Non si tratta della celebre tigre bianca del Bengala, nè del tenero orsetto Knut. Qui parliamo di comunissime api; che in genere non godono di grandi simpatie. Eppure la notizia della loro progressiva morìa non mette di buon umore neanche i più paurosi, perchè è legata a quei processi di trasformazione ambientale molto più preoccupanti di una semplice fobia. E il fatto che questo fenomeno sia un male comune, perchè le api stiano sparendo progressivamente in tutto il mondo, non è affatto una consolazione. Anzi.
Solo nel nostro paese, lo scorso anno, è stata registrato la strana moria di oltre il 50% delle api. Negli Stati Uniti siamo già al 60-70%. Ma cosa sta uccidendo a questi operosi inisetti che ci regalano degli straordinari prodotti?
Pare che la “sindrome da spopolamento degli alveari” sia legata a diversi fattori ambientali. Primo tra tutti la recrudescenza e virulenza della varroa (un acaro che si attacca al collo delle API succhiandone la linfa vitale, provocandone la morte e che in 25 anni è diventato endemico in tutti gli allevamenti apistici). Studi su questo nemico proveniente dall’Est e dalla Cina sono iniziati 20 anni fa quando l’infezione era in forma irrilevante. C’è poi l’impoverimento dei pascoli con il conseguente indebolimento del sistema immunitario delle api e l’impiego di insetticidi in agricoltura, con particolare riguardo ai neonicotinoidi (molecole impiegate per la concia del seme di mais). Ma non si possono trascurare anche i cambiamenti climatici degli ultimi decenni, con precipitazioni concentrate nel tempo e scarse in molte regioni. Alcuni studiosi pongono anche il problema delle onde elettromagnetiche derivate dalle reti di comunicazione e telefonia che disorienterebbero e finirebbero per far ammalare queste piccole creature.
“Se un giorno le api dovessero scomparire, all’uomo resterebbero soltanto quattro anni di vita”. Il ragionamento, attribuito nientemento che ad Albert Einstein, non è affatto esagerato. Se non ci fossero più api non ci sarebbe più impollinazione, dunque niente più frutta e vegetali, almeno ... Comunque sia l’emergenza ha fatto scattare l’attenzione dei rappresentanti delle Regioni maggiormente colpite dal fenomeno, degli apicoltori e degli agricoltori. Coldiretti chiede una valutazione rapida della questione, visto che, al di là della produzione del miele buona parte dell’attività agricola dipende dalle api, come le colture ortofrutticole. E che potrebbe risentirne negativamente anche il settore zootecnico, vista l’importanza che riveste l’impollinazione nei confronti dei pascoli e del foraggio. La Confederazione italiana agricoltori-Cia, fa un appello per interventi a sostegno degli apicoltori. Perchè 50 mila alveari non potranno produrre miele per tutto il 2008. I territori maggiormente colpiti dalla moria degli insetti sono in Lombardia, Piemonte, Emilia Romagna, Veneto e Friuli Venezia Giulia. Ma anche al Sud, principalmente in Calabria, si sono riscontrati degli spopolamenti. Conapi, il Consorzio Apicoltori e Agricoltori Biologici Italiani, che ha 30 anni di vita e oltre 1000 apicoltori professionali tra i suoi soci e che produce e commercializza oltre il 20 % del miele italiano, ritiene che solo con il coinvolgimento e l’impegno di tutti, pubblici e privati, stato e regioni e province, enti di ricerca ed organizzazioni degli agricoltori, associazioni ambientaliste e consumatori, si possa determinare una condizione di svolta alla grave condizione di questi insetti:
Curiosità sulle api e il miele
(dal sito www.mieliditalia.it)
- In una famiglia d’api, ogni stagione, vivono 50/60.000 api.
- L’ape operaia, durante la stagione produttiva, vive circa 50 giorni.
- L’ape regina vive fino a cinque anni.
- In un giorno l’ape regina depone fino a 2000 uova.
- Per deporre fino a duemila uova al giorno l’ape regina consuma con la pappa reale fino ad 80 volte il suo peso.
- La velocità media di un’ape è di 24 chilometri orari e può arrivare fino a 29 chilometri orari.
- Una singola ape, per produrre un 1 kg di miele, vola per circa 150.000 chilometri, quasi quattro volte il giro della Terra.
- Per produrre un chilo di miele sono necessari quasi 60.000 voli d’andata e ritorno dall’arnia ai fiori.
- Ogni alveare “bottina”, cioè raccoglie il nettare, per un raggio di tre km, quasi 3.000 ettari, il corrispondente di oltre 4mila campi da calcio.
- In un giorno le api di un alveare possono visitare fino a 225.000 fiori.
- Le api sono tra gli insetti più fragili e sensibili all’inquinamento. Non sono infatti mai stati riscontrati fenomeni significativi d’inquinamento del miele, dato che le api muoiono prima di poterlo accumulare.