Copertina Aprile 2008
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VINO ADULTERATO

“Il vino italiano è buono, sano e di qualità. Il comportamento di isolati criminali, che vanno duramente colpiti, non può minimamente incrinare l’immagine di un settore che in questi anni ha fatto eccezionali passi avanti sotto il profilo qualitativo e dell’eccellenza, ottenendo riconoscimenti straordinari a livello internazionale”. Il mondo agricolo (queste erano parole del presidente della Cia Giuseppe Politi) è imbestialito. dopo l’ennesimo scandalo portato alla luce dal settimanale “L’Espresso”: da una parte ci sarebbero milioni di bottiglie di vino contaminato da concime, sostanze cancerogene, acqua, zucchero e addirittura acido muriatico; ma c’è anche un’altra frode alimentare che coinvolge il celebre Brunello di Montalcino, con diverse aziende accusate di aver violato il disciplinare che impone la tipologia delle uve da utilizzare. Pochi produttori rischiano insomma di far perdere la fiducia al consumatore e di mettere a repentaglio uno dei settori più floridi del nostro Paese e del Veneto in particolare, da dove proviene oltre il 28% del vino esportato all’estero, con un fatturato stimato di oltre 900 milioni di euro. Perchè è un po’ come l’immpondizia di Napoli: agli occhi di tutto il mondo sembra che l’Italia intera sia sommersa dai rifiuti. Ed è un’impresa scrollarsi di dosso certe etichette...
“Bisognerebbe cacciare questa gente dalla filiera - sbotta Giorgio Piazza, presidente della Coldiretti del Veneto - pochi produttori senza scrupoli, già passati attraverso lo scandalo del vino al metanolo e pronti, c’è da giurarlo, a gabbare ancora i consumatori”. “Perchè lo fanno? E’ la domanda che ci viene rivolta spesso in questi giorni - prosegue Piazza - Ma è ovvio: per i soldi. Perchè si risparmia un bel po’ a fare il vino con l’acqua e qualche intruglio. Se pensate che produrre un chilo d’uva costa 50 centesimi e rende il 70%, poi ci sono i costi della lavorazione, dell’imbottigliamento e del trasporto.come fa un vino ad essere venduto al supermercato ad un euro o poco più? Da qualche parte c’è l’inghippo. Si tratta di vino alterato o dal punto di vista organolettico lascia a desiderare”. Ne deduciamo che per bere vino di qualità bisogna pagarlo. O si conosce la serietà del produttore che pur non lavorando con le DOC è serio, fiero di ciò che fa e mai al mondo venderebbe robaccia perchè il primo consumatore è proprio lui, o ci si affida all’etichetta, perchè sono proprio le sigle IGP, DOC, DOCG che garantiscono la bontà e la sicurezza del prodotto. I vini che portano questi marchi devono sottostare ad un severo regime di controlli, non ultima anche la prova di degustazione e organolettica in apposite commissioni presso le Camere di Commercio. Vini dei quali i produttori vanno orgogliosi, tant’è che molte aziende partecipano ad eventi importanti per il settore, come la blasonata Mostra Nazionale dei Vini di Pramaggiore (VE) giunta alla  62° edizione, in programma dal 15 aprile al 1° maggio. Una panoramica sulla pregiata produzione locale, tra i maggiori esperti del settore, con più di 200 aziende espositrici. Vini da gustare abbinati alla cucina tipica regionale, che si contenderanno vari titoli. “Quello di Pramaggiore è il concorso più antico - ricorda il patron della Mostra Luciano Moretto - il primo che ha puntato sulla qualità”. La mostra è un’importante vetrina interattiva non solo per i vini, ma anche per altre produzioni locali, come il formaggio Montasio, il miele e i prodotti ortofrutticoli del Litorale Cavallino-Venezia. Un ulteriore biglietto da visita anche per i turisti, sempre più attenti a coniugare le loro vacanze con i piaceri del palato. Una manifestazione che coniuga anche l’idea dei prodotti a chilometro 0, di stagione, che rappresentano un valore per il territorio e non devono percorrere lunghe distanze con mezzi di trasporto inquinanti. Recentemente è stata presentata la prima rete di locali «a chilometro zero» che offrono prodotti del territorio. Sul sito www.coldiretti.it/veneto il primo circuito a km zero annovera tra gli aderenti dalla gelateria alla ristobottega di Verona, dall’osteria di Padova allo snack bar di Treviso, dai vari ristoranti del Veneziano fino ai locali del parco delle Dolomiti nel Bellunese, riconoscibili da una apposita targa
Autore: Qui Risparmio