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MA I FATTI SMENTISCONO LE PROMESSE ELETTORALI

Riflessioni sulla Società e la Politica

Ho posto molta attenzione in questi giorni ad ascoltare gli interventi dei leader politici, a leggere i loro programmi, a cercare di carpire da quale parte stiano le ragioni, le proposte che meglio possono contribuire a rialzare questo nostro Paese dal marasma in cui si è andato sempre più impaludando.
E più mi sforzo di capire, più leggo, più ascolto, più confronto le tante promesse, gli slogan con la realtà che vedo e che vivo, più mi vado convincendo che l’Italia è proprio destinata a non rialzarsi, che anche con questa tornata elettorale spenderemo tanti soldi, bruceremo tante illusioni e ci troveremo poi a fare i conti con un dopo che è come il prima, con un nuovo che è come il vecchio, con altri che alla fine sono come questi.
Non è proprio possibile solo immaginare dove trovino i soldi per ridurre le tasse, costruire gli asili o i ponti, garantire il minimo vitale a tutti e via promettendo, se già oggi gli ospedali non hanno i soldi per pagare i fornitori, i fornitori della Pubblica Amministrazione attendono ancora i soldi per le forniture di 10 o 15 anni prima, così da costringere molti a non fornire più gli enti o gli organismi dello Stato.
Come è possibile immaginare che questo Paese si incammini sulla strada della competitività se una variante ad una banale pratica edilizia necessita di 5-6 mesi per concludere il suo iter, se ogni giorno che si vuole fare, in questo Paese dove evidentemente è meglio chiacchierare, si scoprono nuovi balzelli, nuovi contorti percorsi burocratici che richiedono carte bollate e consulenze da pagare?
Come si può pensare che le cose cambino se da un lato ti dicono che ti riducono le imposte, che ti danno un contributo e poi dall’altro gli stessi che promettono organizzano procedure da espletare i cui costi sono superiori alla riduzione delle imposte o ai contributi elargiti?
E’ un paese pieno di paradossi, dove la grande attenzione delle famiglie alle giovani coppie si scontra poi con la brutalità dei regolamenti per l’inserimento dei bambini negli asili nido e nelle scuole d’infanzia dove, ad esempio, è previsto come titolo preferenziale il reddito e certamente avrà reddito più basso un nucleo familiare dove uno dei coniugi non lavora e quindi “può anche accudire il figlio” piuttosto che quell’altro nucleo dove entrambi i coniugi lavorano e necessariamente necessitano di un servizio come l’asilo nido o la scuola d’infanzia, ma il reddito sarà più alto e quindi non potranno accedere al servizio stesso.
Il nuovo qualcuno lo fa transitare attraverso l’inserimento, pur sempre verticistico, nelle liste elettorali di nomi-simbolo (il sopravvissuto all’incidente Thyssen di Torino, la precaria del call center di Palermo, la ventiseienne campana entusiasta della politica, la giovane ricercatrice romana o il presidente dei giovani imprenditori, il presidente di Federmeccanica, un sindacalista irriducibile della CGIL, una radicale della prim’ora e una teocon intransigente), ma con questi simboli, che peraltro si annullano l’un l’altro, come si può solo immaginare che le cose possano cambiare?
D’altro canto, dall’altra parte, oltre il nome Partito delle Libertà, si predica il ritorno ai dazi, alle barriere doganali, alla salvaguardia dei monopoli, alla difesa di lobby consolidate, quasi la parola libertà avesse smarrito il suo significato originario per assumere quello che una volta noi che studiavamo educazione civica e andavamo a consultare i dizionari conoscevamo come licenza.
Sono rimasto forse tra i pochi a credere che per livelli di responsabilità ci vogliono competenze ed esperienze poiché, se così non è, si resta in balia degli altri, quegli altri che hanno sempre finora fatto la politica e che per la loro politica ci hanno condotto al punto in cui siamo.
Noi oggi, a scorrere le liste elettorali, vediamo invece il prevalere di uomini e donne d’immagine, di simboli, di semplici acchiappatori di voti e di facili consensi, quelli che non richiedono ragionamenti, discussione, ponderate riflessioni, ma semplicemente facile identificazione o semplicistica adesione.
Mi sto proprio convincendo, con il passare dei giorni che, senza voler essere pessimisti, solo per il fatto di voler vedere chiaro, è proprio necessario non riporre alcuna fiducia negli uni come negli altri e attendere che giunga presto il momento in cui toccheremo davvero il fondo per trovare il coraggio, così, di spazzare via tutti e ricominciare.
A voler proprio giustificare qualcuno, trovo più chiarezza e coerenza nei programmi dei piccoli partiti anche se, votarli, qualcuno strilla essere gesto inutile.
D’altro canto non è in nessun modo possibile riformare lo Stato con quelli che di questo Stato finora hanno vissuto; non è possibile tagliare la spesa parassitaria se non si tolgono di mezzo quelli che vivono da parassiti; non si può riformare la scuola e la giustizia se non si mettono da parte quelli che hanno dissestato la scuola e fatto perdere al cittadino la speranza di vivere in uno Stato di diritto; non si può migliorare la sanità se non si espellono da essa tutti quelli che con la salute dei cittadini non ci azzeccano un bel nulla; non si può pensare di ridurre le tasse se non si tagliano drasticamente i costi superflui, riducendo ad esempio, il numero degli enti locali a quelli con popolazione superiore a 5.000 abitanti, eliminando i tanti consorzi o le inutili municipalizzate, accorpando gli enti di assistenza e magari, perché no, abolendo le province.
Mi piacerebbe che gli onorevoli Silvio Berlusconi, Walter Veltroni, Ferdinando Casini ecc.., guardandosi allo specchio appena finito di radersi, quando non devono ancora confrontarsi con gli obiettivi delle telecamere o con le platee dei sostenitori, si chiedessero se sono davvero nel profondo convinti di ciò che vanno promettendo, se onestamente pensano di fare ciò che dicono o se, invece, sono convinti che questo nostro popolo italico sia così idiota da credere alle loro promesse.
Sarei davvero contento se accadesse che la politica non la si facesse più per mestiere ma solo per prestare per un periodo le proprie competenze e conoscenze per la realizzazione degli interessi comuni e davvero per la crescita del proprio Paese.
Se così non accadrà presto il nostro Paese verrà spinto lentamente ma inesorabilmente verso un declino dal quale difficilmente le generazioni future potranno farlo riemergere.


Autore: Davide Cervellin