E sennò… una mucca, un maiale quattro galline e un orticello
Ecco rapido giungere l’anno alla fine; l’America ha un nuovo Presidente, gli equilibri mondiali cambiano con gli Stati dell’Asia sempre più forti e la globalizzazione dei mercati che prima ha fatto scricchiolare e poi ha messo in ginocchio le economie di Paesi che mai si sarebbero aspettati di vivere tempi di recessione.
I giornali e i media anticipano e amplificano ciò che ancora non c’è, e la politica nei palazzi romani, nei consigli regionali, nelle amministrazioni degli oltre 8.000 campanili non ha la capacità, non ha il coraggio di trovare le soluzioni; temendo di scontentare questo o quello, assume iniziative che non soddisfano nessuno.
Rischiamo di sembrare qualunquisti nel dire che tutta la politica è nel caos più totale, ma tant’è, quando in un Paese l’opposizione si solleva per l’aumento dell’iva sugli abbonamenti Sky che certamente sono in possesso di quelli a cui finora non son mancati i “schei”.
Allora vuol dire che abbiamo perso proprio la bussola che, per dirla con le parole del premio Nobel Saramago, la cecità ha colpito tutti cosicché più nessuno vede la realtà e non resta che annaspare a caso.
Ma sotto l’albero vorremmo trovare dei doni che ci facciano tornare l’ottimismo; vorremmo non essere più martellati da voci di Cassandre che ci dipingono un futuro nero e pieno di sciagure perché finalmente, toccato il fondo, abbiamo ritrovato la direzione giusta per vivere con i giusti valori nella serenità e nell’equità di un benessere diffuso.
Allora vorremmo che accadesse quel che finora non è mai accaduto:
-che cambino radicalmente la scuola e l’università, diventando istituzioni primarie con al centro di ogni intervento i fanciulli e gli studenti e non più le corporazioni di insegnanti, bidelli…Una scuola e un’università con la capacità di educare a crescere saperi, selezionare, valorizzare per ciascuno le abilità e far prendere atto dei propri limiti; in grado di trasmettere il fare accanto all’elaborare e al pensare; un’università con meno fantasmagorici, illusori e dannosi indirizzi con l’accesso alle facoltà a numero chiuso così da non sfornare più architetti, psicologi, avvocati e tante altre figure che una volta in possesso di titolo si complicano e complicano l’esistenza degli altri per giustificare il loro ruolo;
- che la sanità venga riformata introducendo un approccio non più aziendalistico ma legato alla missione, alla vocazione del medico a curare. La salute è un bene insostituibile che non ha prezzo e un Paese civile ha il dovere di sostenerla e realizzarla per tutti quindi i medici sul territorio devono fare i medici e non gli impiegati, gli ospedali devono essere improntati alla cura e gli aspetti amministrativi devono essere razionalizzati e concentrati in una o poche unità per ciascun territorio regionale. Che senso ha che ogni Asl, nonostante non goda di alcuna autonomia rispetto alla regione, disponga di un apparato amministrativo quando in uno Stato organizzato secondo i criteri dell’efficienza basterebbe l’amministrazione della regione a governare tutti i presidi volti a erogare salute e fare prevenzione?
- Per ridurre la burocrazia che genera costi e malcontento bisogna: tagliare rami dell’amministrazione che non servono o servono poco; così si potrebbero liberare un’enormità di risorse da destinare laddove realmente servono i soldi (scuola, infrastrutture, servizi alla persona, cura dell’ambiente); bisogna eliminare le Province e ridurre il numero dei Comuni solo a quelli con numero di residenti superiore a 5.000.
Altro che dove cercare i soldi!!!! Ne troveremmo a valanghe per fare cose buone e ridurre le tasse.
-avere la capacità di guardare avanti concentrando davvero la ricerca per l’innovazione nei settori della cura dell’ambiente, delle energie pulite e rinnovabili, dei sistemi di trasporto non inquinanti, dei beni e dei servizi che realmente fanno la differenza nella qualità della vita della gente.
L’innovazione e l’economia, voglio sperare per il nostro Paese, non siano soltanto reality, entertainement e fiction; vorrei davvero avessimo dal 2009 la capacità di fare di meglio, di fare di più.
Sotto l’albero vorrei i tre doni che ho chiesto già l’anno scorso e che - forse perché non ero stato troppo buono - non avevo trovato: riduzione della spesa pubblica, cambiamento radicale della scuola in senso meritocratico, recupero effettivo del potere d’acquisto dei salari.
Questa volta ancora spero, ma se sotto l’albero non troverò nulla, vorrà dire che non mi resta che uccidere la speranza e ritirarmi da qualche parte dove poter vivere con pochi affetti: una mucca, un maiale, quattro galline e un orticello, possibilmente senza più bisogno di Stato.
Autore: Davide Cervellin