COME I PASTORI DI D’ANNUNZIO
Riflessioni sulla Società e la Politica a cura di Davide Cervellin
E’ tutto un correre alla ricerca di zaini, astucci, quadernoni, copertine per i libri; insomma, prima ancora che la scuola incominci, è un gran affare commerciale che svuota le già magre tasche di tante nostre famiglie.
I libri, tutt’altro che gratuiti, sono davvero tanti ed inspiegabilmente voluminosi.
Si assiste quasi ad un’inversione dei valori: tanto materiale, tanti libri e sempre più ignoranza come peraltro rivelano le statistiche dell’Oxe che ogni anno ci colloca sempre più in fondo alla classifica degli apprendimenti.
Ignoranti i nostri ragazzi, ignoranti nella scrittura e nella lingua, ignorantissimi in matematica, con una scuola che costa sempre di più alle famiglie ed allo Stato con tanti titoli elargiti che non valgono nulla che, alla prova della vita, brutalmente selettiva, si rivelano inutili.
Tante riforme, ruoli nuovi, dichiarata autonomia e alla fine sempre più confusione.
Mi viene da pensare che nostra scuola, prima che un comparto strategico per lo sviluppo del Paese per il futuro dei nostri giovani, sia concepita come un grande ammortizzatore sociale, dove collocare centinaia di migliaia di persone che troppo spesso, oltre a non avere la passione per il mestiere importante ed insostituibile di insegnante, non ne hanno neppure le capacità.
E così, anche dopo l’innalzamento dell’obbl-go scolastico ai 18 anni, tutti quelli che non avevano nessuna voglia di studiare eccoli sui banchi di scuola di questo o quell’altro istituto professionale o liceo tecnico dove ci si guarda bene dall’insegnar loro “a fare “ e si pretende che studino le materie come si fa al liceo classico e scientifico.
Non ci fa pensare il fatto che, anziché fare educazione fisica, correre, saltare, fare il quadro svedese, le parallele, si deve studiare sul libro?
Non ci lascia perplessi scoprire che nei corsi per acconciatura o di moda ci sono più ore di chimica, anatomia, merceologia piuttosto che sana e buona pratica su come tagliare o lavare i capelli, disegnare un vestito, tagliare e cucire una stoffa?
E poi ci si chiede perché c’è tanto abbandono scolastico, perché se abbiamo bisogno di un idraulico, un muratore, un elettricista, un carpentiere, un falegname, un infermiere, un assistente per una persona non autosufficiente dobbiamo rivolgerci ai tanto vituperati extracomunitari.
E che dire poi dei poveri alunni disabili, anche loro merce di scambio; prima ancora che alla loro educazione e formazione si pensa a collocare oltre 90.000 insegnanti di sostegno che di bambini disabili quasi sempre ne hanno appena sentito parlare e che, appena hanno conquistato il punteggio necessario, pensano a fare altro.
Ecco centri che stampano libri ingranditi per bambini che non potranno mai leggere, cooperative che forniscono trasporti, insomma certamente gli alunni disabili servono a dar lavoro anche se poi a causa di una scuola che non dà loro niente non potranno, diventati adulti, essi stessi lavorare.
“E’ settembre, andiamo, E’ tempo di migrare. Ora in terra d’Abruzzi i miei pastori lascian gli stazzi e vanno verso il mare”, recitano i versi della poesia “I Pastori” di D’annunzio e io credo che, adesso che i nostri figli torneranno scuola, in quelle tante aule non ancora a norma, prive di materiale adeguato, anche a noi vien voglia di migrare, magari verso la Finlandia, terra di laghi e di betulle, dove la Scuola ha ancora la S maiuscola ed i ragazzi la frequentano davvero per imparare e per essere, una volta cresciuti, competitivi nella vita.
Autore: Davide Cervellin imprenditore e opinionista a 360°