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Per obiettivi importanti nulla è impossibile

Ottava puntata

Arrivando nelle Marche con quel bel paesaggio ricco di colline dai pendii coltivati a grano o vivaci girasoli con, sulle vette, arroccati antichi borghi e il mare quasi a incorniciare, a delimitare la terra operosa, a Paolo ritorna in mente la gita scolastica che da ragazzino aveva fatto sulle tracce del poeta pessimista e poi fin sul sagrato della grande chiesa che la tradizione racconta conservi la casa della Madonna per rimanere estasiato, quando ormai era già pomeriggio inoltrato, in quel laboratorio a Castelfidardo dove si costruivano fisarmoniche ed organetti.
Tornava dopo quasi vent'anni in quella terra per andare ad incontrare un uomo che con il suo lavoro aveva contribuito a dare una svolta a tante esistenze segnate dal destino.
In quel suo studio dai mobili semplici e chiari, in una delle palazzine dell'amministrazione dall'aria di casa più che d'ufficio, Paolo ascoltava il racconto dal tono pacato di Rossano e quasi lo vedeva fuori di lì, la testa china sull'asfalto, e tutte le forze concentrate sui pedali per quella strada sempre più erta che non finisce mai. Non c'è lo spazio per la minima distrazione, per lanciare un'occhiata a destra, giù sulla valle, dove le casette coi tetti a punta si riuniscono intorno alla chiesa col campanile.
Il desiderio di raggiungere la sommità e lo sforzo richiedono la massima concentrazione.
Rossano non demorde, non intende in nessun modo rinunciare anche se il sudore gronda copioso dalla fronte, bagnando il manubrio della sua bicicletta azzurra e acciaio.
Superato il tornante sa che gli manca ancora poco, un leggero falsopiano gli consente un recupero di energie per la tirata finale ed eccolo finalmente lassù, sul passo, vittorioso per il traguardo raggiunto, pronto, poggiata la bicicletta, a ristorarsi con un Radler, bevanda tipica dell'Alto Adige a base di birra e Lemonsoda.
Può aspettare tranquillo suo figlio che è rimasto indietro e magari, nell'attesa, c'è spazio anche per qualche pensiero rivolto al lavoro, a quella sua Lega del Filo D'Oro per la quale, da poco più che ventenne, ha dedicato tutto se stesso ricevendo in cambio tanto. Anche quando è in vacanza in Alto Adige o quando in qualche rara domenica non è impegnato per le attività dell'organizzazione, dedicandosi agli allenamenti in bicicletta sui ripidi saliscendi delle sue colline marchigiane, la mente gli scivola quasi inconsapevolmente ai traguardi che gli stanno di fronte, i soldi che deve trovare per le strutture da costruire, i servizi che deve dare a quella moltitudine sempre più ampia di famiglie, di persone che si trovano ad avere a che fare con le pluridisabilità.
I soldi da trovare, quasi come un leit motiv della vita di Rossano, più degli stessi passi da raggiungere con la bicicletta, come le vette sempre più alte che gli si parano innanzi e che lui deve trovare le forze per scalare.
Aveva da poco finito l'istituto tecnico a indirizzo chimico e con altri amici era stato invitato dal sacerdote di Osimo a fare volontariato accompagnando dei sordo-ciechi in un soggiorno estivo. Un'esperienza indimenticabile, per certi versi distante dalla chimica, quella degli elementi costitutivi della materia, ma pur sempre conoscenza, approfondimento di mescolanze, di composizioni di emozioni, sentimenti, frustrazioni, umanità diverse, un passaggio sempre più forte e coinvolgente alla chimica delle umanità. A quelle persone sordo-cieche per organizzare attività, incontri, servizi, per coinvolgere intorno a loro i giovani non bastava solo la buona volontà, ma erano necessari soprattutto i soldi.
E così ecco a Rossano la richiesta, all'inizio di quegli anni Settanta, di farsi promotore della raccolta di fondi inizialmente tra i giovani, illustrando le attività dell'Associazione e organizzando delle vere e proprie squadre che, sparpagliandosi nelle parrocchie e nei paesi intorno, dovevano trovare le centinaia di mila lire necessarie per la vita della comunità dei sordo-ciechi o per i primi servizi di sostegno e aiuto alle loro famiglie. Ma i soldi non bastavano mai e così eccolo, finita la messa, illustrare nelle chiese ancora gremite gli scopi della Lega del Filo D'Oro cercando di aprire il più possibile il cuore e, perché no, il portafoglio ai fedeli.
La capacità di raccogliere fondi, man mano che l'Associazione cresceva, aveva coinvolto Rossano a tempo pieno cosicché all'età di venticinque anni diventa, per i meriti acquisiti sul campo, direttore amministrativo di un'organizzazione nel frattempo cresciuta, che conta già oltre una sessantina di dipendenti e che orienta con un rigore scientifico e sociale sempre più intenso la cura dei bambini con gravi malformazioni e plurihandicappati per i quali le altre organizzazioni pubbliche e private offrono poca attenzione.
C'è da organizzare un centro diagnostico, ci vogliono dei locali riabilitativi, è necessario avere una foresteria per le famiglie, bisogna disporre e organizzare gli spazi per la comunità degli adulti, servono strumenti, materiali didattici, giochi, arredi progettati e realizzati tenendo conto delle esigenze proprie di chi ha difficoltà nel movimento, non sente, non vede, non parla. Bisogna comprare i computer nuovi con la sintesi vocale, i telefonini col display braille per avviare il nuovo progetto di comunicazione a distanza per i sordociechi. Ci vuole la piscina per stimolare il movimento, ci vuole tanto personale preparato e, per tutto questo, non bastano più i milioni, servono i miliardi, anche perché per una sorta quasi di paradosso man mano che aumenta l'offerta, che si qualificano i servizi, più tumultuoso cresce il bisogno.
Rossano è affascinato da questo obiettivo che diventa sempre più importante, più grande, da questa necessità da soddisfare che cresce. Va a scuola dagli olandesi, partecipando all'annuale International Fund Raising Workshop, e qui conosce il reverendo Dr. John Erickson, Segretario Generale delle United Bible Societes, un'organizzazione mondiale per la diffusione della Bibbia, dal quale rimane affascinato e che gli insegna che per obiettivi importanti nulla è impossibile.
Da tutta Italia, su quel colle di Santo Stefano, ex sede di un seminario vescovile, spesso sferzato dalle brezze dell'Adriatico, persone di ogni ceto sociale vengono a cercare una qualche risposta per un loro figlio a cui la sorte ha riservato un destino ingrato. E su quel colle, dirimpetto agli altri colli sui quali i paesi brulicano di vita, rinasce una nuova prospettiva esistenziale per tanta gente.
Camminando tra gli alti grattacieli di New York, quasi per caso, eccolo capitare, in un giorno di quella sua vacanza americana, davanti al palazzo delle United Bible Societies e, attratto dalla sua magnificenza, pur nella irritualità dell'abbigliamento informale e il vociare di suo figlio piccolo e le perplessità di sua moglie, Rossano varca il portone e chiede, nello sbalordimento e nello sconcerto delle persone, se può incontrare il reverendo Dr. John Erickson. Trascorre un breve tempo e Rossano si ritrova nell'ampio studio luminoso del suo maestro che lo accoglie con familiarità e gli rinforza il credo che per obiettivi importanti nulla è impossibile.
C'è una comprensione quasi empatica; pur nella difficoltà dell'inglese di Rossano, le parole e le idee di John gli sembrano chiarissime e gli danno una forza ed un entusiasmo dei quali stenta a contenersi.
Lasciando il palazzo, chi prima non voleva ammetterlo alla presenza di John Erickson, adesso lo ossequia con reverenza salutandolo con un inchino, come se d'improvviso, pur con quel suo abbigliamento fuori posto e il figlio vociante, fosse divenuto un'autorità.
Le tante lettere di ringraziamento per le attività della Lega del Filo D'Oro, il riconoscimento di tante autorità in visita all'associazione, i sorrisi sui volti di tante giovani mamme e papà, sono il carburante per Rossano che non sente stanchezza nel correre su e giù per l'Italia, nell'avviare nuove iniziative, nel costruire nuovi centri a Lesmo, vicino a Milano, a Modena, a Molfetta in Puglia, a Termini Imerese in Sicilia e solo di tanto in tanto, quando la spossatezza prende il sopravvento, ha bisogno di inforcare quella sua bicicletta e mettersi a pedalare per le strade tortuose delle colline, tra quei paesi dove, ragazzo, andava a raccogliere quei soldi che hanno gettato le basi per costruire una Lega del Filo D'Oro così grande.
Oggi quest'uomo, classe Cinquanta, un po' taciturno, a volte quasi burbero, è il Segretario Generale di un'organizzazione che ben si è guadagnata l'attenzione di centinaia di magliaia di privati, che ogni anno trovano necessario e bello donare qualcosa per dare la possibilità alla Lega del Filo D'Oro di crescere e operare come ha operato in passato.
Quest'uomo pare non perda mai la calma, tranne quella volta quando, insieme a Gianni, quel suo amico cieco, tornando in un'assolata giornata di giugno da una visita a un centro di riabilitazione a Nettuno, correndo tranquilli sulla Pontina, a un certo punto prima una vibrazione della macchina e poi un forte rumore li han fatti arrestare e scoprire che avevano forato una gomma. Erano due signori in giacca e cravatta certamente poco avvezzi ad interventi meccanici e così Gianni lo scoprì d'improvviso nervoso. Con qualche parolaccia irripetibile gli fece capire che non sapeva proprio che fare.
Ecco la fragilità dei grandi uomini! "Rossano!" esclamò Gianni, "c'è solo una cosa da fare, cambiare la ruota della macchina.
Rimbocchiamoci le maniche e procediamo".
Lui non sapeva niente, dov'erano il cric, le chiavi, come si toglieva il copricerchione.
S'improvvisò così, per quella sorte sfortunata, da capo in assistente. Si trovò per un'ironia incredibile del destino a farsi aiutare per una volta da chi, come Gianni cieco, era sempre stato oggetto delle sue premurose attenzioni e cure. "Hai visto Rossano" esclamò Gianni quando finalmente ripartirono per Roma, "che come tu sei utile alle persone disabili, anche le persone disabili possono essere utili a te!". Rise divertito e, non appena arrivati alla sede della Lega del Filo D'Oro di Roma, dove si precipitarono a lavarsi le mani imbrattate di grasso, raccontò alle operatrici compiaciuto ciò che era accaduto.
Ma l'abilità di Rossano è stata quella di raccogliere accanto ai soldi anche tanto impegno di persone capaci. L'incontro casuale, vent'anni fa, con Renzo Arbore ha fatto guadagnare all'associazione un testimonial sensibile e convinto, che non riuscirebbe più a staccarsi dall'impegno per la Lega del Filo D'Oro.
E poi i professori della Bocconi, i capitani d'impresa, fino a personaggi dello spettacolo e del calcio, sono stati coinvolti nel suo progetto per realizzare tutto ciò che serve alla miglior qualità della vita dei piccini e degli adulti che una società cinica e brutale relega ai margini o butterebbe addirittura via.
A questo suo impegno, a questa Lega del Filo D'Oro, Rossano è comunque grato. "A volte" dice, "penso che nonostante tutto mi abbia dato più di quello che io a essa ho dato. Nella Lega del Filo D'Oro ho conosciuto quella ragazza che poi è diventata mia moglie. Per i risultati con la Lega del Filo D'Oro ho avuto una laurea honoris causa in Economia. Per questo mio lavoro della chimica delle umanità sono consapevole di non aver mai fatto compromessi a ribasso e ho sempre la serenità al mattino, aprendo gli occhi, di sapere che accanto alla soddisfazione per il protagonismo di qualche istante sto lavorando per l'interesse e la soddisfazione di tanti altri".
Ha i soldi che gli bastano per ciò che gli serve, ha la libertà di organizzare il suo impegno per il raggiungimento degli obiettivi sempre più grandi che si prefigge, ha la soddisfazione e la felicità negli occhi, guardando il tabulato dell'ultimo bilancio, che quei tanti milioni di euro raccolti non servono ad appagare qualche capriccio momentaneo, ma a produrre con un effetto moltiplicatore e travolgente tanti miglioramenti personali e miglioramento sociale. Scorre i numeri, le cifre, i capitoli di spesa e le entrate con attenzione: deve essere pronto all'incontro di domani, sarà a colazione con uno degli uomini più potenti della finanza italiana, con un banchiere di grido, ma non ha soggezione, non ha timore, sa che lo potrà fissare dritto negli occhi in un confronto alla pari, per la consapevolezza di essere anche lui tra i primi nel campo dell'economia che conta di più, l'economia sociale.
Autore: Davide Cervellin