BEN VENGA LA CRISI!
Riflessioni sulla Società e la Politica
Davide Cervellin imprenditore
e opinionista a 360°
Ho girato in questi giorni una porzione d’Europa e, nonostante ciò che ci raccontano i giornali e la televisione, non ho proprio trovato questa disperazione, questa cupezza nei visi e nel comportamento della gente.
I ristoranti erano pieni, tante auto e camion intasavano le autostrade, tanti cantieri davano il segno di un dinamismo, di una vira pulsante, della crescita.
Certamente qualcosa sta cambiando, degli equilibri si vanno rompendo, dei castelli di sabbia crollano e, forse, tutto questo non è male.
C’è molta omertà negli apparati di potere ad informare e forse questo perché è solo chi ha avuto ed ha il potere che è responsabile di quello che sta accadendo.
Di sicuro chi ha fatto i soldi delocalizzando ha contributo ed accelerato lo smantellamento di alcuni settori produttivi del nostro Paese; hanno fatto tanti soldi per sé ed ora, ipocritamente, lamentano la mancanza di mercato e la necessità di chiudere le fabbriche e lasciare a casa gli operai.
C’è tanta gente che è vissuta al di sopra di ogni logica possibilità vivendo e giocando con soldi virtuali e oggi, che il gioco non è più favorevole, si trova disorientata e priva di prospettive.
Tutto quello che succede, tuttavia, io credo sia un gran bene perché forse ci costringerà a riconsiderare ciò che è utile, ciò che è autentico, ciò che è vero, a distinguere ciò che, insomma, è reale dal virtuale.
Avevamo ed abbiamo smarrito il significato di parole come lavoro, istruzione, relazioni sociali; pensavamo, e ancor molti pensano, che si potesse vivere giocando a spostare valori col mouse davanti al computer o a raccontare qualche miseria in televisione o ancora ad inventarsi fantomatiche professioni di assistente agli acquisti, di formatore alla conduzione di un cane, di esperto di chissà quale qualità, di conoscitore della sicurezza, di tutore del formalismo giuridico e via raccontando, dato che l’elenco delle professioni inutili è davvero infinito.
E ciò facendo abbiamo perso l’idea stessa di ciò che significa lavorare il legno o la pietra, costruire oggetti, curare le persone, coltivare la terra e, magari, financo farsi delle buone tagliatelle in casa così da non avere l’ansia se la pasta industriale è aumentata del 60-70%.
Insomma, la crisi, se arriverà veramente, potrebbe essere una grande occasione per ritrovare la bussola, per capire che dobbiamo cambiare stile di vita, che dobbiamo davvero rifondare la scuola, che dobbiamo attribuire significato diverso alle relazioni sociali, che dobbiamo saper riconoscere, aldilà delle apparenze, chi ha in animo l’interesse collettivo o il proprio.
Migliaia e migliaia di disperati approdano in questo nostro “bel Paese” dall’Africa o dall’Est per fare i muratori, i carpentieri, i conciatori, i lavapavimenti, le badanti, gli infermieri, i raccogli-pomodori ecc.. mentre noi anche quando non ne abbiamo le capacità, occupiamo posti in uffici che, se scomparissero, nessuno s’accorgerebbe anzi, no, lo rileverebbe eccome, scoprendo che spazzando via tante inutilità ci sarebbe più semplificazione, meno burocrazia, più qualità della vita e tanti e tanti meno costi.
Torniamo allora a dare valore alle piccole cose, a cosa significa tenere il nostro ambiente in ordine: campi e prati tagliati, boschi puliti; impariamo a seminare ed a raccogliere i frutti della terra, a costruirci e a ripararci le nostre case, a farci da mangiare, impariamo a riconoscere i nostri limiti e a sviluppare i nostri potenziali e la nostra intelligenza, a capire il significato autentico del fare e crescere dei figli, a vivere meno di televisione e, sicuramente, il crollo della finanza, il fallimento di qualche banca, la chiusura di qualche fabbrica d’automobile ci faranno meno paura e creeranno meno angoscia, perché comunque c’è tanto da fare in questo mondo, c’è tanto da lavorare, nonostante questo, per la qualità della vita nostra e di tutti.
Autore: Davide Cervellin