Elena, biondissima mamma sulla quaranina, è il mio personalissimo "termometro" della crisi. Una figlia adolescente e un tenore di vita mediamente elevato, da in un paio d’anni a questa parte è diventata una bravissima consumatrice. E’ sempre molto elegante (tutto acquistato in tempi di saldo) e molto attenta quando fa la spesa. Costretta ad esserlo, nonostante il suo problema non sia quello di arrivare alla quarta settimana, come succede a tante altre famiglie.
"L’altro giorno ho avuto la brillante idea di prendere al bar una spremuta d’arancia al posto del caffè - mi racconta - e sai quanto l’ho pagata? Tre euro! Ma hai idea di quanto costino le arance al chilo al mercato?"
Mi spiazza; in effetti non lo so esattamente, ma quei tre euro mi sembrano davvero troppi. E mi informo.
ARANCE NATURALI CON FOGLIA 1a cat. Sicilia €. 1,80
ARANCE Sud Africa 1a cat . €. 1,50
ARANCE DA SPREMUTA 2a cat. Italia €. 1,10
Scopro che al discount costano anche meno: una rete (2 chili) di arance da spremuta provenienti dalla Spagna, di prima categoria si paga 1,25€.
In quei tre euro spesi per quelle due arance spremute, c’era evidentemente l’ammortamento della macchina acquistata per tagliare le arance in due e spremerle automaticamente, non più il lavoro manuale...Ma al consumatore in questo momento poco importano le plausibili giustificazioni. In quel bar Elena non chiederà più la spremuta (che eventualmente berrà a casa propria, scegliendo le arance migliori...) ma il rassicurante caffè da 80 centesimi. E ci sarà anche il margine, eventualmente, per una brioche.
Ragionamenti quotidiani applicabili ad ogni settore merceologico o dei servizi. Piccoli tasselli che messi insieme costituiscono un buon margine di risparmio in un momento in cui lo stipendio sparisce velocemente e non si riesce a metter via quasi nulla. Ed ecco perchè tutti sono stati in qualche modo costretti a diventare bravi consumatori, quantomeno ad informarsi maggiormente prima di aprire il portafogli.
Il Natale (preceduto di un paio di mesi dalla pubblicità...) è un altro importante termometro dei consumi. Per il 2009 la tendenza è di pensare a regali meno cari rispetto all’anno scorso, acquistandoli on line e dando priorità alla famiglia. E la cifra media che ognuno spenderà in doni (da dividere tra circa 9 persone) è di 174 euro, contro i 190 rilevati nel 2008 (circa 20 euro a regalo). I dati sono emersi da un’indagine europea svolta lo scorso settembre (tra persone dai 16 ai 54 anni) da TNS per conto di E-bay. Il web resta il canale privilegiato per acquistare risparmiando. Circa il 40 degli Italiani si affiderà ancora agli acquisti on line e con un bell’anticipo rispetto alla tradizionale caccia la regalo a ridosso delle feste. Secondo i risultati di un’indagine interna di eBay - primo sito di ecommerce in Italia - L’anno scorso era stato il 17 novembre il giorno di maggior affluenza pre-natalizia su eBay.it, con 79 oggetti venduti ogni minuto e con oltre 1,3 milioni di visitatori. Le categorie più gettonate: computer, gioielli e orologi, abbigliamento e accessori.
Il consumatore è diventato più consapevole e responsabile, più competente rispetto al passato e invoca il rallentamento dei consumi: il 79,7% spende meno e meglio, il 73% chiede prodotti meno inquinanti, il 70,4% vuole etichette più utili e chiede alle associazioni dei consumatori di essere più presenti ed incisive (56,5%)". È il ritratto che emerge dall’Osservatorio sui consumi degli italiani, l’indagine annuale - giunta alla seconda edizione - di Consumers’ Forum, curata da Giampaolo Fabris e IPSOS, presentata recentemente.
L’indagine, condotta su un campione di mille casi, conferma che c’è più fiducia nel futuro e voglia di tornare a spendere con meno preoccupazione (preoccupato si dice il 53% degli italiani rispetto al 67% all’indagine 2008). Il consumatore è attento al prezzo ma allo stesso tempo è stanco di rincorrere sconti, promozioni e saldi: torna a chiedere alle aziende qualità e innovazione. "Determinante per la nascita di questa nuova generazione di consumatori è stata la rete Internet - ha spiegato il prof. Giampaolo Fabris - Oggi possiamo, in tempo reale, confrontare prodotti, prezzi, qualità e le opinioni degli altri consumatori nei confronti di un bene o di un servizio sul mercato. Questo significa che oggi il consumatore cercando di spendere meno si può imbattere in prodotti di qualità a prezzo medio-basso". La ricerca evidenzia dunque le "conseguenze virtuose della crisi": scoperta del valore degli alimenti, biodiversità, stagionalità, nuovo rapporto con la terra e l’agricoltura. È un consumo che acquista anche valore politico, rileva la sintesi della ricerca.