Prius. Lo dice il nome stesso: è la prima auto ibrida messa in circolazione dieci anni fa. A lanciarla fu la Toyota, la casa Giapponese della triplice ellissi, sempre più convinta che questa sia la strada giusta. Nel 2006 ha venduto 313 mila auto a doppia alimentazione ed entro il 2020 la totalità della gamma Toyota disporrà di una variante ibrida.
Ibrida significa che il pieno lo fai al distributore con i carburanti classici, ma nel momento in cui l’auto scende sotto i 50 chilometri orari, automaticamente entra in funzione il motore elettrico.
Succede in città, per esempio, in quegli “stop and go” ai semafori responsabili dell’incremento delle polveri sottili. Toyota si è dimostrata molto attenta all’ambiente realizzando una macchina supertecnologica, ma anche riciclabile per oltre il 90%.
“Gli incentivi statali stanno dando un grosso impulso alla vendita della Prius - conferma Francesco Stecca, che da poco ha inugurato la nuova sede Vempa Toyota in via Torino a Mestre - fiero di quest’auto che “pur avendo una cilindrata di 1400cc ha le prestazioni di una 1800, i consumi di una 1000 (20 km con un litro) e soprattutto emissioni bassissime: 102 grammi di CO2 per chilometro, rispetto a corrispondenti che viaggiano sui 140 grammi”.Anche il prezzo è ibrido, passateci il termine: la Prius viene venduta a 25.500 euro compresa di tutto, persino il sistema di parcheggio automatico.
La Città di Venezia ne ha avuta una in omaggio, ma la Regione Veneto e la Polizia Municipale di Jesolo per dare il buon esempio hanno già ampliato in senso ecologico il loro parco macchine. Vale la pena raccontare che tanta sensibilità per l’ambiente è “contagiosa”: il signor Stecca, che festeggia i 60 anni di attività, ha ristrutturato la sede spendendo un’enormità per ciò che non si vede: predisponendola per i pannelli fotovoltaici, con riscaldamento a pavimento ed emissioni in atmosfera pari a meno della metà rispetto alla media.”In 8-10 anni avrò ammortizzato la spesa - precisa il titolare - Nel frattempo la qualità della vita di chi lavora in officina e nella concessionaria sarà eccellente.” La pensassero tutti così...
Chi crede in un futuro meno inquinato è senza dubbio la “nostra” Fiat, che da anni ha sposato la tesi del metano, il gas senza dubbio meno inquinante, più economico (produce solo un decimo di idrocarburi rispetto ad un motore a benzina Euro5) e dalle ottime prestazioni. Gli automobilisti sembrano aver capito che anche il livello di sicurezza dei veicoli a metano è pari a quello delle auto tradizionali. E questo per diversi motivi: avendo un peso specifico inferiore rispetto all’aria, in caso di fuoriuscita accidentale tende a disperdersi verso l’alto senza ristagnare a terra; i serbatoi (le bombole) sono progettati per resistere a sollecitazioni meccaniche e di pressione estreme, più che doppie rispetto a quelle di utilizzo, e sono quindi i componenti di gran lunga più resistenti presenti a bordo; infine la legge prevede che le bombole siano sottoposte a ispezioni e severi collaudi a cura del Fondo Gestione Bombole Metano. Unico neo, almeno un tempo, i distributori. Non sono molto diffusi, anche se ne sono in arrivo altri 76, che porteranno la rete nazionale ad avere 677 impianti; una capillarità sufficiente a rispondere alla richieste di un’utenza in continuo aumento.
Sono più di dieci anni che Fiat propone vetture con alimentazione alternativa Natural Power benzina e metano credendo nel rispetto ambientale e nella "democratizzazione" della mobilità sostenibile, cioè mantenendo i costi accessibili a tutti. Esempi importanti sono la Multipla con i suoi 4 serbatoi e la Panda con le sue 2 bombole posizionate intelligentemente sotto pianale per non avere intrusioni nell'abitacolo e nel bagagliaio. Le vendite risentono anche in questo caso degli incentivi della Finanziaria: dall’inizio dell’anno Fiat ha venduto oltre 31.500 vetture Natural Power, con la Panda (prezzo base per 13.350 per la 1200) a fare la parte del leone, con oltre 23mila ordinazioni, tanto che la produzione fatica a star dietro alle richieste.
Fiat ha in cantiere anche la soluzione metano più idrogeno. Il progetto, supportato dal Ministero dell’Ambiente, fornirà ad alcune grandi città italiane flotte di auto a basse emissioni.
Un modo per dimostrare di non essere pregiudizialmente contraria all’idrogeno, ma in questo caso sarà pensato come carburante di sostegno al metano.
