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I cinquantenni la società, il lavoro

Graziano ci ha provato e non se n’è mai pentito. Non si è pentito di avere lasciato la fabbrica, dopo tanti anni di lavoro e l’impegno nel sindacato e di avere intrapreso, in odore di cassa integrazione, una nuova avventura. Senza sapere realmente dove lo avrebbe portato. Dalla fabbrica polesana alla tivù di Padova, con la telecamera in spalla e la voglia di imparare di un pivellino qualsiasi. Ora Gas, così tutti lo chiamano, è diventato una sorta di boss nel settore delle news locali, uno degli operatori anziani. Anzianità di lavoro, ma anche anagrafica, dato che i cinquanta li ha superati da un pezzo. Eppure incarna uno spirito più giovane di molti altri colleghi, sempre pronto a scattare per primo quando c’è qualche episodio di cronaca da raccontare con le immagini. C’è voluta una buona dose di coraggio per cambiare, perchè la vita dell’operatore televisivo non conosce orari, perchè la media dei colleghi è in genere molto bassa, perchè è un settore dove l’elasticità è di rigore.Altro che timbrare il cartellino sempre alla stessa ora... La storia di Graziano anticipa di qualche anno quella che ormai sta diventando, purtroppo, una consuetudine, con lavoratori di mezza età che, in tempi di crisi dei consumi e flessibilità del mercato del lavoro, rischiano concretamente di perdere il posto. Sarà un grosso problema la precarietà giovanile, ma che dire delle migliaia di persone che hanno cinquant’anni, i figli che vanno a scuola o all’università, qualche anno di mutuo ancora da pagare e che rischiano di perdere l’occupazione e in prospettiva anche la pensione ormai vicina? Un gran bel problema, davvero, dato che le offerte di lavoro sono spesso accompagnate dal “max 25 anni” e poco importa all’impiegato di turno rimasto a casa, sapere che i cacciatori di teste, ovvero coloro che ricercano le migliori professionalità, vanno a pescare i loro candidati proprio tra i cinquantenni.

Ma in che settori, in genere, sono impiegati gli over 50? Un’analisi dettagliata sulle età della vita e l’invecchiamento della popolazione l’ha fatta lo Spi CGIL, il sindacato dei pensionati, in collaborazione con l’IRES, l’istituto di ricerche economiche e sociali. Nel 2003, gli anziani (in questo caso intesi come over 50) rappresentavano quasi un terzo dei lavoratori indipendenti del Veneto, mentre non raggiungevano neppure il 14% del totale dei lavoratori dipendenti. Rispetto ai settori di attività gli anziani continuano a concentrarsi nelle attività più tradizionali: oltre il 30% dei lavoratori ultracinquantenni lavora nella pubblica amministrazione; anche il settore dell’Agricoltura ha un certo rilievo, dato che oltre un terzo del numero totale dei dipendenti agricoli ha più di 50 anni. Altri settori come quello delle costruzioni, il metalmeccanico e il commercio al minuto hanno invece registrato nel decennio 1993-2003 una certa diminuzione di lavoratori attempati, forse anche in virtù dello sviluppo dei nuovi centri commerciali. Quanto alle qualifiche si va ai due poli. Tra i lavoratori anziani troviamo professionisti ad alta specializzazione, assieme ai lavori manuali a bassissima qualifica. Il processo di invecchiamento della popolazione è dunque tra i fenomeni sociali più rilevanti di questi tempi. I vecchi ma anche i giovani-anziani costituiscono un capitale enorme di intelligenza, professionalità ed energia civica che chiede di essere attivata, ma anche curata e sostenuta, quando le forze vengono meno. Sta ai loro rappresentanti “sgomitare” tra le giovani leve e la vecchia politica, per farsi promotrici di un invecchiamento attivo della popolazione.


Autore: Alessia Da Canal