UOVA SENZA BRUTTE SORPRESE
Indagine sui prodotti artigianali
Non c'è dubbio. La
qualità si paga. Ecco la prima considerazione che balza all'occhio osservando i prezzi pubblicati in queste pagine. A quanto si può vedere, infatti, i
prodotti artigianali, quelli cioè di pasticceria,
possono costare anche tre volte di più rispetto a quelli industriali. Così, tanto per intenderci, se una colomba comprata al supermercato o in un centro commerciale costa in linea di massima meno di 10 euro, per quella fatta a mano, con tutti i crismi e la tecnica dell'artigiano, se ne spendono molti di più. In ogni caso, notevoli sono anche le differenze fra le varie pasticcerie da noi consultate. A Resana di Treviso, da Zizzola, la colomba da un chilo costa 11 euro. Contro i 24 euro di Zanin, a Mestre. E i 25 euro di Biasetto, a Padova.
D'altro canto, ognuno mette in campo la propria tecnica e i propri segreti. Così, il prodotto artigianale offre caratteristiche personali che lo rendono unico. Non si può dire lo stesso di uova e colombe industriali. I cui gusti sono per lo più standardizzati.
Una cosa è sicura: non rinunceranno per nulla al mondo alle colombe, alle uova di cioccolato e all'agnello.
Anzi. Secondo un calcolo della
Codacons, le famiglie venete spenderanno in media per questi prodotti circa 160 euro a testa. Non rinunceranno alle
specialità pasquali neppure di fronte a un trend sempre in aumento dei prezzi. Secondo l'associazione, infatti, i rincari non risparmieranno niente e nessuno.
Anche se restano per lo più contenuti.
"Costerà di più soprattutto la colomba pasquale, che verrà circa 4 euro e 80 al chilo, con un incremento di circa il 6 per cento” dicono dal Codacons. Le uova di Pasqua, invece, registrano quasi lo stesso costo del 2006. "Se si decide di acquistarne uno da 250 grammi di aziende conosciute - commenta l'associazione dei consumatori - si spenderà circa il 2 per cento in più rispetto allo scorso anno. Le uova non di marca, invece, costeranno circa il 5 per cento in più. In genere, comunque, si tratta di prodotti che costano 20 centesimi in più dell'anno precedente".
Importante, per il consumatore, orientarsi su prodotti di qualità, imparando a leggere le etichette e a riconoscere il valore aggiunto di ingredienti sani. Il risparmio, infatti, spesso si sposa con l’uso di materie prime non di prima qualità. L’invito non può che essere, quindi, quello di spendere magari qualcosina in più puntando ad un prodotto che non sfiguri e che si faccia apprezzare. Del resto la Pasqua, come il Natale, arriva solo una volta l’anno.
Purchè sia vero cioccolato
Per quanto riguarda la
cioccolata, sono molte le novità introdotte dalla direttiva europea in vigore in tutti gli Stati membri dal 3 Agosto 2003.
In primo luogo, è consentito utilizzare a titolo opzionale ed entro il limite massimo del 5 per cento, sei materie grasse vegetali di origine tropicale diverse dal burro di cacao. Tali grassi vegetali sono stati selezionati in base a criteri di compatibilità chimico-fisica con il burro di cacao, e sono precisamente: burro di illipè, stearina di shorea robusta, burro di karitè, burro di cocum, nocciolo di mango, olio di palma (quest'ultimo solo per la copertura di gelati e di prodotti simili). In più, si è introdotto l' obbligo della indicazione nella etichetta degli ingredienti del cioccolato e della data di durabilità del prodotto.
A questo si aggiunge un altro vincolo per i prodotti contenenti grassi oltre al burro di cacao: l'etichetta, infatti, deve espressamente indicare, scrivendo in modo ben visibile e in grassetto la dicitura: "contiene altri grassi vegetali oltre al burro di cacao". I produttori che non utilizzano grassi vegetali diversi dal burro di cacao, possono farne esplicita menzione in etichetta con tutta l'evidenza. Per il cioccolato prodotto o commercializzato in Italia, il Parlamento italiano ha espressamente disposto la possibilità di utilizzare la dizione "cioccolato puro" per il prodotto che contiene solamente burro di cacao.
Industriale, artigianale o di alta pasticceria?
Meglio comprare uova e colombe artigianali, oppure industriali? E' più conveniente fare lo shopping pasquale in un ipermercato oppure nel piccolo negozio al dettaglio? Come evitare fregature sul prezzo o sulla qualità del prodotto? Ecco un piccolo decalogo realizzato dall'ADICO per evitare brutte sorprese. 1- è importante scegliere con cura il negozio in cui fare gli acquisti e confrontare i prezzi reali. Senza fermarsi a quelli delle confezioni, che spesso hanno pesi diversi. Meglio abituarsi a guardare i prezzi al chilo. 2- Ricordarsi che le offerte 3 X 2 possono essere vantaggiose: ma a cosa servono tre confezioni di colombe? Bisogna ricordarsi che dopo poco scadono (dopo 6 mesi, solitamente a luglio).3- Tenere sempre conto della qualità del prodotto: l'unico strumento disponibile per valutare la qualità a scatola chiusa, è l'etichetta. Così, la lista degli ingredienti deve essere, per legge, in ordine decrescente di concentrazione. I primi ingredienti sono i più abbondanti e poi, scendendo, diminuiscono di quantità. Ricordarsi inoltre che:un cioccolato per essere al top dovrebbe contenere, nell'ordine: cacao in polvere e burro di cacao (pasta di cacao), zucchero, latte in polvere, aromatizzanti naturali. Il burro di cacao è l'elemento più importante: verificate, quindi, a che punto della lista si colloca. Se trovate scritte strane, del tipo, "contiene grassi di sostituzione" abbandonate l'uovo! 4-Una colomba per essere al top dovrebbe contenere, nell'ordine: farina, zucchero, uova, burro, canditi.
In particolare le uova devono essere di categoria A (no all'albume in polvere!).Il burro, da preferire decisamente alla margarina, deve essere in quantità non inferiore al 16%, mentre i canditi non devono essere meno del 15% (tra 15 e 20%). Il latte è facoltativo. Se c'è, è preferibile che non sia scremato e va decisamente evitato quello in polvere.
La certificazione di un ente indipendente che attesta che il prodotto è ogm - free è indice della serietà della ditta.
QUELLA DOLCE TRADIZIONE...
Tanti tuorli d'uovo, zucchero, miele, burro e vaniglia naturale. Dovrebbe nascere così, con ingredienti di qualità e senza conservanti, la
colomba artigianale, prodotto morbido, dalla struttura soffice e caratterizzato da piccole bolle d'aria, che permettono una lunga conservazione.
"Il nostro è un dolce a lievitazione naturale - spiega Andrea Zanin, plurititolato artigiano mestrino -. Che ha vinto due anni fa un prestigioso premio di degustazione al buio". I segreti di tanto successo?
"Anzitutto, gli ingredienti - spiega ancora il pasticcere -. Tutti genuini. Per esempio, non usiamo la vanillina, ma la vaniglia. E neppure il lievito di birra, ma quello naturale.
Il cubetto d'arancio è selezionato, di Sicilia. In più, per mantenere morbida la colomba, mettiamo una discreta quantità di burro". Certo, però, come ogni prodotto artigianale che si rispetti, anche la tecnica diventa fondamentale. "E' questo il valore aggiunto - continua ancora Zanin -. Senza la tecnica, gli ingredienti, anche se naturali, non garantiscono da soli una elevata qualità". E la differenza fra colomba artigianale e industriale? "Immensa - sottolinea ancora il pasticcere -. Basti pensare che i prodotti confezionati venduti negli iper e nei supermercati sono già pronti a gennaio. Figuriamoci quanti conservanti contengono".
Sui banchi dei supermercati, poi, da tempo hanno trovato posto anche prodotti che più che alla tradizione strizzano l’occhio a strategie di marketing, invitando il consumatore a non privarsi di golosità ripiene, al cioccolato, alla crema, dalle forme più varie, dall’agnellino ricoperto alla campana costruita con i profiteroles.
Autore: g.cod. & ro.ma.