PARTE IL CONTO ALLA ROVESCIA
Come sostituire il TFR?

Entro il 30 giugno 11 milioni di lavoratori del settore privato dovranno decidere
come destinare il proprio Tfr: se
lasciarlo in gestione all'azienda o depositarlo presso fondi di
previdenza integrativa.
Un passo importante, che può essere fatto solo se pienamente coscienti di ciò cui si va incontro, partendo dalla considerazione che i rendimenti pensionistici, per chi ha appena intrapreso un'attività lavorativa, di qui ad una ventina d'anni saranno drasticamente ridotti. Si calcola infatti che il
Tasso di Sostituzione scenderà dall'attuale 80% a circa il 50% nel 2030. In "soldoni" (è proprio il caso di dirlo)
il rapporto tra l'ultimo stipendio percepito e l'assegno mensile maturato per la pensione verrà quasi dimezzato. Ecco dunque aprirsi l'opportunità di fare affidamento su fondi previdenziali privati e complementari che garantiscono, anche se di poco, rendite più consistenti. Questo nuovo Tfr è stato dunque pensato in funzione del fatto che la previdenza tradizionale non sarebbe riuscita a coprire le esigenze della massa di lavoratori che andranno in pensione tra il 2012 e il 2030, anno in cui entrerà a pieno regime la riforma. I tempi iniziano però a stringere, perchè entro il prossimo 30 giugno oltre 11 milioni di lavoratori dipendenti privati (i dipendenti pubblici ne sono per il momento esclusi) dovranno decidere come destinare una parte importante dei loro soldi. Cambia infatti il modo di concepire questo "salvadanaio" obbligatorio, che accantona anno dopo anno circa il 7% dello stipendio lordo di un lavoratore. Fino ad oggi questo veniva percepito proprio come il classico porcellino, da rompere quando si termina il rapporto di lavoro, liquidato in soluzione unica e su cui le famiglie potevano contare per affrontare "una tantum" delle spese straordinarie.
Con la crisi del sistema pensionistico le cose cambiano e l'opportunità offerta dalla riforma è proprio quella di destinare questo piccolo capitale a fondi previdenziali integrativi, liquidabili in varie forme, con modalità diverse, ma (importante) con la possibilità di optare per un vitalizio mensile integrativo della pensione tradizionale.
Per effettuare questa scelta è indispensabile però che il lavoratore si esprima in modo chiaro, dichiarando al datore di lavoro sia l'intenzione di accantonare la quota destinata al Tfr che la destinazione finale. E qui sorgono i veri problemi, con il lavoratore chiamato a scegliere un prodotto finanziario tra le centinaia che il mercato offre. Farsi un'opinione è però indispensabile, perchè la riforma prevede che di fronte al silenzio del lavoratore i fondi vengano depositati al fondo collettivo di riferimento o alla forma pensionistica residuale dell'Inps.
L'Italia arriva, forse ultima in Europa, ad aprire le porte alla previdenza integrativa.
Per dare un'idea chiara, in Svezia e Olanda oltre il 90% dei lavoratori è già ricorso a fondi privati, in Danimarca circa l'80%. In Italia solo 3 milioni di lavoratori ne fanno ricorso, fermandosi ad uno striminzito 13% di tutti gli occupati. Oggi in Italia esistono oltre 100 fondi aperti e una sessantina di polizze previdenziali.
Da tempo ormai banche e istituti assicurativi di grandi gruppi si stanno dando da fare, per offrire una gamma di prodotti che riescano a soddisfare le esigenze della maggior parte dei lavoratori. E nel “loro piccolo” si stanno muovendo anche gli istituti che operano in ambito locale, come nel caso della Banca Prealpi di Tarzo, nel trevigiano, che può contare sul radicamento nel territorio per offrire servizi che potrebbero calzare quasi come un guanto ad ognuna delle famiglie della zona.
Altro aspetto non trascurabile nella selva di notizie e voci che si rincorrono sulla questione Tfr è la chiarezza su tassazione e rendimenti di quanto accantonato.
Rispetto al Tfr la tassazione sul rendimento annuale è alla pari (oggi è dell'11%), mentre al momento finale, quando cioè si riscuotono i soldi accumulati negli anni, la differenza è netta.
Per il Tfr infatti la tassazione è del 23% mentre sui fondi si applica un tasso del 15%, che si riduce dello 0,3% per ogni anno di permanenza nel fondo dopo i primi 15 anni.
Sui rendimenti dei fondi c'è da dire che le cifre, provenienti da studi e indagini di varia natura, sono tutte concordi sul fatto che, mediamente, questi rendimenti sono superiori a quelli del Tfr. Nel 2005, si evince dalle ricerche, contro un 2,6% di resa del Tfr i fondi negoziali hanno messo a segno un rendimento del 7,4%, mentre più alto è stato quello conseguito dai fondi aperti, pari all'11,5%.
Gli esperti concordano sui più alti rendimenti anche su scadenze più ampie, con i risultati dei fondi negoziali che conseguono rendimenti superiori alla rivalutazione del Tfr in quasi tutti gli intervalli di tempo considerati.
Altro scoglio da rimuovere è quello culturale, che in Italia porta spesso a diffidare del settore finanziario e bancario.
Ma le offerte sono talmente tante, e con i risultati appena citati, che portano a consigliare di rimuovere queste barriere e farsi consigliare da un esperto esclusivamente su quale tipo di prodotto indirizzare la propria scelta.
Fondi Chiusi
Destinati esclusivamente agli aderenti a un determinato contratto di lavoro e che sono disponibili per circa l'80% dei lavoratori privati.
Fondi Aperti
Ci si può aderire singolarmente e vengono proposti da banche e istituti assicurativi.
Pip - Piani pensionistici individuali
Strumenti personalizzati che, sempre singolarmente, possono essere attivati con singole banche o realtà assicurative e finanziarie.
Autore: Roberto Massaro