Si temono invece gli effetti della nuova normativa europea sull’etichettatura:potrebbe dimezzare, in un solo colpo, quasi metà delle attuali 470 denominazioni di qualità italiane, favorendo la concorrenza straniera.
A Nordest la vendemmia si presenterà regolare e in linea con quella dello scorso anno. Ma l’andamento non sarà lo stesso, provincia per provincia. Avremo, infatti, aumenti produttivi nelle zone in cui il clima ha permesso una fioritura e maturazione uniforme dei grappoli, come nelle province di Bolzano (+10%), Verona (+10%), Venezia (+4%) e Padova (+5%); mentre altrove, dove la primavera piovosa e fresca ha ritardato le fioriture con conseguente slittamento della vendemmia, si prevedono raccolte sensibilmente minori rispetto al 2007: per Belluno (-5%), Rovigo (-11%), Vicenza (-12%), Treviso (-3%)e in Friuli Venezia Giulia (-10%). Sostanzialmente nella norma le stime per la provincia di Trento che non discostano da quelle del 2007. Sono queste, in estrema sintesi, le risultanze delle valutazioni espresse dagli esperti di Veneto Agricoltura-Europe Direct che con Regione Veneto, Avepa, la Regione Friuli-Venezia Giulia, le Province di Bolzano e Trento e il CRA-VIT di Conegliano hanno raccolto ed elaborati i dati.
In termini quantitativi, dunque, la vendemmia veneta 2008 si attesterà su un +1.7% con oltre 11 milioni di quintali stimati, dato che posiziona il Veneto sempre tra le prime realtà della produzione nazionale. Per quanto riguarda la qualità, si prevede un grado zuccherino leggermente inferiore all’anno scorso, dovuto all’abbondanza di piogge primaverili.
I più fortunati sono stati i terreni collinari caratterizzati da una buona esposizione, capacita di sgrondo e modeste riserve idriche: questi certamente potranno dare migliori prodotti e rese; mentre i più penalizzati sono stati alcuni vigneti nelle province di Verona, Treviso, Bolzano e in Friuli-Venezia Giulia, compromessi dalle violente gradinate di luglio e agosto.
I dati confermano comunque un andamento soddisfacente per il comparto vitivinicolo, mentre ciò che preoccupa i produttori è la nuova riforma della Organizzazione Comune di Mercato (OCM) del vino, tema affrontato durante la tavola rotonda che ha seguito la presentazione delle previsioni vendemmiali e che, secondo le principali organizzazioni professionali agricole e le stesse istituzioni, penalizzerebbe proprio le tipicità e l’identità territoriale dei nostri prodotti. A destare maggiore apprensione sono le nuove norme sulle etichettature e denominazioni dei vini, come sottolineato dal Prof. Vasco Boatto dell’Università di Padova. C’è chi la considera una sorta di “condanna a morte” per le denominazioni italiane. Le attuali 470 tra Docg, Doc, Igt (dati Mipaf al 31/12/2007) dovrebbero passare a circa 182 tra Dop e Igp. In pratica la nuova classificazione, ispirata a quella che oggi tutela le produzioni tipiche agroalimentari, imporrà ad un territorio una sola Dop o Igp, favorendo di fatto la concorrenza straniera.
Sulla vicenda ha preso posizione persino Legambiente che ha scritto agli assessori regionali all’agricoltura perchè intervengano in sede europea: “Salvate le nostre produzioni enologiche, sono il simbolo del miglior Made in Italy”.
Al di là di quanto si riuscirà a fare in sede europea, sarà importante incrementare l’attività di promozione del territorio e dei prodotti tradizionali, coordinandola con altri settori trainanti dell’economia, quali il turismo e la cultura. “La Regione - ha dichiarato il vicepresidente del Veneto Franco Manzato alla Corte Benedettina di Legnaro (PD), sede di Veneto Agricoltura- sta vagliando un progetto per etichettare il “Prodotto Veneto” attraverso un marchio ombrello che ne identifichi la provenienza e sia in grado di far conoscere le nostre tipicità agroalimentari e culturali sia in Italia che all’estero”.
Come si suol dire “l’unione fa la forza” nella promozione, ma anche nella produzione. Prendiamo ad esempio la Cantina di Ponte di Piave che rappresenta una delle più importanti realtà vitivinicole dell’Italia nord-orientale. La cooperativa, fondata nel 1948 e oggi diretta da Fabio Drusian, conta circa 2000 produttori con 2400 ettari di vigneti che si estendono dal Nord di Venezia fino alle colline di Treviso. Un territorio che si sviluppa tra i fiumi Piave e Sile, dalle pendici delle colline trevigiane fino alla costa adriatica, “baciato dalla fortuna”: le argille si alternano ai sedimenti di sabbia, limo e ghiaia bianca depositati nei millenni da questi corsi d’acqua; il clima, caratterizzato da ideali escursioni termiche e giusta piovosità, crea le condizioni ideali per produrre uve di grande qualità.... Recentemente il bacino si è ulteriormente esteso ed il raccolto, con 40-50 mila quintali di uva in più, ha toccato quota 370-380 quintali. La prima cantina sociale del Veneto orientale può contare su quattro punti di raccolta e di vinificazione: la Cantina di Villorba (Treviso), la Cantina Basso Piave ad Eraclea (Venezia), la Cantina di Caposile (Venezia), nonché la sede storica di Ponte di Piave (Treviso) dove si trova anche l’impianto d’imbottigliamento. Ogni sede ha un proprio punto di vendita e di degustazione. Viene imbottigliato e venduto, anche all’estero, il 30% della produzione. M la gran parte, venduta all’ingrosso, finisce sulle tavole dei ristoranti e in altri canali di distribuzione.
A raccontarci numeri e strategie della Viticoltori Ponte è Beppino Perissinotto, il vicedirettore. “La vendemmia 2008 sarà per noi leggermente inferiore nel quantitativo, rispetto all’anno scorso, ma la qualità è migliore e l’uva è sana, perfetta. Per il momento abbiamo raccolto il Pinot Bianco e lo Chardonnet; ora è iniziata la raccolta dei rossi. Fiore all’occhiello dei Viticoltori Ponte è l’Oro Aurora Rosé, uno spumante rosato extra dry (ottenuto con un mix di prosecco e pinot nero): ha conquistato la medaglia d’oro alla 9° Selezione dei Vini da Pesce, manifestazione di grande importanza che si è svolta ad Ancona dal 15 al 17 maggio. Ma già precedentemente, al Vinitaly, Ponte si era aggiudicata il Diploma di Gran Menzione con lo Chardonnay Piave Doc 2006, un bianco dal sapore morbido ed equilibrato e dal profumo delicatamente fruttato e vanigliato.Vini che rappresentano il Progetto Qualità di Viticoltori Ponte, nato 5 anni fa con l’obiettivo di valorizzare le produzioni più eccellenti. Compreso il biologico,un settore che non è più definibile “di nicchia”. Con 1500 operatori certificati, il Veneto in pochi anni è diventato una delle regioni di traino sia a livello nazionale che internazionale, raggiungendo la leadership mondiale con la produzione del vino biologico della DOC Lison-Pramaggiore. Una realtà che il Veneto ha presentato con orgoglio al SANA di Bologna, la più prestigiosa fiera del settore.
Infine uno sguardo ai prezzi, in tempi “difficili”. Per quanto riguarda il prezzo del vino in bottiglia, non sono previsti aumenti. Quanto al prezzo all’ingrosso, invece, si prevede una lieve flessione, anche se il consumatore finale difficilmente se ne accorgerà. Ricordiamo che per avere una buona bottiglia di vino in tavola, garantita, bisogna spendere come minimo dai due euro e mezzo ai 4 euro.
Per la salute, anche quella delle tasche, vale ora più che mai il detto: meglio bere poco e bene; e in modo costante, senza eccedere o concentrare le bevute. Si tratta di due semplici consigli, ma indispensabili per garantire gli effetti benefici del vino, perché ormai è risaputo che “dosi moderate di vino durante i pasti svolgono un’azione protettiva sul cuore e contribuiscono a prevenire le malattie cardiocircolatorie”.