Documento senza titolo
Documento senza titolo
scarica il giornale
Scarica la tua copia del giornale in formato pdf
 
www.bioepil.net
ROC Tappeti
Goppion Caffè
AXO Sport
Mostra nazionale vini Pramaggiore
News Belluno
SIIT3

Forte come un minatore

Tredicesima puntata

La discussione è vivace sui criteri di perforazione, sulle quantità di ferro e cemento, il numero di operai necessari per ciascun turno di lavoro. Intorno al tavolo di quel bel ristorante della Carinzia in riva al Faakersee, con la tovaglia a fiori, i grandi piatti di porcellana e l'argenteria, gli uomini d'affari -il direttore della società costruttrice delle opere autostradali, il suo assistente e una delegazione proveniente dall'Arabia Saudita- tra una portata di carni alla griglia e funghi, del buon vino friulano e una sacker tort, quasi non hanno cura del tempo che trascorre così immedesimati come sono tra le bontà della tavola e l'interesse per gli argomenti di lavoro. Rocco, il direttore, un bell'uomo dai lineamenti marcati sui trentotto, quaranta anni, le grandi mani, quasi in contrasto con il bel vestito in lana pettinata, la camicia di seta bianca con una cravatta viola di Valentino, guida la conversazione con sicurezza, argomentando pacato con la sua bella voce ferma chiedendo di quando in quando al suo assistente di fornire dei dati su questa o quella attività già svolta: ponti, gallerie… realizzati in diverse parti d'Italia, in particolare nelle opere autostradali in Friuli e in Austria.
I Sauditi apprezzano visibilmente la competenza e le capacità espositive di Rocco e, forse complice il buon pranzo, manifestano una grande disponibilità a firmare il contratto per l'avvio della costruzione di un'importante opera viaria nel loro paese. Rocco seppur giovane ha veramente l'aria di conoscere le cose di cui va parlando. Sembra quasi che, oltre ad avere studiato ingegneria civile laureandosi a pieni voti, abbia partecipato direttamente come un operaio nell'esecuzione di questo o quel lavoro, nella conduzione di questa o quella macchina, come se quelle sue grandi mani siano il segno tangibile che lui è abituato a lavorare non solo con la testa. E' per ciò che può parlare fin nei dettagli di colate di cemento o di messa in sicurezza dei cantieri. L'argomento nel quale tuttavia traspare ancor di più il suo entusiasmo è quello delle perforazioni dei tunnel. Lui, cresciuto sin da piccolo coi racconti del padre che tornava dalla miniera dove ancora si lavorava di piccone rischiarandosi con la lampada ad acetilene, non riesce a trattenere quasi un fervore narrativo nel spiegare dei prodigi della "talpa" direzionale con la quale si possono risparmiare davvero tanti uomini e realizzare in tempi brevi opere ciclopiche.
Finito il pranzo una bella escursione in barca e poi, dopo la visita all'ultimo cantiere, l'appuntamento alla sera per accompagnare i clienti in un locale di Klagenfurt dove, dopo una ricercata cena, i suoi ospiti ascoltando della buona musica dal vivo possono apprezzare una qualche fanciulla sulle ginocchia.
Pochi giorni dopo, con ancora la gioia per l'importante contratto procurato alla sua ditta, ispezionando i lavori del cantiere, si accorge all'improvviso di vedere tutto annebbiato e poi, in una successione rapida, sparire le luci, i colori, le ombre, i volti degli operai intorno, le sagome delle montagne ricoperte di boschi… calare d'improvviso il buio.
Una corsa affannata al vicino ospedale, consultazioni mediche, trasferimento all'ospedale di Udine, ma la vista non torna più. Non si capisce per quale ragione: un'intossicazione di farmaci o alimentare, o la puntura della zecca mediterranea (sindrome di Laims). Pare proprio comunque che sul recupero della vista non ci sia davvero più speranza.
L'uomo caparbio, preparato, gioviale e deciso, si trova confuso, smarrito in questa improvvisa perdita di identità, mancanza di ruolo, ignaro del da farsi. Come potrà dirigere il cantiere, esaminare i progetti, controllare l'esecuzione delle opere ora che è costretto a muoversi a tentoni, a camminare incerto aggrappandosi con quelle sue grandi mani al braccio di questo o quella per spostarsi, per andare a fare una visita di controllo, per recarsi in qualche ufficio o presso la direzione della sua azienda, dove ormai si sente fuori posto. Tutte le sue competenze, le sue esperienze le sente ormai incompatibili con questa sua condizione di cieco. Deve assolutamente prima di impazzire, lui che è abituato ad avere un ruolo, a fare, trovare rapidamente una sua nuova dimensione, un'identità compatibile con questo suo status di disabile. Il ritaglio di giornale nelle mani del suo assistente gli ridà speranza: si parla di un computer che, con degli appositi programmi, permette di leggere la carta stampata e i contenuti del video con la sintesi vocale. "Un computer…" sospira Rocco.
"Ingegnere sono già quindi una certa propensione alle cose tecniche non mi manca. Vorrà dire che, anziché di opere civili, approfondirò e mi occuperò di informatica". Non trascorrono troppi mesi e le mani di Rocco si muovono agili sulla tastiera a scrivere lettere, a consultare banche dati, concentrato nell'ascoltare quello che la voce un po' metallica dell'altoparlante posto vicino al video, gli legge. "Posso ancora fare!" racconta felice alla sera tornando dalla sua compagna. "Devo trovarmi un'occupazione che metta a frutto le mie tante esperienze, la mia capacità di relazione e la possibilità che ho comunque di gestire autonomamente l'informazione. Forse è necessario tornare nella mia terra, tra quelle montagne abruzzesi sulle pendici della Maiella dove mio padre, riemergendo dalle viscere della montagna nel cuore della notte, gioiva nel perdere il suo sguardo a guardare le stelle, e poi saliva il sentiero un po' a piedi, un po' su quella vecchia bicicletta nera con qualche chiazza di ruggine, fino a raggiungere il paese al mattino e salutarci prima che partissimo per la scuola."
Terra dura di pastori e minatori dalla quale Rocco si era riscattato ripagando le fatiche dei suoi genitori con il suo impegno e con la rapida scalata sociale attraverso il lavoro. Ora tra quella gente, ferito, indebolito dalla cecità, vuole tornare per ricominciare un percorso, per trovare un nuovo riscatto sociale.
L'occasione non manca: c'è da rinnovare il consiglio comunale e da fare il nuovo sindaco. Qualcuno dei suoi amici gli dice che lui può candidarsi perché, in fin dei conti, di esperienza e di conoscenza ne ha da vendere, e poi mica è così handicappato visto che con il computer parlante può anche leggere da solo i documenti e scriversi le relazioni e le lettere. Sembra una cosa impossibile, ma è un consenso plebiscitario: Rocco è sindaco a furor di popolo, voluto da quella gente che lo sente suo, che lo percepisce per quella sua debolezza di cieco ancor più vicino ai tanti bisogni da soddisfare, ai tanti problemi da risolvere. Ci sono le commissioni edilizie, le giunte con all'ordine del giorno i servizi sociali, l'ampliamento della scuola, l'appalto per l'asfaltatura delle strade, le riunioni in comunità montana sul piano di sviluppo del Parco e mille altre cose ancora che riempiono le sue giornate cancellandogli ogni rimpianto per i giorni presso i cantieri o a discutere di contratti.
Rocco ha comunque un ruolo sociale importante, i suoi figli crescono orgogliosi di quel loro padre che per strada tutti salutano con un sorriso, consapevoli di doverlo fare per primi dato lui non li può vedere. Finisce il primo mandato e tutti lo rivogliono sindaco, quasi questo incarico non possa essere ricoperto da nessun altro al di fuori di lui.
Il vecchio padre che si muove curvo a piccoli passi con il bastone di legno pieno di nodi, come è stata probabilmente la sua vita, si avvicina al tavolo sulla terrazza oltre alla quale si staglia alta la punta rocciosa della loro montagna. Il profumo del formaggio di pecora, il prosciutto tagliato a coltello e la forte fragranza del ragù che condisce il piatto di pasta fumante, uniscono Rocco e suo padre in un raccontarsi tenero di fatti del passato e del presente. Il vecchio padre lo fissa negli occhi spenti, gli guarda le mani sicuro della loro gran capacità di fare. Sorride per quel figlio forte, intero, temprato come lui, minatore, dalla durezza della vita.
A Lama dei Peligni, paese della pasta e della lana, c'è anche un sindaco cieco e perché dirlo? Rocco è solo un bravo ed onesto amministratore, e in questi tempi dove la corruzione e la mancanza di etica, sono dilaganti tra coloro che scelgono la politica, lui è davvero un esempio da additare alle alte cariche istituzionali e dello stato e da seguire per tutti quei giovani ancora integri che vogliono spendersi per il bene comune.
Paolo l'ha conosciuto per caso durante la festa per un gemellaggio organizzato tra il suo paese della grappa e quello di Rocco della pasta. Dopo i discorsi dei politici, degli uomini di cultura, loro due quasi per caso si ritrovano uno accanto all'altro, l'uno cieco l'altro paralizzato, ma entrambi più ricchi di quelli che intorno appaiono normali di energia vitale, di capacità di comunicare, di consapevolezza di non essere poi tanto diversi. Si sorridono e, mentre la grande mano di Rocco cerca di stringere quella storpia e richiusa di Paolo, un brivido li unisce e nasce un sentimento di condivisione che non li lascerà mai più.
Autore: Qui risparmio