Ricordate i vecchi SERT che nessuno voleva vicino a casa? Fino a qualche anno fa al di fuori di queste strutture c’era il solito gruppetto di tossici eroinomani in fila per rititirare la dose di metadone. Oggi i Servizi per le tossicodipendenze sono frequentati da insospettabili. Sul fronte delle tossicodipendenze i nuovi “clienti” - racconta il responsabile del Sert di Mestre il dottor Pier Guido Nardi - “sono adolescenti (anche appartenenti a famiglie benestanti) che arrivano accompagnati dai genitori perchè diventati dipendenti dall’eroina”. Avete capito bene. Proprio quella droga che in passato dava vita ad una sorta di bollettino di guerra quotidiano e che si credeva quasi uscita di scena. L’eroina è tornata e con un aspetto che non la rende così ‘cattiva’ come quando veniva iniettata in vena dopo averla riscaldata e sciolta in un cucchianino con il limone. Oggi l’eroina semplicemente si fuma. E si trova facilmente a 10-20 euro a dose. “Il rischio di overdose è minore - specifica il dottor Nardi - ma le consueguenze della sostanza sono le medesime, con tanto di crisi di astinenza e tutti quei comportamenti che spingono i soggetti a delinquere pur di procurarsi la dose”. Oltre al ritorno dell’eroina nei locali continuano a girare anche tanta cocaina e le anfetamine, assunte per poter cancellare la stanchezza e tirare l’alba “al massimo”. La recente morte di Kristel Marcarini, studentessa e promessa dello sci di Clusone (Bergamo) entrata in coma dopo aver inghiottito una pastiglia di ecstasy, la dice lunga sul rischio reale che c’è nell’assumere anche le droghe sintetiche.
Giovani che non sono risparmiati da altre dipendenze, considerate, a torto, meno gravi. Come l’’alcol. C’è chi alla sera fa il pieno di birra e che si ritrova nel giro di qualche tempo a doversi fare un goccetto per cominciare la giornata, uno o due spritz a metà mattina, l’aperitivo a pranzo... Eppure l’alcol non è percepito come un reale problema. Fino a che non si perde il lavoro o non “saltano” i matrimoni.
Dipendenze che spesso vanno a braccio tra di loro. Pensate a questa immagine: un uomo seduto davanti al videopoker del bar, con il biscchiere di vino o di birra a portata di mano. Esce solo per il tempo di fumare una sigaretta ogni 10 minuti, mezz’ora. Così trascorre un’ora, due, magari tutta la mattina. Cinquanta centesimi al colpo, a raffica e gli euro se ne partono a decine. Ma c’è chi si gioca una fortuna al ‘gratta e vinci’ o in schedine del superenalotto, sperando nella vincita che possa canbiare la vita. Ci sono dei criteri individuati dal manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali per individuare il “comportamento maladattivo legato al gioco d’azzardo” e devono essere presenti almeno 4 dei sintomi seguenti:. il coinvolgimento sempre crescente nel gioco d’azzardo ed il bisogno di giocare somme di denaro sempre maggiori per raggiungere lo stato di eccitazione desiderato e relativa irrequietezza e irritabilità quando si tenta di giocare meno o di smettere. Il soggetto ricorre al gioco come fuga da problemi e quando perde ritorna spesso a giocare per rifarsi (“inseguimento” delle perdite). Arriva a mentire in famiglia e con gli altri per nascondere il grado di coinvolgimento nel gioco e arriva a compiere azioni illegali (ad esempio, reati di falso, truffa, furto, appropriazione indebita) per finanziare il gioco. Spesso il giocatore patologico mette a rischio o perde una relazione importante, un lavoro, un’opportunità di formazione o di carriera a causa del gioco e confida negli altri perchè gli forniscano il denaro necessario a far fronte a una situazione economica disperata, causata dal gioco.
Dei giocatori abituali, però, soltanto l’1% si possono definire “patologici”.
“Dalle nostre statistiche, rivela il dottor Nardi (che è responsabile dell’Informagioco, l’apposito sportello creato dall’Ulss 12 per aiutare chi è gioco-dipendente) - emerge che il 43% dei giocatori è legato al videopoker, la fonte più pericolosa del gioco d’azzardo. il 30% ha frequentato anchei l casinò, scommesse, lotterie, superenalotto e anche il gratta e vinci. Le giocate sono da poco, per questo il meccanismo è subdolo”. Di solito per l’80% sono gli uomini a cadere nella morsa del gioco, un dato probabilmente legato alla frequentazione dei locali pubblici. l’età media dei malati di gioco è intorno ai 45 anni.
Che il fenomeno sia in ascesa lo dimostrano i numero del servizio offerto dal Sert. A fronte dei 6 giocatori seguiti nel 2005, sono seguiti i 16 del 2006 per arrivare ai 56 del 2007. Informagioco è più conosciuto e nel contempo aumenta l’esercito dei giocatori che mettono in crisi le rispettive famiglie, rovinati dal gioco.
“In genere sono proprio i famigliari a rivolgersi a noi - spiega il dottor Nardi - perchè per un giocatore è difficile ammettere di essere malato. Il trattamento non è quasi mai farmacologico, specifica il responsabile - piuttosto di tipo psicoterapeutico”. Il Sert organizza dei corsi collettivi per emettere di giocare nell’arco dell’anno, ma più spesso propone sedute singole per aiutare la persona a capire e a riconoscere i suoi impulsi, i rischi e le ripercussioni del suo comportamento, ma anche le false credenze come quella banale legata al gioco del lotto “se un numero non è uscito per un tot di settimane à più facile che esca”. Non è così, ha esattamente la stessa possibilità di essere estratto di tutti gli altri numeri! “Spesso non è possibile togliere loro il gioco completamente - specifica Nardi - una scelta è quella di farli diventare almeno dei giocatori consapevoli”.
L’allarme arriva dal Veneto: nonostante le leggi lo vietino, sono sempre di più i giovanissimi attratti dal gioco d’azzardo. Uno studio, condotto su 300 giovani tra i 15 e i 20 anni ha rivelato infatti che il 61,5% partecipa a giochi che prevedono la possibilità di vincite in denaro: lotto, superenalotto, gratta e vinci, videopoker, scommesse: i giovani provano tutto spinti dalla pubblicità e senza percepire il reale rischio del meccanismo. Cominciano i bambini in tenera età nelle sale giochi, abbandonando i videogame e dedicandosi piuttosto alle macchinette luccicanti tipo Las Vegas che possono far vincere altri gettoni o premi. Ci sono poi le macchinette del bar, i videopoker, i casinò on line al computer o al cellulare e poi i ‘gratta e vinci’. Cominciano così, per provare e quando cominciano a perdere rigiocano per recuperare quanto perso e così, in un vortice pericoloso che potrebbe portarli a contrarre pesanti debiti e a metters i in situazioni pericolose. “Il gratta e vinci è il modo più facile per cominciare - ricorda il dottor Pier Guido Nardi responsabile del Servizio Informagioco del Sert della terraferma veneziana - lo fanno i nonni con i nipotini in modo giocoso, facendo loro grattare la schedina o semplicemente dicendo loro ‘dai, che mi porti fortuna!’. In questo modo passa un modello sbagliato”. Così come lo sono è il fumo o l’alcol: se il giovane si abitua a vedere che tutto ciò è normale, sarà portato a farlo con naturalezza. Anche se il vero problema, oltre alla cultura, è legato all’accessibilità di questi giochi.
La casa da gioco veneziana finanzia un programma
per individuare e recuperare i giocatori patologici.
I responsabili di sala a scuola dai medici dell’Ulss 12.
Pupo lo ha fatto in diretta: ha restituito al suo amico Gianni Morandi un assegno da 100 mila euro: un prestito ricevuto vent’anni prima, in un momento difficile per il cantante toscano, preso nel vortice del gioco d’azzardo e con il lavoro che non girava. Oggi Pupo si è ‘disintossicato’ e del gioco ha fatto la sua professione: ne ha fatto un pezzo teatrale di successo ed oggi interpreta per Sky sport le ansie e i bluff dei giocatori che partecipano a “La notte del Poker”, il primo torneo di poker italiano dal Casinò sul Canal Grande.
INFORMAGIOCO ULSS12 TEL. 041 2608250
Ma come, parliamo di gioco d’azzardo proprio nella tana del lupo?
Non deve stupire, almeno a Venezia, dove la prestigiosa Casa da gioco ha capito che non era giusto infierire sull’anziano che manda in fumo la pensione o sull’operaio che si gioca lo stipendio sperando nel colpo gobbo, o meglio sull’1% dei giocatori patologici, perchè quel che rende il giro di giocatori più o meno occasionali a caccia di fortuna è più che sufficiente. Una riflessione che si è concretizzata nella decisione da parte del Casinò presieduto dall’avvocato Mauro Pizzigati di intraprendere, per la prima volta, un importante percorso per cercare di contrastare le patologie di dipendenza dal gioco d’azzardo. Una quota degli incassi è stata così destinata per finanziare l’istituzione e l’esercizio di un servizio aperto al pubblico volto ad indagare sulle patologie del gioco d’azzardo e a curarne gli effetti. Il Casinò ha deciso di avviare in collaborazione con il Sert. di Venezia Terraferma Ulss 12 (sportello INFORMAGIOCO) un’ iniziativa per affrontare pubblicamente il tema delle patologie legate al gioco d’azzardo. Affinchè l’esperienza al Casinò di Venezia, si possa collocare nella sfera del divertimento e non in quella della sofferenza, la Casa da Gioco è da anni impegnata a contrastare tutti i luoghi comuni legati a questi ambienti.
Al convegno del 2006 è seguito, nel 2007, un accordo di sostegno delle attività di contrasto e di recupero delle situazioni di dipendenza attraverso una convenzione stipulata tra la Casa da gioco e l’Ulss 12; è stata volontà di entrambe le parti di formare anche il personale di sala, attraverso corsi di aggiornamento specifici, nell’individuazione delle situazioni più critiche che si possono verificare. Un “addestramento” che consenitrà al personale di operare in un contesto di assoluta spontaneità. I mezzi per poter fermare questi giocatori ci sono, perchè ogni ingresso è monitorato per legge e la direzione può riservarsi anche di inibire l’accesso in taluni casi, compreso il rischio della patologia da gioco. Oppure può essere il giocatore stesso che, volendo smettere, può firmare per non essere più accolto dalla Casa da gioco. Un’attenzione alla persona che non ha eguali nel mondo. Pochi sanno che i casinò italiani nascono con Regi Decreti Legge, attorno agli anni trenta del novecento, per contrastare il flusso di giocatori che passavano i confini del Paese, attratti dai casinò stranieri. Rappresentano, già dal nascere, una forma “atipica” di gestione del gioco d’azzardo. Se nel resto del mondo le case da gioco operano in termini di profitto personale, quelli italiani, essendo società per azioni a partecipazione pubblica, si muovono secondo i regimi di mercato nell’ottica di sostegno pubblico. Nello specifico il Casinò di Venezia, società del Comune di Venezia, per convenzione gira ogni anno circa 107 milioni di euro (corrisponde a circa il 40% del bilancio comunale) che il Comune inserisce a bilancio sostenendo soprattutto le spese sociali: scuole, asili, aiuti sociali, eccetera. La sponsorship nello sport, nella cultura, nella solidarietà, nei grandi eventi, rappresentano altri segni tangibili del ruolo sociale e dell’integrazione del Casinò nel territorio. Tutti aspetti che lo fanno sembrare meno’cattivo’...
Appassionati o drogati da videogioco? Non è una stranezza. I videogame possono davvero creare dipendenza, tanto che in Olanda già un paio d’anni fa è nata una clinica dove disintossicarsi. Basterebbe spegnere il computer o la consolle, penserete voi, ma non è così semplice. Ci sono persone che trascorrono tutta la giornata davanti allo schermo, che si addormentano pensando agli schemi e alle soluzioni del gioco e si risvegliano con il medesimo pensiero. “Le reazioni cerebrali riscontrate in chi gioca troppo con i videogiochi sono simili a quelle di chi è assuefatto all’alcol o alla cannabis”. A sostenerlo è lo psicologo Ralf Thalemann, che coordina un gruppo di ricerca sulle dipendenze presso il Charité University Hospital di Berlino. Si ritiene che gli stimoli provocati dall’uso eccessivo dei videogiochi possano causare un rilascio di maggiori quantità di dopamina nel cervello, che genera una sensazione di benessere che col tempo può dare una sorta di assuefazione. Uno studio effettuato indica che questo può verificarsi in oltre il 10% dei giocatori. Alcuni esponenti dell’American Medical Association, ritengono a rischio chiunque passi più di due ore al giorno davanti allo schermo per videogiocare. Ecco l’identikit dello joystick dipendente: maschio, di età compresa tra i 13 e i 30 anni, disinteressato al contatto con l’esterno e privo di vita sociale. Ma i forum pullulano anche di donne che si lamentano dell’assenteismo dei loro mariti per ore ed ore, a causa dei videogiochi. Scrive ad esempio Emanuela: “pensate che almeno una volta a settimana organizza con alcuni suoi amici delle partite con la PS3 che durano tutta la notte, tipo dalle 20.00 alle 4/5 del giorno dopo...per non parlare del pc, appena torna da lavoro ci si attacca come una cozza al suo scoglio! (c’è da dire che già per lavoro ci sta tutto il giorno!!!) ma il limite lo ha raggiunto in questi giorni.....si è caricato un gioco della ps3 sul cellulare così, ha detto lui, può giocare stando nel letto vicino a me!” . E non è raro incontrare anche bambini in tenera età con un principio di “fissazione” per il gioco, che sia la Play Station o il portatile Game Boy... Ragazzini che strepitano quando i genitori intimano loro il “Game Over” e che arrivano ad accusare dei sintomi da intossicazione, come l’insonnia o i tic nervosi. Se il problema si registra con i più piccoli la soluzione ovvia per disintossicarli è quella di togliere loro il videogame o quantomeno di dosare il tempo da dedicare a questo gioco (tipo un’ora alla settimana). In questo caso un po’ di buon senso, qualche valida alternativa e tutto torna a posto senza drammi.