Dicembre 2011
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IO BEVO L’ACQUA DI RUBINETTO

L’acqua di cui siamo fatti, l’acqua dei torrenti e dei fiumi, l’acqua dei mari, l’acqua della pioggia, quella da bere, l’acqua che si fa ghiaccio, l’acqua che è grandine e distrugge, l’acqua che si fa vita nei pesci , negli animali e nelle piante, insomma un bene preziosissimo ed insostituibile di cui troppo spesso si ignora l’importanza, che si spreca pensando che sia inesauribile ed invece non è così.

I paesi civilizzati, disponendo di sofisticate tecniche di raccolta e distribuzione, ne consumano quantità eccessive per l’irrigazione in agricoltura, per i lavaggi ed i raffreddamenti industriali, per produrre energia, per gli usi personali.

Tutto questo impoverisce le falde ed i bacini di raccolta; per contro nei paesi in via di sviluppo l’acqua si perde nei percorsi verso il mare, nelle aree desertiche e troppo spesso non è sufficiente a soddisfare i bisogni primari di quelle popolazioni.

Per il controllo dell’acqua si sono fatte e si fanno le guerre ed è forse questo il segno più profondo in cui l’uomo ne riconosce l’importanza.

Ciascuno di noi può fare la sua parte per non sprecare questo bene prezioso: usare nella rubinetteria di casa i riduttori di flusso, lavarsi non utilizzando inutilmente l’acqua corrente, installare sciacquoni del wc a doppia erogazione, in caso di ristrutturazione dell’abitazione o di costruzione di nuove case prevedere il doppio circuito per il riutilizzo delle acque di scarico, raccogliere le acque piovane per scopi non potabili quali l’irrigazione ed i bagni.

Tutto questo già ci permetterebbe un grande risparmio e quindi una maggior conservazione di questo prezioso elemento della vita.
Un discorso a parte va fatto poi per l’acqua da bere, quella che un tempo raccoglievamo dalle fonti (chi non ricorda la buona acqua delle fontanelle romane?) ma anche dalle tante fontane delle nostre città e dei nostri paesi, fontane che, ormai rare, ritroviamo soltanto nei borghi di montagna.

Poi c’è  stata l’acqua degli acquedotti che arriva direttamente all’interno delle nostre abitazioni e che oggi, sempre più per l’uso di cloro come disinfettante, ha lasciato il posto al consumo dell’acqua in bottiglia.

Su questa nuova necessità trasformatasi quasi in una moda sono nate fior fior di aziende di imbottigliamento e di distribuzione che, se da un lato creano occupazione e movimentano danaro, dall’altro contribuiscono ad alimentare gli elementi di criticità di questo nostro modello di sviluppo.
Sarà forse positivo far circolare migliaia di camion inquinanti a portare acqua di qua e di là producendo tonnellate di rifiuti di vetro e di plastica, illudendo la gente di bere acqua di risorgiva montana quando invece l’imbottigliamento spesso avviene dalla falda di territori intensamente antropizzati e a forte densità industriale?

E poi che dire dell’ultima moda di usare i depuratori? Quelli che magari, togliendo tutte le particelle minerali, favoriscono lo sviluppo di batteri.

Insomma, dovremmo essere più attenti nel consumo personale dell’acqua senza farci condizionare da facili mode che nascondono la furba capacità di far business di qualcuno.

Autore: Davide Cervellin imprenditore e opinionista a 360°