Dicembre 2011
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Conti correnti e conti dormienti

Conti correnti ancora poco trasparenti e troppo cari, rispetto al resto d’Europa.

Conti correnti ancora poco trasparenti e troppo cari, rispetto al resto d’Europa. E’ la valutazione dell’Antitrust , della Commissione europea sul "retail banking" (servizi ai clienti e relativi costi), del Fondo Monetario Internazionale (concorrenza monopolistica) e dello stesso governatore della Banca d'Italia. Un quadro desolante del sistema bancario italiano, nonostante i ”PattiChiari" stipulati tra i maggiori istituti.Occhio al vostro conto corrente, perchè dall’estratto conto potrebbero arrivarvi buone notizie: l’ulteriore riduzione dei costi delle commissioni interbancarie stabilita dall’Antitrust, dovrebbe farsi sentire di riflesso anche sul prezzo finale ai consumatori e alle imprese.
Si è arrivati a questo, a conclusione dell'istruttoria aperta il 29 marzo 2006 per accertare l'esistenza di intese restrittive della concorrenza.
L'Autorità della concorrenza e del mercato ha accettato, rendendole obbligatorie, le nuove proposte presentate dall'ABI, l’associazione Bancaria Italiana e da Co.Ge.Ban (la convenzione per la gestione del marchio Bancomat) sul taglio delle commissioni tra banca e banca sui servizi di incasso, di pagamento e sui Bancomat. L’Authority ne ha deciso il taglio ma con il preciso obiettivo di far rispamiare i clienti finali.
Le riduzioni vanno dall'11% per il prelievo Bancomat da sportelli di altre banche al 64% per gli addebiti automatici veloci. Ogni due anni, poi, "sarà verificata la possibilità di ridurre ulteriormente le commissioni alla luce di eventuali riduzioni di costo, fermo restando come tetto massimo il valore della precedente rilevazione".
Critica l'Adusbef secondo cui "quello fra l'Antitrust e l'Abi sulle commissioni bancomat è uno scandaloso minuetto". I correntisti, secondo l'associazione dei consumatori, ancora non hanno beneficiato di nessuna riduzione sui costi bancari. "Il prezzo equo per i prelevamenti Bancomat - spiegano - presso altre banche è di 1 euro e non come oggi registriamo di 2,20-2,30”.
Più in generale tenere un conto corrente bancario in Italia costa più che nel resto dell'Unione europea. Il dato emerge dall'indagine conoscitiva condotta dall'Antitrust nel nostro Paese. La spesa annua varia, a seconda del profilo dei correntisti, dai 76,3 ai 208,8 euro, con un valore medio di 182 euro. Molto più bassi i valori registrati in Europa: in Olanda meno di 35 euro, in Belgio e Gran Bretagna meno di 65, in Francia meno di 99, in Spagna circa 108. In sostanza nel nostro Paese non c’è una sana concorrenza, anche in presenza di un maggior numero di istituti e operatori finanziari.
L'indagine ha anche evidenziato "un'enorme variabilità potenziale di prezzi da una banca all'altra per la stessa tipologia di conto corrente (si arriva a spendere anche 6, in taluni casi 10 volte in più per lo stesso uso del conto) e la difficoltà di scegliere al meglio secondo le proprie necessità, anche per effetto della diffusione dei conti a canone, risultati meno convenienti di quelli al consumo". Per 9 profili su 10 questi ultimi, a parità di uso, presentano la spesa annua più contenuta, seguiti dai conti a canone ad operazioni illimitate e quelli a canone con operazioni limitate.
I dati analizzati evidenziano che nella gran parte dei casi i conti a canone non appaiono essere dei pacchetti omnicomprensivi bensì delle formule che hanno prevalentemente la funzione di accorpare le spese di tenuta conto.
L'apparente semplificazione nell'offerta di conti così strutturati, afferma l'Antitrust, sembra aver agevolato le banche, da un lato, a collocare conti a prezzi ancora più alti rispetto a quanto il correntista realmente informato sui singoli servizi e sulla propria modalità di utilizzo del conto potrebbe sostenere; dall'altro, a rendere più complessa la capacità di scelta del conto da parte del consumatore.
Infatti, spesso i conti a canone lasciano a carico del consumatore numerosi servizi di tipico uso del conto (bonifici, prelievo contante, incasso assegni, ecc) o, viceversa, includono servizi non tipicamente legati al conto (polizze assicurative, ad esempio), rendendo così onerosa la valutazione complessiva del conto "più conveniente". L'analisi dimostra inoltre che ai conti meno convenienti sono generalmente associati tassi attivi più contenuti e/o tassi passivi più elevati.
Paradossalmente, dunque, più un conto è oneroso in termini di sua tenuta e movimentazione, più non è conveniente per il correntista in termini di tassi di interesse. Possibilità di risparmio considerevoli possono essere realizzati ricorrendo ai conti correnti on-line che consentono di ridurre mediamente di circa il 60% la spesa.
Va peraltro considerato che non si tratta di prodotti perfettamente sostituibili.
Per l'Antitrust "il problema centrale" è costituito dagli ostacoli che un consumatore incontra quando decide di cambiare, unitamente alla poca chiarezza delle offerte e dei relativi fogli informativi: l'informazione è assente nel 66,6% delle banche sui costi dei bonifici, nel 31,9% per i bancomat, nel 57% per la carta di credito, nel 46.3% sugli assegni, nel 32,4% sulla domiciliazione.
Del resto è logico che le banche non vogliano darsi da fare per cambiare, visto che i loro profitti vengono realizzati sulla domanda fidelizzata non mobile e che ha selezionato conti a costi alti rispetto all'uso.
Potrebbere trattarsi davvero di un piccolo tesoro. Fondi “orfani” depositati in casse e cassette di sicurezza, con i quali si potrebbero risolvere i problemi finanziari di molte famiglie. Sono i cosiddetti conti dormienti, ovvero depositi di denaro, preziosi, libretti di risparmio, assegni circolari mai rimborsati, titoli azionari o obbligazionari appartenenti a persone decedute o scomparse che non risultano più movimentati. Un nuovo decreto presidenziale prevede che i conti correnti bancari che per dieci anni non subiranno movimenti vengano raccolti in un fondo che sarà utilizzato, come stabilito dalle passate leggi finanziarie, per le vittime dei crack, per funzioni di utilità sociale, per la stabilizzazione dei precari nella pubblica amministrazione. Il passaggio al Fondo non sarà automatico, dopo l’inattività, in quanto l'intermediario finanziario dovrà dare comunicazione agli interessati o a terzi delegati (con una raccomandata con ricevuta di ritorno) dell'estinzione del conto. Di fatto il conto sarà estinto solo dopo 180 giorni da questa comunicazione. Basterà anche un piccolo movimento in questi sei mesi per annullare la procedura avviata. E in ogni caso gli interessati potranno sempre fare opposizione al provvedimento preso. A gestire il Fondo sarà un'apposita Commissione nominata dal ministro dell'Economia.
Una volta pubblicato il decreto partirà una fase transitoria: per i conti già inattivi da dieci anni gli intermediari dovranno inoltrare le comunicazioni entro sei mesi e gli interessati avranno altri quattro mesi per dare una risposta o per fare qualche movimento sul conto che ne blocca così l'estinzione.
Positivo il commento al decreto presidenziale da parte delle associazioni che da molti anni si battono per l’utilizzo di questi fondi inutilizzati. Adusbef, Federconsumatori, Codacons, Movimento consumatori e Movimento difesa del cittadino valutano che questo tesoro ammonti a 10-15 miliardi di euro. Il Movimento Consumatori si augura che il Fondo sia effettivamente destinato alle vittime degli scandali finanziari, anche per incentivare programmi di educazione dei risparmiatori sui quali oggi il nostro Paese registra un gravissimo ritardo. Per il Codacons la vera svolta sarebbe l’introduzione della class action, così da consentire ai risparmiatori traditi di adire in massa alle azioni legali contenendo fortemente i costi che impediscono a molte vittime di ottenere giustizia.
Anche il Movimento difesa del cittadino esprime la propria soddisfazione per il decreto approvato. Chiede però che sia istituito un comitato per l’individuazione dei risparmiatori beneficiari del fondo, dove siano presenti anche le associazioni dei consumatori che sono state negli ultimi anni un punto di riferimento importante per le vittime delle peggiori crisi finanziarie della storia italiana: da Parmalat a Cirio fino ad arrivare ai bond argentini.
Soddisfatta anche l'Unione Nazionale Consumatori che teme però un’alltra incresciosa “caccia al tesoretto” e suggerisce: una volta accertato che si tratti effettivamente di denaro non riconducibile ad alcuno, è opportuno che questi fondi, fino ad oggi simbolo degli sprechi italiani, tornino alla collettività, contribuendo fattivamente all'abbassamento del livello di pressione fiscale.

LA ZUCCA NON FA PIU’’ PAURA

Proprio ora che promettono tassi di interesse ancor più elevati, i nuovi conti, nati a traino della famosa zucca, sono meno temuti dalle banche tradizionali. Che si affidano alla contrattazione personale con i propri clienti.
Secondo l'Abi, l'Associazione Bancaria Italiana, nel nostro paese i conti correnti sono più di 33 milioni, quelli a cui si accede via Internet sono 8,2 milioni, circolano 27,5 milioni di bancomat e pagobancomat, mentre le carte di credito attive superano la soglia di 14 milioni. Eliminati i costi di chiusura dei conti grazie al decreto Bersani c’è stato in effetti un buon movimento di migrazione da una banca all’altra. Per il cliente non è operazione semplice avvisare tutti dell’avvenuto cambiamento, operazione della quale si sono fatte carico le banche che aderiscono all’iniziativa “Cambio Conto” di “Patti Chiari”: il datore di lavoro, l'Inps, le società finanziarie che incassano le rate, gli abbonamenti tv. Un primo passo è stato fatto. Ci sono 17.000 sportelli che aderiscono all'iniziativa, "CambioConto" di Patti Chiari: si firma un modulo e la banca trasferisce le domiciliazioni bancarie sul nuovo conto; penali ridotte sui vecchi mutui. Conto Arancio e i prodotti simili hanno dato un bel po’ di filo da torcere in questi anni alle banche tradizionali, costrette a coccolare i propri clienti invogliati dai conti senza spese di gestione e da rendimenti ben più consistenti rispetto ai vecchi tassi. Oggi non è più così, assicurano ad esempio alla Cassa di Risparmio di Venezia, anche in virtù di prodotti molto simili, destinati soprattutto ai nuovi giovani correntisti. Zerotondo ne è un esempio. E’ il nuovo conto corrente del Gruppo Sanpaolo Imi ormai collaudato, pensato per chi utilizza i canali alternativi alla banca tradizionale, cioè Internet e telefono. Il conto prevede infatti spese di gestione del conto gratis e bloccate fino al 2010, così come gratis sono le rendicontazioni trimestrali e le comunicazioni di legge on-line, domiciliazione delle utenze e registrazione di tutte le operazioni “automatizzate”, come ad esempio lo stipendio e gli addebiti periodici.
Gratis è anche il canone della carta Bancomat e quello della carta di credito revolving, e lo stesso dicasi per l’accesso alla banca diretta (Internet, Phone e Mobile Banking), per i bonifici disposti tramite Internet e Telefono e le utenze ed imposte/tasse pagate sempre tramite Internet e telefono. Insomma, non vale la pena cambiare banca se le condizioni del conto sono simili e il cliente può sempre concordare l’investimento che gli garantisca la stessa rendita delle offerte più in voga. Ottimisti in questo senso anche alla Banca del Veneziano, rappresentante di quelle piccole realtà che non devono sgomitare proprio in virtù del rapporto stretto che hanno con i correntisti, con i quali stipulano contratti quasi “su misura”.
Anche qui si registra un’impennata dei servizi on line che consentono di operare da casa o dall’ufficio: INBANK-Servizio di Internet banking per la famiglia, ONBANK - Corporate banking interbancario, SURF & TRADE - Il trading on line di nuova generazione. E per supplire alla carenza fisica di sportelli con il marchio della banca, è stata data una grossa mano ai clienti considerando ogni bancomat come fosse appartenente alla Banca del Veneziano, un istituto che fa della solildarietà e dello sviluppo culturale del territorio, il suo cavallo di battaglia.

 


CONTO CORRENTE OBBLIGATORIO PER I PROFESSIONISTI

F24: per il popolo delle partite IVA è sinonimo di prelievo fiscale. Già a partire dal 1° ottobre scorso professionisti e lavoratori autonomi si sono abituati a pagare le tasse utilizzando esclusivamente modalità telematiche. Nuovi obblighi sono ora previsti anche per le somme riscosse nell'esercizio dell'attività. Le persone fisiche che esercitano arti e professioni e le società o associazioni tra artisti e professionisti sono obbligati a tenere uno o più conti correnti bancari o postali nei quali affluiscono, obbligatoriamente, tutti i proventi del lavoro e dai quali sono effettuati i prelevamenti per il pagamento delle spese. I compensi in denaro, quindi, sono riscossi esclusivamente tramite assegni non trasferibili o bonifici ovvero altre modalità di pagamento bancario o postale, nonchè mediante sistemi di pagamento elettronico. Sono escluse soltanto le transazioni con importi unitari inferiori a 1.000 euro (limite che si è abbassato a 500 euro a partire dal primo luglio 2007 e che si ridurrà a soli 100 euro il primo luglio 2008).
I conti correnti bancari o postali obbligatori per le transazioni di tipo professionale possono non essere esclusivi, ma possono essere utilizzati anche per operazioni di tipo privato o familiare non riguardante la propria attività lavorativa. Il popolo della partita IVA avrà però un ulteriore motivo per preoccuparsi dei propri conti correnti. Infatti, salvo accordi diversi con la propria banca, la mancanza o l'insufficienza sul conto corrente dei fondi necessari per il pagamento del modello F24, comporta appunto il mancato pagamento. Questo si configura come un "mancato versamento", con il conseguente addebito al contribuente delle relative sanzioni e interessi.
Nello stesso modo è considerato il mancato versamento dovuto a un errore materiale nella segnalazione dei dati del conto corrente bancario (per esempio, un numero sbagliato del conto corrente).


Autore: Qui risparmio