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E’ la voce meno controllabile del paniere. Troppi i “distinguo” tra i prodotti, troppo lunga la filiera attraverso la quale il prezzo passa di mano in mano, lievitando. Ma risparmiare si può: prestando attenzione, seguendo la stagionalità e preferendo merce locale.  
 
Quindici asparagi, quindici, a 3 euro e 60. Ovvero, circa 500 lire l’uno. Perchè il ricorso alle Lire, in molti casi, aiuta a capire meglio. E’ stata una piccola pazzia di marzo, acquistare una primizia, seppure italiana. E gli asparagi, per la cronaca, erano eccellenti, semplicemente lessati. Ma quante famiglie di questi tempi si possono concedere un lusso del genere? Non certo quelle (e sono davvero tante) che trascorrono le serate esaminando i pacchi delle offerte provenienti dai supermercati per decidere dove andare a fare la spesa: non più il carrello da riempire in un solo posto, ma più acquisti stabiliti proprio in base alle offerte più convenienti, anche per fare un po’ di scorta. Molto più difficile è comprare frutta e verdura: anche le offerte più allettanti rischiano di deperire   inesorabilmente col passare dei giorni. Un capitolo di spesa molto importante, se pensiamo che una famiglia media in un anno consuma quasi 200 chili tra frutta e verdura, con una spesa di circa 84 euro al mese. In un’interessante inchiesta pubblicata a marzo Altroconsumo ha calcolato che, durante il passaggio dal produttore al negoziante, i prezzi di frutta e verdura subiscono un aumento enorme: a novembre le mele hanno subito un ricarico del 45%, i pomodori del 46% e le zucchine del 32%. Dall’inchiesta emerge altresì che  il consumatore preferisce rivolgersi ai mercati rionali e ai piccoli fruttivendoli, con l’idea di risparmiare qualcosa. Sicuramente è così, asseriscono gli esperti di Altroconsumo, che hanno provato ad acquistare un chilo di mele in diversi punti vendita (85 gli esercizi commerciali visitati per due volte ciascuno). Nelle bancarelle del mercato coperto è costato 1 euro e 59, in quelle del mercato all’aperto 1 euro e 66, mentre dal fruttivendolo tradizionale lo stesso chilo di mele è stato pagato mediamente 2 euro e 06. E’ tra le bancarelle, però, che si sono riscontrate più diffusamente delle scorretteze. Non sempre i prezzi sono esposti chiaramente e se l’acquirente si dimostra poco interessato alla spesa lo scontrino lievita in modo ingiustificato. Perchè, ad esempio, qualche esercente tende a pesare più merce rispetto al quantitativo richiesto. Può capitare, per carità, ma se l’errore è sistematico, è indice di un comportamento volontario per far crescere lo scontrino. Difatti, al contrario, se l’atteggiamento in fase di acquisto è quello del consumatore attento, spesso il venditore propone anche uno sconto aggiuntivo o degli arrotondamenti favorevoli. E’ proprio vero che Mister Prezzi possiamo esserlo tutti noi, ogni giorno, contribuendo a correggere le impennate dei prezzi con un po’ di impegno: informandoci bene sul prezzo dell’acquisto, confrontando le varie offerte, acquistando dove coviene ed evitando gli sprechi.
Un’altra utile ricetta contro il carovita è proposta dalla Confederazione Italiana Agricoltori di Treviso che quest’anno si impegnerà per incentivare il consumo di prodotti di stagione locali; per  il bene dei consumatori, ma anche per lo sviluppo delle imprese agricole della Marca. “Il consiglio è quello di acquistare più prodotti di stagione – spiega il presidente di Cia Treviso Denis Susanna – Questi prodotti esplicano al meglio le caratteristiche organolettiche, sono rispettosi dell’ambiente e non necessitano di costi di produzione elevati. Dunque permettono di abbattere i prezzi”. Rispetto ai prodotti fuori stagione oltre a una maggiore salubrità, la frutta, la verdura e gli alimentari che hanno un legame diretto con il territorio di produzione abbassano il prezzo all’origine del prodotto grazie ai minori costi di  produzione, trasporto e logistica. Queste caratteristiche rimangono tali indipendentemente dal canale di vendita, diretta o tradizionale e la formula tracciata da Cia Treviso nel programma 2008 contro i rincari è chiara: quanto maggiore sarà l’acquisto di prodotti stagionali, tanto più basso rimarrà il prezzo al consumo per chi fa la spesa. La diffusione della vendita diretta rimane comunque tra gli impegni della Cia trevigiana, da realizzare attraverso posteggi riservati agli agricoltori durante i mercati settimanali, con mercati a loro riservati in giorni diversi dal mercato tradizionale e nella formula diretta dal produttore al consumatore. Nella Marca la formula dei mercati agricoli di vendita diretta, sia su area pubblica che privata, si sta diffondendo grazie soprattutto alla stretta di mano tra produttori agricoli e amministrazioni comunali. In questa direzione il Comune di Montebelluna, insieme ad altri, stanno lavorando in collaborazione con gli imprenditori agricoli per stabilire i criteri e istituire il disciplinare del mercato stesso che regoli le modalità di vendita. E’ una piccola nicchia nelle vendite, ma sta prendendo piede. A Mestre, ad esempio, ogni martedì dalle 9 alle 19 e 30, aprirà “il Mercato dell’Altraeconomia” nel restaurato Palaplip di via San Donà. Una volta alla settimana i consumatori potranno incontrare i produttori biologici del veneziano e non solo. Si potranno comprare frutta e verdura, ma anche pane, dolci, latte crudo alla spina, prodotti di bellezza, detersivi, vestiti ed oggetti tradizionali. A completare il tutto è previsto anche uno spazio dedicato al riciclo e al baratto.


Autore: Qui Risparmio