Con lo sferragliare dei freni accentuato dall'umidità, mi trovo d'improvviso affiancato da un grande camion rombante con la sua massa imponente, ricoperto da un grande telone colorato e su tutto prevale un odore forte quasi nauseabondo, acre, di chissà quanti maiali accalcati nel ristretto spazio del cassone.
Grugniti, urli più acuti, i musi tondi schiacciati a respirare con le narici aperte tra le sbarre delle sponde; quei musi forti a me ben noti quando nel cortile della casa paterna gli davamo delle patate o delle zucche da mangiare.
Ed era in un istante, con morsi vigorosi, che veniva ripulito tutto.
Sono pigiati lì con i loro corpi grassi, setolosi, un po' sporchi con le loro codine corte quasi a spirale come una molla; quella coda che io bambino dovevo tenere stretta nella mano quando il maiale veniva condotto fin verso il tavolato dove con un fendente sicuro mio padre lo sgozzava con il lungo coltello, facendo zampillare il sangue caldo sul terreno freddo che subito lo faceva rapprendere in grumi scuri.
E io ci ho messo tanto tempo a capire che quel mio ruolo era assolutamente superfluo, ma tant'è; in quei momenti congestionati sull'aia anche io mi sentivo importante come mio padre "matador" o norcino che nei mesi invernali, quando il lavoro nei campi era poco, da uomo capace si dava da fare, arrotondava il magro reddito contadino uccidendo i maiali in paese e si spingeva fino negli angoli più lontani della provincia.
Era quasi un rito, finito di "guarnar" le bestie, caricare sulla sua vespa grigia la sporta di coltelli ben lucidati la sera prima e la macchina per tritare la carne e insaccarla nei budelli opportunamente sgrassati, lavati e aromatizzati con del vino bianco fatto bollire con limone salvia, rosmarino e chiodi di garofano.
Che lontani quei giorni! Anche se mio padre ha lasciato un po' della sua passione e maestria a mio fratello che ancora oggi quando arrivano i primi giorni freddi uccide i maiali che alleva per fare salami, soppresse e pancette per i tanti che ancora desiderano mangiare un prodotto casereccio e genuino. Questa è una delle vecchie tradizioni contadine ancora consentite dalla legge, che pure ha introdotto severi requisiti e procedure per la salvaguardia dell'igiene.
Ma i maiali ora che il camion ha ripreso la sua corsa probabilmente verso il luogo della loro morte, con la scia e l'odore che mi lasciano e che non vedo l'ora che una folata d'aria se lo porti via, i maiali sono anche inspiegabilmente, nell'immaginario di tanta gente qualcosa di sporco, di proibito, quasi di trasgressivo e dire che non fanno nulla di più di quello che fanno tutti gli altri animali anzi, mi pare che degli animali domestici la caratteristica più forte, più evidente sia la loro violenza assieme ad un po' di ingordigia. Non sono forse sporchi anche i cani quando con evidente piacere si rotolano sullo sterco di qualche animale o umano incontrato sul loro percorso? E che dire poi delle galline che razzolano sul letame a cercare chissà cosa? E tanti altri esempi potrei elencare...
E allora non capisco perché venga additato come porco, maiale chi gode del sesso, come se questo fosse cosa sporca o non appartenga a tutte le specie animali, come ai cani, ai cavalli, ai conigli.
Che strana ipocrisia! Forse per la nostra cultura cattolica il sesso è cosa sporca e quindi chi lo fa è come gli animali. Mi pare invece più congruente la raffigurazione con l'immagine del porco o del maiale per chi è ingordo e violento e questo davvero caratterizza molte persone nel nostro tempo: ingordigia di danaro, ingordigia di potere, ingordigia di protagonismo e uso di violenza per avere danaro, potere, protagonismo.
Ho superato la chiesa, ho svoltato all'angolo la locanda Aurilia, dopo la scuola elementare e il supermercato, mi avvio rapido al ponte sul fiume Muson e penso a come si trasfigurino in maiali tante persone che conosco, che sono costretto a frequentare o che per fortuna mi sono più distanti ma tuttavia incombono col loro ruolo e le loro azioni anche sulla mia esistenza come su quella di tanti altri cittadini. Persone apparentemente innocue e invece nell'intimo assatanate del loro egoismo, della loro necessità di avere sempre e comunque un ruolo anche quando dicono di fare del bene.
E di questa gente non ci sbarazziamo facilmente come dei maiali che portiamo al macello e di questi subiamo sempre la loro negatività anziché godere del piacere di una buona fetta di salame col pane caldo o del gusto di una pancetta soffritta in un saporito sugo col radicchio di Treviso per la pasta.
Sono costretto proprio a considerare i maiali, quelli veri, quelli animali, migliori e più utili di tanti nostri politici, di tanti nostri ometti che qua e là ammorbano il benessere sociale impedendo con la loro esistenza che tanti di noi possano essere un po' più felici.