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LETTO PER VOI: LE INCHIESTE DI “ALTROCONSUMO”

IL TEST SULLE PENNE RIGATE


Sorprendente test di Altroconsumo

(in laboratorio e ai fornelli): una pasta
di primo prezzo (FIDEL - Esselunga)
mette in riga molte penne più famose.
A dimostrazione che si può salvaguardare il portafoglio senza rinunciare alla qualità. Ottima la prova qualità registrata dalle penne Antonio Amato e De Cecco, che costano però cinque-sei volte tanto... 

Sapevate che la pasta al dente è molto più digeribile rispetto ad una pasta scotta? E  che non esiste solo la pasta di frumento, ma che, ad esempio, quella di farro (più amarognola ma altrettanto buona) viene in soccorso al nostro fegato? Forse ne eravate già al corrente. Ma certo non potevate immaginare che la differenza di prezzo che si paga tra una confezione e l’altra della conumissima pasta di grano duro in realtà non cela grandi differenze in fatto di qualità. Anzi.
Ne è la prova l’ultimo test pubblicato a maggio dalla rivista Altroconsumo, che ha preso al balzo l’aumento forse più contestato di questi ultimi mesi, insieme a quello dei carburanti, proprio perchè la pasta è l’assoluta protagonista della dieta mediterranea, se pensiamo che ognuno di noi  ne consuma a testa 28 chilogrammi in un anno. “I francesi - fanno sapere gli esperti di Altroconsumo -  non arrivano a 8 kg; gli inglesi ne mangiano appena 2 e mezzo. Tradotto in euro, la spesa di una famiglia media italiana (composta da 2,7 persone) per penne e spaghetti può arrivare anche a 200 euro all’anno. Per valutare cosa offre il mercato, gli esperti di Altroconsuno hanno selezionato 28 confezioni di penne, tra quelle più conosciute, le marche commerciali e qualche prodotto proveniente da discount. I campioni sono stati sottoposti a prove di laboratorio e all’esame di assaggio da parte di cuochi esperti. Tutte le penne ne escono a testa alta.
“Monitorando il prezzo praticato nella grande distribuzione per due importanti marchi di pasta italiana (Barilla e De Cecco) tra aprile 2007 e gennaio 2008, la crescita rilevata da Altroconsumo è stata mediamente del 17% per Barilla e dell’11% per De Cecco. Un modo per limitare i danni però c’è. La pasta presa in esame dal test (rilevazioni a gennaio 2008) costa in media 1,18 euro al kg: si va da 0,48 euro di Coop Primo prezzo (ora assente nei punti vendita) ai 2,18 euro di Garofalo (prezzo massimo al kg). Scegliere bene significa dunque risparmiare. E Senza rinunciare alla qualità”.
Tra prove di laboratorio e di degustazioni l’autorevole mensile dei consumatori ha individuato il prodotto con il miglior rapporto tra qualità e prezzo proprio tra le paste semisconosciute al grande pubblico.
La sfida è stata vinta dai pennoni rigati FIDEL. Alla Esselunga un chilo di questa pasta costa 55 centesimi. Un’alternativa altrettanto valida sono risultate le Penne ziti rigate di Carrefour primo prezzo (0,59 euro al kg).
La classifica di qualità è stata vinta, per la verità, dalle penne a zito ANTONIO AMATO (che costano 1,27 al chilo) seguite dalle penne DE CECCO (1,97).  A ruota AGNESI, VOIELLO, DIVELLA.
Al di là delle prove di laboratorio con le quali si è andati a cercare anche il classico pelo nell’uovo, trovandone uno (di roditore!) in una pasta napoletana...la prova più significativa è stata affidata alle mani di cuochi esperti. E’ stato valutato innanzitutto che il tempo di cottura dichiarato in etichetta fosse effettivamente quello necessario a cuocere le penne. “Spesso - scrive Altroconsumo - sarebbe servito qualche minuto in più. Solo in pochi casi seguendo i minuti indicati sul sacchetto abbiamo invece servito un piatto di penne scotto. La capacità di tenere la cottura non è solo una questione di tempi, ma anche di quantitativo di glutine (quindi di proteine) contenuto nella pasta. Il merito va alla materia prima di più alta qualità e a un buon processo di lavorazione (a temperature basse).
Abbiamo assaggiato le penne appena scolate - prosegue Altroconsumo - ; un secondo assaggio è stato fatto dopo 5 minuti: le penne migliori sono risultate De Cecco, Amato, Agnesi e Russo di Cicciano. Otto campioni ricevono un giudizio sufficiente; per gli altri i voti sono buoni, perché mantengono una giusta consistenza.
Una volta nel piatto gli esperti hanno valutato la gradevolezza dell’aspetto, che la pasta fosse brillante e consistente e che reggesse il sugo più amato, il pomodoro o il semplice olio d’oliva.
Ebbene: alla fine nessun prodotto è stato giudicato insufficiente. Un risultato ottimo per la pasta italiana che non delude le aspettative, neppure quando la si acquista per una manciata di centesimi al discount...

TEST SUL LATTE PIÙ ECONOMICO 

Anche il latte non è stato risparmiato dal carovita. Una crescita che lo ha portato a superare la soglia di 1,60 euro al litro.Un esempio è il latte fresco Alta Qualità Granarolo, aumentato nell’ultimo anno del 12%: oggi costa 1,56 euro. La responsabilità dipenderebbe dal costo del petrolio e dei mangimi, per cui il latte costa di più anche alla stalla. Altroconsumo non ha perso tempo e si è chiesta, in un altro interessante test pubblicato a maggio, com’è possibile risparmiare anche su questo fronte . “Una notizia positiva c’è - scrive  il mensile - e cioè che negli scorsi mesi sono comparsi sul mercato latti freschi a basso prezzo. Risparmiare, dunque, si può. Bisogna però saper scegliere i prodotti più economici. Senza perdere in qualità, come dimostrano i risultati del nostro test: una fotografia del mercato della Lombardia, tra i più rappresentativia livello nazionale. Qui si produce il 40% del latte italiano (oltre 4 miliardi di litri l’anno).
Tra il prodotto di marca Granarolo e il latte di primo prezzo del nostro test (di Alta Qualità) ci sono in media 40 centesimi di differenza. Quindi scegliendo un prodotto della stessa qualità si può risparmiare: in un anno una famiglia media può spendere 17 euro in meno.
Il nostro test di Altroconsumo ha messo alla prova una categoria di latti di fascia bassa dal punto di vista del prezzo, rispetto ai quali alcuni consumatori potrebbero nutrire diffidenza; latti venduti in alcune catene a costo ridotto o nei discount, inclusi tre prodotti di “Alta Qualità”, che per legge devono garantire standard elevati sia come materia prima sia come prodotto finale. Il latte economico non sfigura in laboratorio, anzi: i due giudizi globali migliori vanno proprio alla linea primo prezzo senza marca venduta da Esselunga e a Buona Giornata di Superdì.
“Un mito da sfatare - sottolinea Altroconsumo - è la dicitura“Alta Qualità”: i quattro prodotti che la riportano deludono
almeno in parte le aspettative. Nessuno di questi latti ha valori ottimali di sieroproteine (stabiliti per legge).
Nell’indagine è finito anche Milbona (Lidl); “è un buon latte dal punto di vista nutrizionale, ma che per la legge italiana non potrebbe definirsi- come fa - latte fresco. Dalle analisi emerge che si tratta di un prodotto pastorizzato a temperatura elevata, una via di mezzo tra latte fresco e UHT. Prodotto in Germania, in Italia non può fregiarsi della definizione “fresco”:


Autore: Qui Risparmio