Olio extravergine d’oliva Veneto. Qualità e nuove colture per valorizzare il territorio
Ai più recenti concorsi di settore l’olio extravergine di oliva prodotto in Veneto ha dimostrato di avere eccellenti caratteristiche.

Consumate prodotti locali. Mangerete meglio, l’ambiente vi ringrazierà e l’economia del territorio in cui vivete ne beneficerà. L’invito, soprattutto in un’epoca in cui si è particolarmente attenti al risparmio, è sempre questo. Ma l’aspetto economico passa in secondo luogo quando si parla di olio extravergine d’oliva, il cosiddetto oro giallo.
Sulle tavole della maggior parte delle famiglie arriva sotto forma di marchi famosi, acquistato suppergiù a 5 - 6 euro al litro; ma l’olio di cui parliamo in queste righe è tutt’altra cosa. Ha il sapore di una nuova grande avventura che sta già dando ottimi frutti: dopo avere sfondato con i suoi vini, il Veneto mette sul campo e sul piatto il suo olio extravergine d’oliva. O meglio i suoi oli, perchè i territori vocati alla coltivazione dell’olivo e i cultivar sono diversi. Ci sono oliveti sul Garda, nei Colli Euganei e in quelli Berici e nella Pedemontana, da Bassano, Marostica, fino a Vittorio Veneto.
L’idea che sta alla base dell’estensione di questa coltura non è solo la produzione dell’olio extravergine. Si piantano olivi per preservare il territorio e l’ambiente.
In molte località, come nell’asolano, si tratta di una novità e le colture sono estese anche a quote piuttosto alte, favorite dai mutamenti climatici.
Ogni territorio sta cercando di valorizzare il proprio olio. E la buona notizia è che nella maggior parte dei casi si tratta di olii di gran qualità, grazie agli sforzi fatti nella produzione: potature, trattamenti e raccolta, ma anche nella molitura e nei metodi di conservazione. Qualità che emerge puntualmente ad ogni concorso di settore. Solo per fare un esempio, al recente concorso Olio Colli Euganei di Galzignano su 57 partecipanti la giuria ha conferito a 53 il bollino di eccellenza, sia per quanto riguarda l’aspetto, sia nell’analisi sensoriale a cui gli oli sono stati sottoposti. Anche dal punto di vista chimico l’esame è stato superato in maniera eccellente: se la legge prevede che i due parametri peossidi e acidità non superino rispettivamente i 18 e i 0,8, gli olii premiati avevano tutti valori inferiori a 6 e a 0,2. E un’assoluta gradevolezza nel profumo e nel gusto.
L’olio è un prodotto più difficile da capire rispetto al vino, perchè non si consuma da solo, ma accompagna pietanze d’ogni genere. Proprio per questo ha un ruolo determinante nel valorizzare o, al contrario, affossare il sapore dei cibi. Olio, come il vino, che va scelto in base al piatto con cui si accompagna. Ci sono oli fragranti, dolci, mescolati o mono-cultivar e oli più aciduli e dal gusto fruttato più adatti, per esempio, alle insalate. Altri, più delicati, che si sposano con cibi dal sapore particolare, come il pesce al sale.

Per l’olio la stagione entra nel vivo proprio in questo periodo. I produttori hanno appena festeggiato l’apertura dei frantoi; sui Colli Euganei ne è stato aperto uno di nuovo, oltre ai tre punti di molitura. Altri sono a Cavaso, nella Pedemontana a Bassano, Vittorio Veneto, Barbarano...
Questa si preannuncia come un’annata interessante dal punto di vista della produzione, anche se in molte aree le drupe (le olive) sono rimaste piccoline per la scarsità di pioggia.
Tra qualche tempo si comincerà la raccolta a mano, con le lunghe scale e le reti sistemate sotto le chiome, per accogliere i frutti che, soltanto spremuti, diventeranno oro giallo. Un alimento che viene apprezzato in tutto il mondo e che ha avuto una crescita esponenziale sopratutto in quegli Stati dove non c’era la cultura dell’olio d’oliva: Nord Europa,Stati Uniti, Russia . C’è stato un aumento esponenziale della richiesta al punto che la produzione non riesce a farvi fronte. Ad alimentare la cultura dell’olio d’oliva si dice siano state anche le seguitissime trasmissioni di cucina (anche reality show), con cuochi diventati delle star, che hanno fatto conoscere al grande pubblico l’olio d’oliva.
Ma il merito va anche alla tanto decantata “dieta mediterranea”, oggi supportata da uno studio della University of California. Un gruppo di scienziati ha scoperto che il grasso dell’olio d’oliva (,aanche della frutta secca e dell’avocado) potrebbero aiutare le persone in sovrappeso a perdere i chili di troppo. Il segreto sembrerebbe la loro capacità di far passare naturalmente l’appetito, soprattutto la fame nervosa. Grazie a questa scoperta, pubblicata sulla rivista Cell Metabolism, si apre la strada alla realizzazione e sperimentazione di nuovi farmaci contro l’obesità.
L’obbligo di etichettatura di origine per l’olio d’oliva
L’olio d’oliva avrà la sua etichetta di origine in tutti i paesi d’Europa. Bruxelles ha preso posizione, confermando la validità dell’introduzione dell’etichetta obbligatoria che indichi l’origine dell’olio di oliva vergine ed extravergine d’oliva. Si mette così fine alla situazione difficile in cui si trovava l’Italia, messa in mora dall’Ue per il provvedimento adottato, con una piccola forzatura, sotto l’egida del ministero di De Castro.
“L’obbligo di etichettatura dell’olio extravergine di d’oliva nel nostro Paese era già in vigore dal 17 gennaio scorso, anche se sono poche, per la verità, le bottiglie sullo scaffale che riportano il dato relativo alla provenienza delle olive.
Soddisfatti per la notizia i produttori agricoli, un po’ meno gli industriali dell’olio d’oliva che si potrebbero trovare a breve di fronte all’obbligo di riportare in etichetta l’origine delle olive utilizzate per le proprie miscele. Spesso di Italiano c’è solo il marchio.
“Non dobbiamo chiedere scusa a nessuno se l’agricoltura e l’agroalimentare italiani sono riconosciuti e apprezzati ovunque, perché garanzia di gusto, qualita’ e sicurezza. Anzi. Siamo pronti a proseguire per la strada tracciata con il riconoscimento dell’obbligo di etichettatura di origine per l’olio d’oliva’’. Nella provincia romana seduto al tavolto di un’azienda agricola assieme ad una cinquantina di imprenditori agricoli, il ministro delle Politiche Agricole Alimentari e Forestali Luca Zaia, ha risposto al primo Question Time contadino. ‘’Tra pochi giorni - ha proseguito Zaia - quando gli uffici legislativi competenti completeranno il loro parere, presenteremo un provvedimento per estendere quell’obbligo a tutti i prodotti italiani. Questo, non soltanto a garanzia del cittadino - consumatore, che dovrà avere sempre la possibilita’ di scegliere fra il made in Italy ed il resto del mondo, ma a sostegno dell’economia dei nostri territori che, oggi più che mai, siamo sollevati non parli che italiano’’.
QUANTO DEVE COSTARE UN OLIO DI QUALITA’

Un litro di olio fatto con gli accorgimenti dovuti ha un costo di produzione all’origine elevato, tra coltivazione (potatura, trattamenti, concimazione), raccolta, trasporto, molitura... E’ stato calcolato che il prezzo di un litro d’olio extravergine prodotto in Veneto oscilla tra i 9 e i 10 euro.
Sugli scaffali dei negozi lo si trova tra i 13 e i 16 euro al litro, con punte di 40 per gli oli della Conca degli ulivi di Pove. E’ chiaro che tutti questi prezzi sembrano molto alti rispetto alle cifre che si possono trovare al supermercato acquistando gli oli industriali. Ma si tratta di ben altro prodotto, così com’è diverso anche l’olio prodotto al Sud del nostro Paese, frutto di metodi di raccolta e di molitura completamente diversi. In molte zone, ad esempio, anzichè procedere con la raccolta a mano ramo per ramo, si stendono le reti e si aspetta che l’oliva cada a terra, matura, da sola.
Intanto sul fronte della vendita c’è una novità sulla scia dei distributori di latte crudo: anche l’olio extravergine di oliva sarà venduto “alla spina”, nei distributori automatici, per ridurre le intermediazioni, combattere le speculazioni, le frodi e garantire una remunerazione adeguata agli olivicoltori. L’idea è nata in una terra che in fatto d’olio la sa lunga, la Toscana, ma chissà che possa diffondersi anche in Veneto, visto l’interesse crescente per questo prodotto dal costo non proprio accessibile a tutti.
Assitol
MALGRADO LA CRISI L’OLIO D’OLIVA FA REGISTRARE ANCORA RISULTATI POSITIVI
Il ministro per le Politiche
Agricole Alimentari e Forestali
LUCA ZAIA
Ancora positivi, nonostante la crisi, i dati del settore: negli ultimi dieci mesi le vendite dell’extravergine hanno registrato un +1,1% sul mercato italiano, oltre che un aumento nell’export (+9,7). In crescita, nello stesso periodo, le esportazioni dell’intero comparto (+3,4) Olio d’oliva ancora con il segno “+”, nonostante il difficile momento economico. Lo dimostrano i dati dell’Assitol, l’Associazione italiana dell’industria olearia, che attestano l’andamento sostanzialmente positivo degli ordinativi, soprattutto all’estero, sia nel mese di agosto che negli ultimi dieci mesi. Piu’ in dettaglio, sul mercato interno, il segmento dell’olio extravergine ha dimostrato una buona capacita’ di tenuta, con un aumento pari all’1,1% registrato nel periodo tra novembre 2007 e agosto 2008. In particolare, nella grande distribuzione le vendite sono cresciute del 3,2%. Non cosi’ positive, invece, le cifre riguardanti le altre produzioni: il dato relativo al mese di agosto evidenzia un netto calo nel mercato di DOP/IGP (-40%), e del biologico (-9,7%) rispetto allo scorso anno. Meno bene, in generale, sono andati anche l’olio d’oliva (-7,5%), e di sansa (-12,6%), anche a causa del periodo vacanziero. Peraltro, tale tendenza conferma la sempre piu’ spiccata preferenza dei consumatori per l’olio extravergine, a scapito dell’olio d’oliva e di sansa.
Sul fronte dell’export, nel solo mese di agosto l’Assitol ha registrato un + 3,9% di vendite all’estero per le diverse varieta’ di olio d’oliva. In particolare, l’extravergine conferma il suo momento felice con una crescita del 18% rispetto allo stesso periodo nel 2007. Inoltre, grazie all’ottima performance degli oli convenzionali ( + 7,9), vale a dire i grandi marchi, negli ultimi dieci mesi le esportazioni sono cresciute del 9,7%. Un dato che riflette la tendenza positiva del comparto all’estero, rilevata a partire dallo scorso novembre (+3,4%). In altre parole, il monitoraggio dell’Assitol descrive un settore che, sia in Italia che all’estero, pare caratterizzato da una stabilita’ che nemmeno i rincari dei generi alimentari e la complessa congiuntura mondiale sembrano mettere in crisi. Ciò conferma inoltre il ruolo positivo dell’industria olearia nella nostra economia, in un periodo decisamente delicato per il comparto produttivo.
Autore: Qui Risparmio