LA QUARTA ETA’
I costi di una societĂ che invecchia

Silvana ha quarant'anni e viene da Leopoli. In Ucraina ha un marito e due figli che da qualche anno crescono senza di lei. Pazienza per la grande che ha sedici anni, ma il maschietto frequenta ancora le scuole elementari… La nostalgia è tanta, la tentazione di tornare grande, ma Silvana tiene duro, perché ci vogliono 5 mila euro solo per garantire l'ingresso di sua figlia alla Scuola per infermieri. Lei stessa è un'infermiera professionale, lavorava in pneumologia, per 30 euro al mese. Ora si prende cura delle persone anziane e aiuta alcune famiglie nella gestione delle faccende domestiche. Quando è arrivata in Italia ha perso tutti i capelli per lo stress, ma con quello che ha guadagnato si è messa a posto la casa ed ha garantito un futuro alla sua famiglia.
Una storia come tante.
Storie di persone che accompagnano i
nostri anziani nell'ultima parte della vita, quella più difficile, fatta di dolori cronici, di
pensioni che non bastano mai, di figli e nipoti sempre troppo impegnati in una vita che sta diventando più frenetica E non è facile accettare un estraneo in casa, una persona che ti laverà, ti darà da mangiare e che a volte è appena in grado di capire la tua lingua. Ma si tratta pur sempre di una compagnia, di un aiuto indispensabile in una cornice pur sempre amica: la tua casa. Forse è proprio per non strappare gli anziani ai loro ricordi, che una famiglia su dieci sceglie di affidare il nonno, o la nonna, ad una badante. Magari quella consigliata da amici che hanno avuto modo di testarne l'affidabilità...
E che da marzo va messa in regola, in base al nuovo contratto.
L'alternativa, del resto, è la casa di riposo.
Sempre che ci sia posto e che la tariffa richiesta non sia da grand'hotel.
Quirisparmio ha cercato di analizzare l'aspetto della convenienza per le famiglie:
meglio le badanti o la casa di riposo? Una risposta secca evidentemente non c'è, perché le variabili sono tante: la scelta del diretto interessato (quando è ancora in grado di capire), il tipo di residenza, la pensione di cui dispone il soggetto, i contributi che si possono ottenere attraverso una colletta tra parenti o dagli enti preposti.
Certamente, dato il numero crescente di anziani troppo gravi per stare a casa e troppo cronici per stare in ospedale, viene da pensare che se non ci fossero queste nuove assistenti venute dall'Est, il sistema sanitario sarebbe da tempo collassato. Ne è consapevole
la Regione Veneto che ha stanziato dei contributi per aiutare le famiglie che si tengono in casa un anziano non autosufficiente (anche se il reddito della famiglia anagrafica non deve superare i 14 mila e rotti euro), ma ne è consapevole anche l'Unione Europea:
in Italia ci sono più di 2.800.000 persone non autosufficienti, di cui quasi la totalità vive in famiglia; in Europa le persone con disabilità sono 56 milioni, di cui più dell'85% è accudito dai propri cari. Pertanto, come è stato ribadito recentemente nel corso della Prima Conferenza europea su questo argomento, è fondamentale la creazione di un fondo della non autosufficienza e di politiche a sostegno dei familiari che si prendono cura dei loro cari all'ingresso nella quarta età. Anche se ci sono ottantacinquenni in perfetta forma e settantenni, ancora in terza età, che hanno già “perso la bussola”, magari aggrediti dall'Alzheimer. La definizione di anziano è del resto molto elastica. In genere si definisce anziano un individuo che abbia superato una soglia convenzionale di 60-65 anni. Sempre convenzionalmente si può definire terza età quella che va dai 60-65 anni ai 75 e quarta età quella oltre i 76.
Complessivamente gli anziani costituiscono una sorta di esercito in continuo aumento: in Italia, l'aggiornamento dell'Istat ha indicato che
il 19,5% della popolazione ha più di 65 anni, con una previsione del 34% nel 2050 e un numero di centenari (9.269) che triplicherà in 15 anni. La popolazione invecchia, per effetto del benessere e delle nuove cure, ma l'OMS stima comunque un
raddoppio delle patologie croniche negli over 65 per il 2030.
Prendiamo ad esempio i malati di
Alzheimer: in Italia, lo dimostra una recente indagine del Censis, sono oggi mezzo milione, con una
crescita annuale di 80mila nuovi casi che, per l'invecchiamento della popolazione, sarà di 113mila già nel 2020. Cifra che sale a 213mila se prendiamo in considerazione tutte le forme di demenza senile. Le famiglie intervistate ha detto di avvalersi di badanti soprattutto straniere che vivono in casa con il malato.
Chi assisterà in futuro i più anziani? Non c'è dubbio che
il riconoscimento del lavoro di cura dei familiari dovrà costituire uno degli aspetti centrali del futuro del welfare.
Autore: Alessia Da Canal