Copertina Luglio- Agosto 2010
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SI FA PRESTO A DIRE SUCCO

Buoni, dolci e di piacevole consistenza, i succhi di frutta piacciono sia ai grandi che ai piccini. In Italia se ne bevono 870 milioni di litri all’anno: 15 litri a testa.

Come reagireste se chiedendo al barista un bicchiere di latte, ve ne versasse per un terzo e poi aggiungesse sotto i vostri occhi acqua e zucchero?
Insomma: “Si fa presto a dire succo…”
Ed è ciò che dovrebbe rispondervi lo stesso barista alla vostra richiesta di un succo di frutta. Invece, comprensibilmente,  la domanda successiva resta quasi sempre la stessa: “Alla pera va bene?”
Se al bar i succhi si dividono in pera, pesca, albicocca o, al limite, mela carota o ace, in realtà le categorie sono ben definite e regolamentate da alcuni Decreti Ministeriali: perché un prodotto possa definirsi “succo di frutta” dev’essere composto al 100% di frutta. Sembra un’ovvietà, ma è meglio specificare. Nella maggior parte dei casi quelle dei bar sono bevande alla frutta, non succhi: in fondo basta leggerne l’etichetta per capire in che percentuale il frutto d’origine è presente.
Nel succo di frutta può essere prevista a discrezione la sola aggiunta dello zucchero (per un massimo di 100 milligrammi per litro e fino a 200 nei succhi di limone, ribes e lampone), che dev’essere comunque indicata in modo esplicito sulla confezione. Un altro procedimento è quello di concentrare o disidratare il succo in fase di preparazione per poi reintegrarlo con la stessa quantità di acqua eliminata, alla fine del procedimento.

IL NETTARE DI FRUTTA
Nel “nettare di frutta” invece, la parte di frutta scende al 50%, e il resto è composto in gran parte di zucchero, acqua, conservanti e aromi. In questo caso la percentuale minima di frutta utilizzata dev’essere obbligatoriamente indicata sulla confezione.
Dove spesso si evita di ricordare che, abbassando la percentuale di frutta e alzando quella di zuccheri, il nettare può arrivare a triplicare le calorie (fino a 170 per 100 grammi di prodotto), rispetto al succo. E’ bene tenerne conto.

BEVANDE ANALCOLICHE ALLA FRUTTA
La percentuale di frutta scende ulteriormente se parliamo di bibite – o meglio –  di “bevande analcoliche alla frutta”.  Così si possono chiamare quelle bevande che hanno un contenuto minimo di frutta del 12% sul totale del prodotto. Un gradino più in basso, parlando di percentuali, incontriamo le “bevande al gusto di frutta”.  Ma più che al gusto, forse sarebbe meglio chiamarle “al ricordo di frutta”, tanto l’apporto del frutto in questione risulta secondario rispetto al colore, alla freschezza, alla moda e spesso anche al sapore della bevanda.

LE SPREMUTE
Infine ci sono le “spremute”. Il termine indica un succo di agrumi (arance, limoni, pompelmi, mandarini), anche in questo caso con o senza aggiunta di zuccheri. Naturalmente la soluzione più sana e vantaggiosa per l’apporto di nutrienti è la spremuta fatta e bevuta espressamente. Ma nel banco frigo, da qualche anno, vengono proposte anche spremute fresche in tetrapak o bottiglia. Si conservano per qualche giorno in frigo.   
Un ventaglio molto ampio di prodotti, pronto a soddisfare ogni papilla gustativa, ma non sempre la sete o l’apporto nutritivo. Le bevande, ad esempio, sono in genere molto zuccherate, spesso più zuccherate di quanto sia la nostra percezione del dolce. Di norma, infatti,  vengono aggiunti gli acidificanti come l’acido fosforico che oltre a prevenire l’ossidazione del prodotto, rendono il gusto della bibita meno dolce, quindi più gradevole.  Un sistema che “inganna” il nostro corpo già in difficoltà quando si tratta di “riconoscere” le calorie in forma liquida.
Alcune ricerche negli Stati Uniti, dove il consumo delle bibite pro-capite è superiore al nostro, hanno evidenziato che proprio per questo motivo  il senso di sazietà dovuto all’apporto calorico viene ritardato e quindi si tende a bere di più di quanto non si dovrebbe fare. Il processo esattamente inverso rispetto a quello di molti prodotti dietetici che puntano ad aumentare il senso di sazietà velocemente, tenendo basso l’apporto calorico. E’ paradossale concludere che molte persone assumono prodotti dietetici proprio per limitare i danni di un apporto calorico eccessivo dovuto all’abuso di bevande gassate. Facile concludere che con qualche cola in meno si potrebbero evitare molti sacrifici (dietetici ed economici) successivi.

I SUCCHI DI FRUTTA
Altra faccenda sono i succhi di frutta: se scegliamo bene e optiamo per quelli naturali, non concentrati e senza zucchero aggiunto, avremo generalmente un prodotto sano. Pur non diminuendo di molto l’apporto calorico (si va dalle 25 alle 60 calorie per 100 grammi), generalmente se ne consuma una quantità minore rispetto alle bibite perché non diluita in acqua, dolcificanti, acidificanti e anidride carbonica.
I succhi di frutta sono quindi più nutrienti, ricchi di antiossidanti, contengono vitamina C e Sali minerali come calcio, magnesio e potassio.


ATTENZIONE!
NON SOSTITUISCONO LA FRUTTA


Se i succhi di frutta naturali possono integrare la dieta di chi non consuma molta frutta (è il caso di molti bambini), resta un errore considerarli alla pari della frutta fresca e consumarli in sostituzione di essa: i processi industriali di pastorizzazione e filtraggio impoveriscono il succo principalmente riguardo al contenuto di fibre, così importanti per il corretto funzionamento intestinale,  la prevenzione del colesterolo alto e delle malattie cardiovascolari.
Come per tutti i prodotti alimentari, anche per i succhi di frutta è importante saper leggere e giudicare l’etichetta informativa: se la legislazione vieta  - a differenza delle bibite – l’uso di coloranti e di alcuni additivi , altri come l’acido citrico (E330), l’acido ascorbico (E300), il tartrato di potassio (E336), il carbonato di calcio (E170) e l’acido lattico fino a 5 grammi per litro, possono essere presenti nella bevanda. Un discorso a parte merita l’anidride solforosa: questa sostanza è usata per stabilizzare il prodotto (esattamente come nel vino) ma non è obbligatorio citarla fra gli additivi se non supera la quantità di 10 milligrammi per litro. Quindi è sconsigliabile il consumo di un prodotto la cui etichetta che riportasse l’aggiunta di anidride solforosa, in quanto questa risulterebbe in quantità superiore rispetto alla percentuale standard (per la cronaca l’anidride solforosa è responsabile della distruzione di vitamine non solo nel cibo ma anche nell’organismo che l’assume).
Se è vero che il miglior succo di frutta è quello più naturale, quello che si avvicina di più alle caratteristiche del frutto di origine, quello che subisce meno manomissioni, la regola empirica e quella di giudicarlo in base alla genuinità: meno ingredienti e aromi sono presenti nella sua composizione, più il prodotto sarà di qualità.
CENTRIFUGATI DI FRUTTA E VERDURA

Per fare scorta in modo naturale di acqua, vitamine e sali minerali, esiste anche l’alternativa, validissima ma poco considerata nel nostro paese, dei succhi e dei centrifugati di frutta e verdura. Certo, ai più piccoli un succo al sedano potrebbe risultare piuttosto amaro! Meglio optare per qualcosa di naturalmente dolce, come l’abbinamento mela-carota.
Apportano all’organismo grandi concentrazioni di enzimi, vitamine, sali minerali ed altri elementi nutritivi (un bicchiere di succo di carota, per esempio, contiene tanta vitamina A quanto 4 tazze di carote crude grattugiate), pur perdendo la parte di ciò che viene centrifugato. Per questo è bene consumare i centrifugati, ma anche la frutta e la verdura nella sua interezza.   Un paio di consigli: vanno bevuti appena fatti, altrimenti si ossidano e sorseggiati piano piano. Gustati, insomma.

SI DICE CHE...

Nei succhi finisca frutta di ogni genere, anche quella marcia. Del resto anche chi  si cimenta con la preparazione delle marmellate in casa, avrà probabilmente usato della frutta talmente matura che probabilmente non avrebbe mangiato in altro modo. Figuriamoci se ad essere lavorate sono tonnellate di frutta a livello industriale... Ma il processo di pastorizzazione garantisce l’inattivazione di quei batteri, muffe ed enzimi che determinano il processo di fermentazione e il conseguente deterioramento del prodotto.

I succhi di frutta creano dipendenza.
In effetti i bambini li bevono volentieri sin dalla tenera età. Ma non è la frutta in sè, quanto la presenza di zuccheri a creare questa sorta di dipendenza. Così come succede per le bibite gassate,  le merendine e gli stessi panini da fast-food.
E allora sarà utile, come consigliamo sempre, leggere bene le etichette, prima di effettuare l’acquisto, anche se i vostri piccoli saranno certamente attratti dalle confezioni più pubblicizzate. La semplice dicitura “sciroppo di glucosio-fruttosio”, dovrebbe ad esempio farvi drizzare le antenne, perchè è così che l’indistria alimentare abbatte i costi, aumenta il potere dolcificante e crea la famosa dipendenza. Contribuendo, in virtù di un uso regolare, a far crescere un esercito di bambini e adulti in sovrappeso, se non obesi.

Il succo al mirtillo costa di più.
E’ vero, forse perchè servono quantitativi maggiori di frutta, perchè non si coltiva ovunque e anche perchè vengono attribuite a questa bacca importanti virtù teraputiche (per la vista, i reni, le vene) tanto che le bottiglie di succo concentrato trovano posto nelle parafarmacie e negli angoli di benessere allestiti  presso negozi e supermercati.
 
I SUCCHI DI FRUTTA POSSONO INTERAGIRE CON I MEDICINALI
Alcuni succhi di frutta come il succo di arancia, di pompelmo o di mele, se bevuti in concomitanza o a distanza ravvicinata con l’assunzione di alcuni farmaci, porrebbero alterare l’assorbimento di questi ultimi rendendoli inefficaci. In particolare il pompelmo diminuisce l’assorbimento di molti farmaci, tra cui quelli antimpotenza come il viagra L’ennesima conferma di una possibile interazione fra alcuni succhi (freschi o confezionati) e i farmaci arriva da una ricerca, coordinata da professor David Bailey, condotta presso la University of Western Ontario. I risultati dello studio sono stati presentati in occasione del meeting nazionale dell’American Chemical Society a Filadelfia, nell’agosto scorso. Succo di pompelmo, di arancia e di mela hanno mostrato in particolare di ridurre l’assorbimento della fexofenadina, un antistaminico impiegato nel trattamento delle allergie; dell’etoposide, un chemioterapico; di alcuni betabloccanti (atenololo, celiprololo, talinololo) utilizzati per trattare l’ipertensione e prevenire attacchi di cuore; della ciclosporina, il farmaco d’elezione per prevenire il rigetto degli organi; e di certi antibiotici (ciprofloxacina, levofloxacina, itraconazolo). 

Autore: Qui Risparmio