
Davide Cervellin imprenditore
e opinionista a 360°
E’ quasi un vezzo di noi italiani avere la casa bella, la casa in ordine, la casa come distintivo del proprio benessere e livello sociale.
In molte parti d’Italia, come nel nostro Veneto, questo è ancora più accentuato ed è stato, e forse è ancora, il modo per spendere un po’ di danaro in maniera non visibile al fisco.
E’ noto infatti che molte cose si fanno in economia o comunque senza richiedere la fattura, dato che con la fattura i costi aumentano di molto e quasi mai si ha la convenienza nel richiederla.
Ma tant’è: lavorano lo stesso i muratori, i carpentieri, i falegnami, gli idraulici, gli elettricisti, insomma intorno alla casa c’è un’economia di micro e piccole imprese che distribuiscono benessere e ricchezza, che rendono il tessuto sociale in grado di sostenere i costi della quotidianità, che in qualche maniera restituiscono al fisco attraverso il pagamento dei contributi dei dipendenti e dell’iva sui consumi di tanta e tanta gente.
Non va sottaciuta l’importanza che il settore edilizio ha nella regolarizzazione degli extracomunitari visto che i nostri giovani studiosi diplomati e laureati non si dedicano più all’uso della cazzuola, a tagliar pietre, a lavorare il legno, cosicché tanti moldavi, serbi, albanesi, rumeni, marocchini ecc.. lavorano con impegno e perizia a costruire ed abbellire le nostre case, evitando così che gli stessi ingrossino le fila del crimine.
In questo momento, tuttavia, dove davvero sarebbe più importante ristrutturare che costruire ex novo, non sempre questo risulta così semplice, vuoi per il quadro giuridico incerto e confuso, e vuoi per gli alti costi della manodopera, dei materiali, ma soprattutto della burocrazia e dei consulenti professionisti necessari a soddisfarla.
E’un fase storica questa dove, accanto all’idea del bello di cui parlavamo prima, si sovrappone l’esigenza di un miglioramento qualitativo dell’abitare sia per rispondere alle esigenze del rispetto dell’ambiente, che per realizzare il risparmio energetico.
Oggi, infatti, più di un tempo, disponiamo di materiali e tecniche costruttive che ci facilitano la predisposizione di ambienti di vita più salubri (pensiamo al ricambio d’aria e alla riduzione dei campi magnetici), acusticamente e termicamente più isolati.
Possiamo utilizzare in maniera più razionale un bene così prezioso come l’acqua, realizzando il doppio circuito che permette di non rendere superfluo e sprecare l’acqua dei pluviali o degli scarichi dei lavelli per essere utilizzata per gli sciacquoni dei wc.
E poi senza sprecare gas, gasolio e chissà quale altro combustibile, con i raggi del sole si può riscaldare l’acqua e produrre energia elettrica, magari laddove c’è, anche ricorrendo al vento.
Quando si può costruire ex novo, l’uso del legno al posto dei mattoni e del cemento fa risparmiare tanta energia e permette di tener vivi i boschi e le foreste, ma tuttavia, accanto a tutte queste meravigliose disponibilità di soluzioni, di conoscenze, di opportunità per migliorare il nostro benessere e rendere l’ambiente costruito più a nostra misura, i costi delle procedure autorizzative per costruire sono diventati così elevati che a volte questo è reso impossibile.
Se sono elevati infatti i costi dei materiali (si pensi soltanto all’impennata del 40-60 % del costo dei metalli – ferro, rame, alluminio), al costo della manodopera (25/50 euro l’ora), i costi davvero incredibili oggi sono quelli che si devono sostenere per le procedure di messa in sicurezza dei cantieri per la progettazione e le procedure autorizzative dove architetti, ingegneri, geometri hanno davvero dove sguazzare producendo parcelle da capogiro e quel che è peggio, per produrre carta, carta e carta senza che la sostanza del costruire e della tutela del lavoratore nel costruire sia davvero salvaguardata.
Speriamo sia davvero finita la politica degli annunci e, trascorso il mese di agosto, ci sia davvero il piano casa, ci siano davvero nuove leggi che ci consentano di affrontare più serenamente la decisione di costruire la nostra casa e di rilanciare così questo comparto edilizio che nell’ultimo anno e mezzo ha subito un drastico - e meritato - arresto.
E speriamo davvero che il rilancio sia nel segno della qualità costruttiva e non della speculazione come è stato in passato: basta con la cementificazione selvaggia per costruire residenze di 60 mq dove a viverci si diventa pazzi o a distruggere aree verdi per costruire capannoni e capannoni oggi desolatamente vuoti dato che il presunto modello di sviluppo, di produzione all’infinito fortunatamente non c’è stato.
Sarebbe davvero auspicabile che molta meno gente si laureasse in architettura dato che, anzichè di troppi di questi, abbiamo bisogno piuttosto di muratori e che il Parlamento facesse leggi non per criminalizzare gli extracomunitari ma per far sì che molti dei nostri giovani ritornino a fare ciò che è necessario fare; poiché davvero, se questo non accadesse, solo gli extracomunitari resterebbero la nostra salvezza per conservare sui nostri territori le attività produttive.
E smettiamola di essere così ipocriti da non vedere che nella precarietà di questa povera gente tanti di noi con i patronati, con le organizzazioni sindacali o parareligiose ci guadagnano e si sono inventati un lavoro e un’economia, questa sì che davvero non serve ad un paese civile.