo stati capaci di concludere nulla; tolleriamo vergognosamente che esistano, senza che ci siano più i presupposti, le Regioni e le Province a statuto autonomo; continuiamo a spremere chi lavora e produce ricchezza per pagare i fannulloni.

Non ci siamo accorti che viviamo il paradosso che in questa nostra Repubblica fondata sul lavoro è penalizzato di più proprio chi lavora ed è premiato il furbo che ha avuto la capacità di imboscarsi  o di fingere di fare qualcosa che davvero non serve, anzi danneggia.
Si tratta di una Pubblica Amministrazione abnorme, cresciuta a dismisura, inutile e dannosa, che ha lasciato liberi i lavori veramente utili; così ecco la necessità di avere qui da noi gli extracomunitari; noi tendiamo tutti alla Pubblica Amministrazione, all’ufficio; non raccogliamo più i pomodori, non tinteggiamo le case, non accudiamo i nostri anziani, non ripuliamo i boschi ed i letti dei fiumi e, perciò…

Non è una follia che in questo Paese un ospedale non trovi gli infermieri e per contro il Comune di una media città abbia un migliaio di dipendenti?

Non è un paradosso che per pagare semplicemente le tasse giustifichiamo decine di migliaia di commercialisti? Che per avere una NON GIUSTIZIA centinaia di migliaia di avvocati mangino in questa nostra Italia?
E la lista dei paradossi sarebbe davvero lunga e ci fa capire che ancora l’equilibrio non si è rotto, che, nonostante tutto, può essere ancora così. Ma per quanto?

Perché la crisi dell’auto e la crescita del costo del petrolio non ci fa superare il modello di sviluppo basato su questi due elementi per passare a qualcosa di innovativo che potrebbe generare nuova economia?

Perché non capiamo che dobbiamo eliminare una parte importante della Pubblica Amministrazione per recuperare al lavoro che serve un numero rilevante di persone per avere un ambiente più in ordine, un contesto sociale più equilibrato?

Perché non riformiamo la scuola per insegnare ai nostri giovani i valori?

Perché siamo così masochisti e ci basta lamentarci e accettare, nonostante tutto, che le cose degradino senza che accada la svolta e si determini il cambiamento?
Autore: Qui Risparmio